Caffè Voltaire Book Cover Caffè Voltaire
Laura Campiglio
Narrativa
Mondadori
5 maggio 2020
e-book e cartaceo
264

Romanzo brillante e ironico, ma i temi che affronta sono molto importanti: la precarietà del lavoro che ormai sta coinvolgendo anche i quarantenni, e il giornalismo del web ai giorni nostri, con la sua polarizzazione estrema e il rapporto sempre più difficile ed evanescente con la verità dei fatti.​

“Stamattina mi sono fermata davanti allo specchio più a lungo del dovuto…capelli biondi ma occhi castani…, lineamenti fin troppo regolari per non dire anonimi… tra le sopracciglia un accenno del solco verticale che negli anni a venire mi trasformerà nel ritratto di mia madre imbronciata. Ma non era quello con lo specchio… il confronto che temevo di più. A spaventarmi era il bilancio tra le cose fatte e quelle che avrei voluto fare. Perché la promessa di un destino luminoso… a trentacinque anni dovrebbe essere già in buona parte mantenuta.”

Il giorno del suo trentacinquesimo compleanno diventa per Anna un giorno da scordare. Prima di tutto perché, pur essendo arrivata a quello  che lei definisce “il momento che ti sta dalla parte sbagliata della trentina”, non ha ancora ottenuto nulla di concreto nella sua vita; e, soprattutto perché, proprio nella data in cui, psicologicamente parlando, le si presentava davanti un traguardo difficile da  gestire, anche il poco che aveva tra le mani evapora come una pozza d’acqua sotto i raggi di un sole torrido… quando il suo datore di lavoro, senza troppi giri di parole, la licenzia in tronco.

Ora, definire lavoro la sua collaborazione con “La Locomotiva”, quotidiano nazionale di sinistra,  è un po’ troppo, ma comunque scrivere per quel giornale, anche se sicuramente non le fa sbarcare il lunario, la aiuta insieme ad altri lavoretti vari a mantenersi nella costosa città di Milano.

La sua generazione, dal punto di vista lavorativo, sicuramente non ha avuto gli stessi privilegi accordati ai suoi nonni prima e ai suoi genitori poi. I giovani di oggi il posto fisso se lo scordano, questo lo sa bene, eppure a quello si aspira per potersi creare un futuro, perché senza posto fisso niente mutuo, senza mutuo niente casa, senza casa niente figli, famiglia e tutto ciò che ne consegue.

Che poi a lei è capitata la fortuna di averla già una casa a Milano, e l’idea di mettere su famiglia non le sfiora neanche l’anticamera del cervello soprattutto dopo il matrimonio disastroso e avventato che ha alle spalle.

Per stare tranquilla le basterebbe avere un lavoretto ben pagato, come giornalista magari, che le consentisse di arrivare a fine mese senza problemi.

Per questo, dopo un primo momento di scoraggiamento, quando la notizia della caduta del governo le fa prudere le dita, decide di presentarsi nelle diverse redazioni dei quotidiani della sua città per offrire la sua collaborazione. Inizialmente pare che tutti la rifiutino, ma poi una telefonata a sorpresa da parte della direttrice di “Probi Viri”, testata spudoratamente di destra, le dà finalmente la notizia che tanto aspettava. Scriverà per quel giornale: in piena campagna elettorale c’è sempre bisogno di una penna in più.

Grande è la sua sorpresa quando, a distanza di poco tempo, anche il direttore de “La Locomotiva” la chiama per riassumerla. Ora dovrebbe scegliere per chi lavorare, ma in fondo perché non approfittare dell’occasione? Chiede ad entrambi di poter firmare i suoi articoli con uno pseudonimo. Loro accettano e lei si ritrova a infiorettare con la sua prosa fresca e giovanile i medesimi avvenimenti politici dal punto di vista della sinistra e della destra

“Capiamoci, io non ho nessun problema con la cosa in sé… è fin troppo facile: basta prendere i soliti cliché della sinistra e criticarli da destra e…. i soliti cliché della destra e criticarli dalla sinistra. ..sono abbastanza navigata da saper quando si parla di informazione che l’obbiettività assoluta è una chimera, ma… qui sto fregando tutti, dall’editore al lettore, passando accessoriamente per me stessa e la mia idea di giornalismo.”

Ma non è molto abile nell’arte dell’imbroglio e infatti basta un bicchiere in più bevuto per caso, un video su un cellulare, e il suo doppio gioco viene scoperto. E ora che accadrà?

 

 

Scrittura frizzante, moderna, fresca, ironica. È stato un piacere leggere Caffè Voltaire fin dalle prime righe. L’autrice è riuscita a valorizzarne ogni istante con battute mordaci e appellativi singolari che più di una volta mi hanno strappato il sorriso.

Affiancano la protagonista nella storia diverse figure tra le quali senza dubbio spicca quella dell’amica Ronda, eccentrica e sicura di sé, conscia del proprio valore che le deriva non dal saper fare chissà che, ma semplicemente dall’essere se stessa sempre e comunque.

Ma il personaggio che più ha fatto breccia nel mio cuore è stato nonno Pietro. Lui, ormai privo di qualsiasi altra occupazione che non sia quella del viversi bene e tranquillamente la sua terza età, è la figura di riferimento della protagonista, il cuscino su cui piangere, la mano che l’accarezza e la tira su: lui è quell’inesauribile pozzo d’amore da dove l’anima della sua Violetta può sempre attingere.

E a nonno Pietro, ad Anna a Laura Campiglio e alla sua capacità di catturare le emozioni travestendole con ironia non posso che dare 5 meritate stelle.

Sahira

 

L’autrice

Laura Campiglio ha scritto per diverse testate, tra cui “GQ” e “Rolling Stone”. Cura su “Cronaca Vera” la rubrica Al posto del cuore, da cui è stato tratto un programma radiofonico in onda nel 2018 su Rai Radio2. Ha esordito nel 2007 con Dario Flaccovio Editore e questo è il suo terzo romanzo. Vive a Milano con le figlie Lola e Isabella ma resterà sempre una (ex) ragazza di provincia.

 

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