Caterina D'Aragona
biografia romanzata
Diarkos Editore
13 dicembre 2023
cartaceo
352
È passata alla storia come la regina ripudiata, Caterina d’Aragona, la moglie ferita che, anche di fronte alle umiliazioni e al rifiuto del marito Enrico VIII, re d’Inghilterra, mostrò fino all’ultimo grande dignità, virtù e incrollabile fede. La Trastámara, in realtà, fu molto di più, grazie a una personalità mite ma determinata, e alle sue doti naturali in fatto di leadership e diplomazia, che la resero una protagonista non passiva dei suoi tempi.
Figlia dei sovrani cattolici Ferdinando II d'Aragona e Isabella I di Castiglia, prima donna in Europa a ricoprire, fin da giovanissima, l’incarico di ambasciatrice a corte, instancabile nella carità cristiana verso i poveri quanto capace di vincere sul campo di battaglia, Caterina si dovette fare largo dentro una società di uomini e scontrare con i loro giochi di potere, facendone emergere il ruolo essenziale e non scontato dell’elemento femminile.
La sua vita rimarrà impigliata a quella di una giovane, bella e ambiziosa dama, Anna Bolena, e alle trame di palazzo del marito, tra la volontà di procacciarsi un erede maschio e lo scisma anglicano dalla Chiesa di Roma.
Tra le sei mogli di Enrico VIII, rimase la preferita dai sudditi, che continuarono a rispettarla e ad amarla come una delle più illuminate sovrane della sua epoca.
“Caterina D’Aragona” di Cristina Penco, edito Diarkos Editore, ci presenta la figlia di Isabella di Castiglia e di Ferdinando D’Aragona, “in quel momento i sovrani più ammirati e rispettati di tutta Europa”.
Nel 1501, a soli quindici anni, Caterina lasciò la Spagna per recarsi in Inghilterra. Non fece più ritorno al suo amato Paese.
“Le avevano detto che il suo arrivo era molto atteso, poiché incarnava il simbolo di una rinnovata speranza per il regno, una promessa di pace e di prosperità arrivata da lontano”
Il suo era un matrimonio che si inseriva nel complesso gioco delle alleanze geopolitiche. Ancora per poco, la giovane Trastàmara si sarebbe sentita chiamare Catalina.
Il racconto di Cristina Penco è sempre molto accurato. Ci presenta il mondo com’era immaginato all’epoca dei fatti.
“In un mappamondo del 1442, opera del cartografo veneto Giovanni Leandro, le terre erano circondate da un grande oceano, che si immaginava fosse popolato da creature bizzarre e mostruose. Al centro della carta si trovava Gerusalemme, dove Cristo, morendo, donò agli uomini la salvezza. All’estrema punta orientale – in alto a destra nella carta – era disegnato il Paradiso terrestre, un luogo leggendario”

È il periodo delle grandi scoperte geografiche e del primo libro stampato: la Bibbia di Gutenberg. Sull’Europa era in procinto di soffiare un forte vento di rinnovamento culturale.
In Francia, in Inghilterra e nella Penisola Iberica stavano prendendo forma le monarchie nazionali, già a partire dal XIII secolo, “con un re al comando che governava un territorio unificato”.
Cristina, nei suoi libri, fornisce sempre un accurato quadro politico-culturale che permette di collocare al meglio gli eventi narrati.
Caterina nacque il 16 dicembre 1485. I sovrani spagnoli avevano già quattro figli: Isabella, Giovanni, Giovanna e Maria.
Parlando della sua nascita, l’autrice narra le vicende della Spagna moresca fino alla riconquista di Cordoba da parte dei cristiani nel 1236.
“Quando venne alla luce Caterina, il regno creato dai suoi genitori era al culmine della prosperità. Gli infedeli avevano ancora, nelle loro mani, Malaga e Granada, ma presto gli eventi avrebbero preso un’altra direzione.”
Con l’avvento dei Re Cattolici tramonta l’età della Convivencia tra cristiani e Mori, i quali furono costretti a scegliere – e con loro anche gli Ebrei – se restare in Spagna, convertendosi, oppure venire espulsi.
Catalina fu promessa sposa ad Arthur Tudor quando i due principi avevano tre anni. Cristina ci parla del “matrimonio per procura”, una pratica molto in voga nel Medioevo e nel Rinascimento, che consentiva ai futuri consorti “di sposarsi anche se non erano presenti fisicamente alla cerimonia”.
Lei e Arthur si sposarono ufficialmente il 14 novembre 1501 nella Cattedrale di San Paolo. All’epoca, Enrico VIII aveva dieci anni.
Viene affrontata la tematica della precocità dei matrimoni. Spesso avvenivano quando gli sposi erano ancora “a metà strada tra l’infanzia e l’adolescenza”. Si temeva che la capacità riproduttiva potesse venire compromessa se la puerpera era troppo giovane. Di contro, si parla anche delle difficoltà di una gestazione in età avanzata e della possibilità di perire in seguito al parto.
