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Recensione: “Cenere su fogli di carta”di Micol Hazel, LupiEditore

Cenere su fogli di carta Book Cover Cenere su fogli di carta
Micol Hazel
romanzo psicologico
LupiEditore
2018
cartaceo, ebook
102

Camilla ha i capelli rossi, ventitré anni e un fidanzato di cui non è mai stata innamorata. I demoni nella sua testa sono i suoi migliori amici, oltre a Christopher, amico di vecchia data che torna nella sua vita all’improvviso pronto a stravolgerla completamente, ignaro del fatto che sarà Camilla a stravolgere per sempre la sua.

Camilla è giovane, sola, triste. Camilla ha un fidanzato che non ama ma che non riesce a lasciare. Intrappolata in una vita che sembra non essere mai stata la sua, passa le giornate tra il suo appartamento e il lavoro, passando in rassegna tutte le sue sensazioni più profonde e oscure.

Questa è la storia di una giovane donna, la storia di molte donne in Italia e nel mondo, che si farà sempre più tormentata fino a quando un giorno avverrà l’irreparabile.

“Era un qualcosa che ti paralizza gli arti mentre la testa cerca una via di fuga, intrappola il corpo tra migliaia e migliaia di catene e così non riesci più ad andare avanti né indietro. Spesso non riesci a dirlo e questo ti spinge ancora più in fondo al baratro. Così in fondo da non vedere più la luce, da rivoltare la prospettiva ed essere sempre più al centro di una vita che non avresti mai immaginato.”

 

In Cenere su fogli di carta, ancora una volta, viene affrontato il tema della violenza femminile, tema purtroppo sempre attuale. Da sempre l’uomo, in nome di una naturale superiorità fisica, ha cercato di sottomettere la donna. Nonostante siano stati fatti notevoli passi avanti in questi ultimi decenni, nonostante al sesso femminile ora vengano riconosciuti diritti in passato negati, ancora oggi nei fatti di cronaca non è raro che si parli di femminicidio. Mi sono sempre chiesta il perché di tutto questo, ma è difficile rispondere a una domanda del genere, è un po’ come chiedersi il perché esista la violenza in generale.

Ma torniamo al libro prima di perderci in elucubrazioni mentali.

La protagonista stavolta si chiama Camilla ed è una ragazza che fin da piccola ha dovuto stare a guardare mentre la madre veniva picchiata dal padre. Come spesso accade in situazioni di questo genere, la donna non riusciva a difendersi dal marito e non si decideva a lasciarlo, forse intrappolata dal solito pensiero che prima o poi lui sarebbe cambiato. Ma quando per un nonnulla lui cerca di alzare le mani sulla sua bambina non ci pensa due volte: dopo avergli spaccato una bottiglia in testa fugge con i suoi figli. Ma ormai per la piccola Camilla il mondo ha perso i suoi colori e risalire dall’abisso in cui è sprofondata  non è facile per una bimba come lei, che può contare solo sulle proprie forze. E la solitudine l’avvolge; anche se non è voluta, diventa l’unico modo di sopravvivere per chi, come lei, si sente diversa dal resto del mondo che ignora la piega presa dalla sua vita.

La solitudine si sa, prima o poi ti schiaccia, ti leva il respiro e non puoi più fare nulla a quel punto. Con il tempo ho capito che la diversità è un privilegio che possono permettersi in pochi. Ma nonostante questo credo di avere sempre desiderato una seconda occasione in questo mondo.

L’unica persona con la quale una Camilla tredicenne e disperata riesce ad entrare in contatto è Christopher, un ragazzo gentile che riesce da subito a ispirarle fiducia. Ma purtroppo lui deve partire e lei rimarrà da sola ad affrontare quel mondo ostile dove non riesce ad inserirsi.

Non sa il perché comincerà a frequentare Alex. Si erano incontrati ad una festa di compleanno, una di quelle feste dove tutti si divertono, ridono  e ballano. Lei era in disparte, come sempre; non sa neanche perché è andata a quella festa, forse per provare a vivere come tutti i suoi coetanei? Lui le aveva chiesto di ballare e lei aveva rifiutato, ma qualche giorno dopo, quando riceve un suo messaggio sul cellulare, decide di accettare il suo invito a uscire. Ha bisogno di conoscere gente nuova, da qualche parte dovrà pur cominciare.

Quello stesso pomeriggio iniziò tutto. Ciò che accadde nei mesi a venire non era quello che mi sarei aspettata da una storia. Era l’incubo che per anni avevo sempre cercato di dimenticare, di evitare.

Con Alex la storia va avanti per un po’ di tempo, ma poi Chris rientra nella sua vita e per lei è come un raggio di sole in una giornata uggiosa. Le chiede di partire con lui e lei accetta, ma Alex non sembra disposto a farla andare via. Una sera, nel bel mezzo di una festa, piomba a casa sua e con un pugno manda Christopher all’ospedale. Da questo momento in poi Camilla capisce che per lei non sarà facile liberarsi di quel ragazzo violento. Gli anni della sua infanzia gli tornano inevitabilmente alla memoria, capisce che deve stare attenta o finirà male….

Questo romanzo è pieno di sensazioni ed emozioni che riescono a trascinare il lettore nel vortice dei pensieri della protagonista. È descritto molto bene il suo patema d’animo, ben evidenziata la sua fragilità, ma anche la voglia di reagire, di ribellarsi a quel mondo che non le ha regalato altro che sofferenza. Le riflessioni di Camilla sono spesso legate a ricordi che fanno intravedere il suo disagio, a volte in maniera esplicita, altre utilizzando degli escamotage per potere far dedurre il sentire della giovane al lettore senza esprimerlo appieno.

 

Probabilmente sono gli unici ricordi felici che ho di quegli anni in quella casa, così bella con le finestre grandi e bianche ma troppo spesso macchiate di un rosso porpora difficile da dimenticare. Ne sento ancora l’odore.

Non ho ben capito il perché del titolo che Micol Hazel ha voluto dare al libro. Sarei curiosa di conoscere le motivazioni, non mi pare di aver trovato in nessun passo del romanzo un riferimento a questa frase.

La mia valutazione è senza dubbio positiva, sia per l’importanza del tema affrontato, sia per la scrittura chiara e scorrevole con la quale il tutto ci viene presentato, e soprattutto perché, dall’inizio alla fine, la mia attenzione non è calata neanche un istante segno che il libro senza dubbio ha fatto centro.

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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