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Recensione: “Casa Lampedusa” di Steven Price, Bompiani

Casa Lampedusa Book Cover Casa Lampedusa
Steven Price
narrativa
Bompiani
2020
cartaceo

Ogni uomo, per quanto insignificante, dovrebbe lasciare qualche cronaca del tempo trascorso su questa terra. Le parole di Stendhal echeggiano nella mente dell’uomo di mezza età che fa una sosta pensosa in chiesa prima di avviarsi all’incontro con il cugino, Lucio Piccolo, al Caffè Mazzara, luogo consueto di conversazioni appassionate sulla letteratura. Siamo a Palermo, una mattina di gennaio del 1955, e l’uomo di mezza età, a cui è appena stata diagnosticata una malattia senza ritorno, è Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Una vita di studi e scritture, e non ha creato nulla. Non ancora. Parte da qui, da questo nodo di slanci e frustrazioni, il racconto intimo e dolente degli ultimi anni di un grande scrittore dediti alla stesura sempre più urgente di un solo capolavoro, Il Gattopardo, punteggiati da infruttuosi tentativi di pubblicazione e rasserenati dagli affetti - l’adorata moglie Licy, il figlio adottivo Gioacchino - prima della resa di fronte all’ineluttabile.

Grazie a un abile gioco di specchi, indagando con eleganza nel cuore di un uomo affascinante quanto la sua opera, Steven Price riporta in vita l’ultimo principe di Lampedusa, che da scrittore diventa personaggio letterario, nella cornice siciliana del secondo dopoguerra.

“Da sessant’anni viveva sulla terra e i suoi ricordi erano cresciuti come le piante di un giardino, tanto che ora poteva aggirarsi tra le fronde e allungare una mano per stropicciare le foglie ,sentirne il profumo”

 

In Casa Lampedusa, Steven Price ci racconta la vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, creatore di quel capolavoro assoluto della letteratura che è “Il Gattopardo”.

La narrazione si svolge durante gli ultimi anni di vita dello scrittore, che furono quelli in cui concepì il suo magnifico romanzo. Giuseppe Tomasi è un uomo anziano che ha appena scoperto di essere malato e che si lascia accarezzare dai ricordi di una vita e di una Palermo che, ormai, non ci sono più.

Presentato il film “La nascita del Gattopardo”La narrazione prosegue con un ritmo dolce e malinconico, intimo e meditativo fra presente e passato. L’amore per la moglie, donna forte e in gamba; la scoperta della gioia della paternità in età matura grazie al rapporto con il figlio adottivo.

Ma anche i ricordi dell’infanzia, della guerra e la nascita della storia e dei personaggi del suo romanzo.Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone e il seguente testo "162. Giuseppe Tomasi e Gioacchino Lanza al castello di Montechiaro. settembre 1955."

Un viaggio nella memoria di un uomo, della sua famiglia, della sua terra. Storie che si intrecciano, dove la vecchiaia dell’uomo trova un parallelo nel declino di una famiglia e questa, a sua volta, nel tramonto di un epoca, come in un gioco di scatole cinesi.

Anche le vecchie dimore di famiglia sembrano, infatti, voler trasmettere la nostalgia di un passato lontano che vorresti ancora poter toccare, ma che ti sfugge via come il fantasma di un ricordo.

“Ora che non udiva più le voci dei ragazzi, era immerso nel silenzio. Si trovò in un andito scoperchiato, le mura alte e strette e proseguì fino a una rampa  di scalini scolpiti nella pietra che portavano ad una terrazza. Tornò indietro e, a destra, si infilò nelle stanze in rovina della torre. Da fuori giungeva il lento rollio delle onde che si infrangevano ai piedi del promontorio ma lì, all’ombra, tutto era immobile, attutito, muto. La malinconia lo assalì”

Castello di Montechiaro

In questo senso, la distruzione causata dai bombardamenti della casa dell’infanzia diventa una ferita insanabile; fra le sue macerie si ritorna per cercare volti e ricordi ormai perduti. I ricordi della madre, Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, donna forte e figura dominante e fondamentale della sua vita. Una delle protagoniste della Bella Époque, insieme ai Florio, ai Butera, ai Whitaker. che ci fa rivivere un’epoca in cui Palermo era detta felicissima.

Sullo sfondo, non mancano le  riflessioni sulla fine, sulla morte, su ciò che rimane e su quello che scompare.

“Passarono davanti alla tomba di zia Giulia ,quella creatura di luce,arguzia e grazia che adesso nessuno ricordava. Sua madre era sepolta nella vecchia tomba Tomasi , accanto al padre … un giorno o l’altro anche lui avrebbe riposato dietro quella recinzione.”

Ne viene fuori il ritratto di un uomo introverso, sensibile, molto colto, acuto e disincantato nell’interpretare i tempi e innamorato della sua terra.

Palazzo Lampedusa
Palazzo Lampedusa prima del restauro e recupero

Mi ha colpito e inorgoglito come uno scrittore canadese abbia amato tanto un’opera così legata alla mia terra da voler approfondire la vita del suo autore e farne il protagonista del suo romanzo.

“come è possibile non farsi commuovere dalla storia di uno scrittore di genio il cui unico romanzo non è stato pubblicato durante la sua vita e celebrato quasi istantaneamente dopo la sua morte?” (Steven Price intervista)

Bravissimo Price a saper trasmettere quel senso del tempo che si ritrova ne Il Gattopardo, tempo che sembra rimaner immobile, seppur mutando.

“Si, la Sicilia è addormentata e vuole restare addormentata, e sì, il sonno è il suo desiderio di morte. Anche io lo vedo, lo sento. come scena è magnifica. ma non importa. Ti consiglio di riscriverlo quel passaggio. Ti porterà solo critiche”

In questa citazione è il cugino che parla; per fortuna Giuseppe Tomasi non ne ascoltò mai il consiglio, né lo riscrisse. Si tratta del famoso dialogo fra il principe di Salina e Chevalley.

Vi riporto uno dei brani più belli, intensi e significativi del romanzo:

Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono,ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche16, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana” (Il Gattopardo)

Qui viene espressa una caratteristica atavica dell’anima del popolo siciliano. Un brano in cui cogliamo che la grandezza di Giuseppe Tomasi risiedeva nella profonda capacità di farsi interprete del mondo che lo circondava, di coglierne gli aspetti più intimi e di saperli infondere nelle pagine del suo romanzo.

Si rimane, a tal proposito, piuttosto basiti nello scoprire che tanta sensibilità non fu subito capita e che lo scrittore morì senza il piacere di vedere pubblicata la sua creatura, che venne pubblicata, appunto, postuma e che ci rimane come il suo testamento spirituale, che gli ha donato una forma di immortalità.

 

L’autore

"In Casa Lampedusa ho trovato un uomo che cercava se stesso" Steven Price è un poeta e scrittore canadese più volte premiato per le sue raccolte di versi. Insegna poesia e scrittura all’università di Victoria, in British Columbia, dove vive con la sua famiglia.

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