Il matrimonio durò solo cinque mesi. Arthur morì, probabilmente, a causa della “malattia del sudore” e Catherine si ritrovò ad essere “principessa dowager (vedova) del Galles”.
Ferdinando ed Enrico VII si preoccuparono solo delle rivendicazioni economiche e delle questioni politiche ed istituzionali. Nessuno si interessò dei sentimenti della giovane vedova.
“Occorreva prontamente ripristinare un equilibrio che stava scricchiolando. Caterina, suo malgrado, agli occhi di padre e suocero era diventata un problema di Stato o, per meglio dire, di ben due Stati. Le famiglie reali che stavano decidendo la sua sorte a tavolino, quella d’origine e quella acquisita con le nozze, erano molto più preoccupate per le questioni pratiche che comportava la sua vedovanza”
Henry the Spare, “l’erede di scorta”, destinato a diventare arcivescovo di Canterbury, diventò l’erede al trono. Intanto, Caterina viveva segregata a Durham House, diventata una pedina nella scacchiera delle cospirazioni di palazzo.
Nel 1507, Ferdinando nominò la sua quintogenita “ambasciatrice in Inghilterra”. Quegli anni di segregazione e sofferenza la resero caratterialmente più forte ed imparò l’arte della pazienza e della prudenza. Quando l’aragonese era ormai pronta a diventare la sposa di Cristo e a ritirarsi in convento, ecco che il destino scelse per lei.
Il 22 aprile 1509 morì Enrico VII e suo figlio ebbero bisogno di una regina. Sei settimane dopo, Caterina d’Aragona ed Enrico si sposarono sebbene, agli occhi della Chiesa, la vedova di Arthur aveva creato un vincolo di parentela con il giovane Tudor.

Cristina ci parla delle trasformazioni culturali, politiche e sociali che avvennero in Inghilterra con l’avvento della nuova monarchia.
“Entrambi amavano la musica e ballavano insieme con gioia nelle feste piene di colore e di divertimento che segnarono l’ennesimo cambio di passo con il regno precedente dell’austero Henry VII… Tutti e due, poi, erano profondamente legati alla religione, sinceramente devoti alla Chiesa cattolica”
La situazione a Londra, all’inizio del ‘500, era precaria a causa della recessione economica e dell’epidemia di sudor anglicus, che portarono a sommosse e a rivolte xenofobe.
All’epoca, l’alfabetizzazione femminile consisteva solo nel saper firmare i documenti. Fu la Trastàmara a promuovere l’istruzione femminile. Si stava diffondendo anche in Inghilterra il New Learning, l’Umanesimo rinascimentale.
Un altro argomento interessante riguarda l’alimentazione alla corte dei Tudor.
“Non mancavano mai quintali di cacciagione abbondantemente condita, fiumi di vino, torte cariche di zucchero e cibi conservati sotto cumuli di sale. Verdure, latte, burro e uova venivano rifiutati come mangiare dei poveri e dei contadini. La frutta era scartata a meno che non fosse cotta nel mosto e addolcita ulteriormente con miele e spezie o usata per dessert ipercalorici. Abitudini che comportavano denti marci e diverse patologie come quelle ai reni e alla vescica, per non parlare dello scorbuto”
Mentre Enrico era nel fiore degli anni, Catherine preferiva dedicarsi allo studio, alle preghiere e a sua figlia Mary. Con grande dispiacere, non era riuscita a dare un erede maschio al re.
Nel 1522, fece il suo ingresso in scena Anna Bolena. Per questa parte della storia vi rimando alla mia recensione del libro di Cristina Penco, “Anna Bolena”, edito da Diarkos Editore.
The Great Matter, la Grande Questione, era il nome in codice, a Palazzo, quando ci si riferiva al divorzio dei sovrani.
Nei sedici capitoli di cui si compone la biografia, l’autrice ha saputo descrivere, con dovizia di particolari, gli intrighi e i sotterfugi in un periodo in cui le comunicazioni non erano immediate, ma dovevano appoggiarsi su delegati e messaggeri. Sono vicende talmente complesse ed intricate che l’autrice le paragona, appropriatamente, ad una “saga crime”.
Catalina si spense il 7 gennaio 1536. Sarebbe stata orgogliosa di sua figlia. A trentasette anni, Mary salì al trono, diventando “la prima sovrana a governare l’Inghilterra per diritto, non come Queen Consort”. Il suo motto era: “Veritas Temporis Filia”, “la verità è figlia del tempo”.
Per ironia della sorte, fu anche il motto della sua succeditrice: Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena. Con le figlie di Henry, si afferma una nuova politica femminile e si entra in una nuova era.
Ringrazio la CE, Diarkos Editore, per avermi inviato una gradita copia cartacea di questa splendida biografia.
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.