Poesia,  Recensioni

Recensione: “Cartoline da altri eden” di Michele Punturieri, Edizioni La Gru

Cartoline da altri eden Book Cover Cartoline da altri eden
Michele Punturieri
poesia
Edizioni La Gru
marzo 2021
cartaceo
86

 

“Tutto questo è illegale. Certo.
Ma si sa.
Giustizia umana è una contraddizione in termini,
e quella delegata a Dio, beh,
un cartello con su scritto torno subito
sulla saracinesca calata per metà del suo emporio sfavillante”

 

 

Versi piuttosto diretti questi di Michele Punturieri, tratti da Illegale, uno dei ‘cocci’ che compongono la raccolta di poesie Cartoline da altri eden. E uso il termine ‘cocci’ non a caso: in primis, è lo stesso autore ad affermare che quando scrive, raccoglie letteralmente i cocci di quello che lo circonda; in secundis, nel leggere questi componimenti, si percepisce davvero il taglio, la ferita, che un coccio pungente può provocare su un passante qualunque. E se questo passante qualunque è proprio chi dà voce alla realtà che taglia, tutto acquisisce un senso più realistico e veritiero.

Un aspetto che subito mi ha colpito della poetica di Punturieri è che in essa manca qualsiasi spiraglio di luce: non sussiste speranza, né brama di migliorìe di vita. Le sue poesie si limitano a descrivere aspetti sociali, interpersonali, intimistici così come appaiono, condannandoli velatamente. E quando sembra intravedersi, da lontano, una idea di “rinascita”, ecco che questa subito si tramuta in ciò che realmente è, ossia una visione o una voragine cosmica.

“Piramidi d’illusione che barcollano su certezze infantili,
mentre attendiamo
di percepire
il calore
di umane espressioni amiche.

Invece
a cullarci,
amorevoli assenze”

“Amorevoli assenze” è solo uno dei tanti ossimori che corredano la raccolta di Punturieri. Credo che l’autore faccia molto uso di questa figura retorica per enfatizzare soprattutto il termine del binomio dotato di accezione negativa. L’apparente contraddizione non fa altro che accentuare la critica ad uno stato di fatto ormai irreparabile.

Non ci sono specifici temi trattati: tutto ruota intorno ad una realtà che va accettata per quella che è, senza illusioni, ma neanche senza risentimenti. Il tono delle poesie appare apatico, indifferente; tipico di una persona che ha deciso di accettare le cose per come sono.

Il linguaggio è molto diretto, poco aulico; è concreto, quotidiano, moderno. E non mancano riferimenti ricercati come quello al trombettista jazz Chet Baker o a Herbie Hancock, noto compositore di Watermelon Man; alla Nevskij prospekt russa o a Roy Batty di Blade Runner; alla Ibanez o all’accostamento di Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, le cui morti sono accomunate dalla misteriosa leggenda del Club 27.

“L’unica, assoluta verità
è che tutto è relativo.
E in mezzo, i nostri giorni miseri
sprecati dietro ai post
e a un sorso di Prosecco il pomeriggio la domenica”

 

Lo stile poetico è “variegato”: alcuni componimenti sono diretti e chiari; altri un po’ più ermetici (l’assenza di punteggiatura li rende, inoltre, ancora più chiusi a livello interpretativo). Il verso è sempre libero; le strofe sono talvolta brevi, talaltra lunghe a mo’ di racconto in versi di quanto si vuole comunicare. Non mancano componimenti in cui ci si allontana leggermente dalla struttura della poesia, come accade in Shots o in Tra l’Adriatico e Teheran (di pietà e altre emozioni dozzinali).

Il contesto di realtà della raccolta si manifesta anche attraverso la personificazione dei sentimenti e delle percezioni: Punturieri dà voce ad ogni singolo aspetto della vita umana. Ho parlato, pocanzi, di accettazione: devo aggiungere “non tacita”. La parola, scritta o parlata, è il mezzo fondamentale per dare voce al proprio Io e per reagire ad uno status che non può essere cambiato. Il mondo ormai procede nella sua direzione; l’uomo che va contro la sua corrente, sfidandolo, può solo “denunciare” ed essere considerato un pazzo.

“Là fuori so che esistono
dei pazzi come me
che sfidano ostinati le correnti
e le risalgono
su rotte solitarie
così.
Controcorrente

Un ultimo pensiero vorrei esprimerlo in merito al titolo “Cartoline da altri Eden“. Emblematico e assolutamente ermetico anch’esso. Lo ritroviamo enunciato nel componimento Ante Virus (Tra flussi di coscienza e fasi d’incoscienza prima dell’avvento. Della Quarantena) in riferimento alle belle fattezza di una barista. Rappresenta forse l’illusione di un Eden, in cui è possibile credere soltanto nella fase di incoscienza? In quel singolo momento in cui non si è ancora consapevoli della quarantena che arriverà e relegherà tutti in questo mondo, che per nulla è assimilabile ad un Eden? L’immagine della cartolina è, di certo, anch’essa provocatoria e, credo, confermi l’idea di fondo della silloge: che quel barlume di luce, di cui accennavo sopra, effettivamente può essere impresso solo in una cartolina, perché la realtà è cosa altra.

 

 

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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