Canne al vento
Romanzo
Catartica Edizioni
17 aprile 2026
cartaceo, ebook
216
Canne al vento è uno dei romanzi più celebri di Grazia Deledda. Ambientato in un paese immaginario della Sardegna, racconta la decadenza della famiglia Pintor, un tempo nobile e potente. Al centro c’è Efix, il servo fedele, segnato dal rimorso per l’uccisione del padre delle sorelle Pintor, un gesto che ha spezzato per sempre gli equilibri della casa. Da allora vive cercando espiazione, proteggendo le tre donne rimaste sole. L’arrivo del giovane Giacinto, loro nipote, riapre le ferite e mette alla prova la fragile armonia familiare. Sullo sfondo, una cultura che mette a nudo le fragilità e i legami familiari.
Quest’anno ricorre il centenario del Nobel per la letteratura a Grazia Deledda e, in questo Anno Deleddiano, è una vera emozione tornare tra le pagine del suo capolavoro “Canne al vento”. Questo elegante volume
mi ha permesso di immergermi in una storia che ha segnato una tappa importante per la nascita del mio amore per la letteratura. Rileggerlo, a distanza di anni, mi ha dato modo di scoprire nuove sfumature, nuove chiavi di lettura. Perché se le parole sono le stesse, è il mio sguardo ad essere cambiato, la mia prospettiva a essere maturata. Ne ho colto nuovi significati, e leggendo tra le righe, anche le sensazioni suscitate sono state differenti.
“<Siamo proprio come le canne al vento, donna Ester mia. Ecco perché! Siamo canne, e la sorte è il vento.>”
“Canne al vento” già nel titolo racconta una storia, la canna simbolo di fragilità e vulnerabilità, ma anche di resistenza alle avversità: si piega la canna sferzata dal vento, ma non si spezza, ancorata alla terra e alle sue radici, solida nel resistere e farsi toccare ma non sradicare dalle avversità. E “Canne al vento” è una storia di radici, di tempeste emotive che scuotono anime e coscienze, che agitano i cuori in tumulti di sentimenti, contrastanti, inquieti, laceranti e intensi.
“La Maddalena si spinge in avanti, affacciata alla sua cornice nera sul limite dell’ ignoto. L’amore, la tristezza, il rimorso e la speranza le ridono e le piangono negli occhi profondi e sulla bocca amara. Efix la guarda, la guarda, e gli sembra di ricordare una vita anteriore, remotissima, e gli sembra che ella gli accenni di accostarsi, di aiutarla a scendere, di seguirla…”
La prosa della Deledda si fa poetica dei sentimenti, raffinata esposizione dei tormenti dell’ animo umano, accurata esposizione delle fragilità e delle convinzioni più profondamente radicate. Non crea personaggi, l’autrice sarda, ne dipinge le sfaccettature caratteriali, umane e fisiche e ce li restituisce vividi. È la famiglia Pintor il centro nevralgico della storia, le quattro sorelle, il padre, il nipote, ma è il servo Efix che, dallo sfondo in cui dovrebbe essere relegato, diventa cardine, nel bene e nel male. È la sua devozione, il suo sentimento di rivalsa, non per sé ma per le sue dame, per l’orgoglio dei Pintor. Il forte senso di protezione che lo spingono ad agire, che ne crea tormenti, rimpianti e rimorsi. Splendide le pagine in cui è il suo cuore a cantare, i suoi pensieri a prendere forma, con la scrittura che si libra in armonie di sensazioni sublimi.
Leggere Grazia Deledda ci permette di affrontare la sua figura, ammantata di sacralità e venerazione, con la consapevolezza di non essere difronte a una semplice storia ma di entrare in un mondo. Le pagine scorrono come un fiume in piena. Il cammino di Efix, passi colmi di intensità emotiva, verso la penitenza che auspica l’espiazione, è impervio. Una lunga agonia quella del servo che ha messo al centro del suo universo la sicurezza delle sue padrone e la loro serenità.
Sì può dare un giudizio a un romanzo come “Canne al vento”?
Cosa dire sullo stile di un monumento della letteratura italiana, se non che leggerlo è un’esperienza quasi mistica, in cui le parole si armonizzano alle emozioni e ne diventano un tutt’uno, in cui le descrizioni ambientali diventano vento impetuoso, natura magnifica e colori accesi che si imprimono nello sguardo di chi legge come se li avesse davanti.
La Sardegna raccontata dalla Deledda è lontana da quello che è oggi. Mutata, non più terra aspra a se stante, lontana dal Continente per lingua e pensiero. Ma leggere di questo mondo ancorato alle tradizioni, alla fede che mescola credenze antiche a religione, assaporarne la lingua, è come fare un viaggio nel tempo e nello spazio. La storia che si interseca al senso di colpa, al peccato, all’espiazione come aspirazione massima, è profonda, emozionante e arricchita da una scrittura che è unica nel modo di attirare e catturare il lettore.
“Era il grido cadenzato del cuculo, il zirlio dei grilli precoci, qualche gemito d’ uccello; era il sospiro delle canne e la voce sempre più chiara del fiume: ma era soprattutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa; sì, la giornata dell’uomo lavoratore era finita, ma cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fare, degli spiriti erranti.”
Lo percepire il vento e la magia?

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.