Cento giorni a casa
Romanzo pe ragazzi
Emons editore
19 settembre 2025
cartaceo e-book
176
Nike, 11 anni, si rende conto di non poter più tornare a scuola: gli sguardi e i rumori dei suoi compagni le risultano insopportabili. Un’ombra si abbatte su di lei impedendole di stare a scuola come tutti gli altri. Poi la piscina coperta della città brucia e Nike e la sua migliore amica Mia vengono coinvolte in un mistero da risolvere. Per fortuna, Mia è la persona più coraggiosa che Nike conosca: osa affrontare sia la polizia che l’antipatico bidello della scuola. Accanto a lei sarà più facile superare ogni paura...
“Quando ho pensato che il giorno dopo sarebbe ricominciata la scuola, il buio mi ha avvolta con una tale forza da farmi quasi cadere” da “Cento giorni a casa” di Matilda Gyllenberg
“Cento giorni a casa” di Matilda Gyllenberg (Emons editori) è una storia per ragazzi dai dieci anni.
La protagonista Nike, dopo le vacanze di Natale, non riesce a rientrare a scuola. Il pensiero la sconvolge, la fa tremare e le scatena dolori addominali provocati dall’ ansia. Non riesce a sopportare i rumori, gli odori e gli sguardi all’interno dell’aula scolastica. Si sente soffocare e sua madre è molto preoccupata. Solo la sua migliore amica Mia sembra capirla. Anziché farla sentire in colpa le tiene compagnia e cerca di farla sorridere. Insieme indagheranno sull’incendio della piscina comunale. Da una foto che Nike ha scattato proprio poco prima dell’incendio, si nota una figura misteriosa che le due ragazzine però conoscono bene. Insieme decidono di scoprire la verità. Ma chi può credere a due undicenni?
“Ma perché dev’essere così difficile da capire che non voglio chiamarmi Nike?!”
Attraverso la storia di Nike, l’autrice narra dell’ansia giovanile al pensiero di rientrare in un luogo del quale non sopportano più gli odori, i rumori, il caos dei compagni e i loro sguardi. Sto parlando dell’ambiente scolastico. Si tratta di un disturbo vero e proprio che prende il nome di “fobia scolare”.
Nike ha undici anni, vive con la madre e il patrigno con i quali ha un buon rapporto. Suo padre si è trasferito in Danimarca da quando lei aveva quattro anni e lo vede più di rado ma lo sente spesso per telefono. Ha una moglie e un figliastro più piccolo di lei che Nike trova molto carino mentre con la matrigna non riesce ad avere un rapporto confidenziale. A volte ha l’impressione che sia lei a decidere tutto in casa, compresi i periodi in cui suo padre può ospitarla da loro.
Nike detesta il suo nome perché a scuola la prendono in giro dicendole che si chiama come una marca di abiti. Lei è piuttosto timida e tende a subire ma… Ama moltissimo il mondo dell’ornitologia. Insieme alla nonna fotografano gli uccelli, li osservano e ne studiano i comportamenti.
” – Se tu potessi scegliere qualunque nome, come vorresti che ti chiamassimo? – Stavo per rispondere Sylvia, che è il nome latino di un genere di uccelli canterini, il nome più bello che conosco”
Ha una migliore amica, Mia. Con lei si diverte un mondo. Mia è la più brava della classe, è intelligente ma è anche vivace e allegra. Ha due mamme che sono l’una l’opposto dell’altra ma forse proprio per questo si completano vicendevolmente offrendo alla figlia un’ambiente sereno.
Non si può certo dire la medesima cosa di Staffan, un ragazzino spavaldo e sfacciato che è in classe con loro. Staffan si dà arie da adulto, fuma ed è sempre a zonzo. In realtà è una reazione alla situazione familiare. Sua madre se n’è andata lasciando soli lui e il padre non se la passa molto bene e si barcamena tra casa e lavoro come può. Poi c’è Olle il folle, soprannome che lei e Mia hanno dato al custode della scuola. Un uomo arcigno, sgarbato dallo sguardo torvo e ostile. Ha un qualcosa di inquietante quindi le ragazzine gli stanno alla larga.
I veri problemi iniziano quando Nike, dopo le vacanze natalizie, manifesta una vera e propria avversione verso l’ambiente scolastico. Essa le provoca attacchi d’ansia e dolori addominali. Diventa un problema persino parlarne nonostante tutto l’impegno della madre e del patrigno per aiutarla.
“Non ce la facevo ad ascoltare, c’erano troppe parole stancanti. Indagine neuropsichiatrica. Sostegno speciale. Piano d’azione. Bla bla bla”
Siamo in Finlandia, un paese dalla cultura diversa. Dalla trama si evince infatti una certa apertura mentale nel raccontare determinate realtà che non rappresentano un’eccezione. L’autrice descrive ogni cosa con estrema naturalezza, cosa a mio avviso apprezzabile. Il tema del disagio da “fobia scolare” è affrontato con altrettanta delicatezza senza alcuna ironia, non si usano toni drammatici ma si riesce comunque a evidenziarne la serietà. Lo si fa attraverso la voce di Nike, giovanissima protagonista. Il suo linguaggio è coerente con l’età così come i suoi pensieri e le sue osservazioni.
Si narra dell’importanza del dialogo tra genitori anche quando questi non sono più una coppia e della collaborazione con il personale scolastico. Il ritmo di lettura è piuttosto rapido. Oltre a dover affrontare le proprie fobie, Nike si ritroverà ad indagare su un incendio doloso. Lei e Mia dovranno smascherare il colpevole ad ogni costo e Nike ha una prova schiacciante… in una delle sue foto si riconosce una sagoma ben nota. Da allora è una vera e propria caccia al colpevole.
“Quando ho raccontato il mio piano a Mia lei è rimasta senza parole, per una volta. Alla fine mi ha detto – Sei un genio, sai? – “
Quindi abbiamo una storia che parla di famiglie, dei loro problemi, di disagio giovanile e di mistero. Un romanzo adatto a ragazzini dai dieci anni ma che può interessare anche un adulto poiché le tematiche sono interessanti e attuali. Il finale è molto carino e inaspettato.