Bunny Book Cover Bunny
Mona Awad
Narrativa Young Adult
Fandango Libri
21 maggio 2020
cartaceo, e-book
323

Samantha Heather Mackey è un’assoluta outsider alla Warren University dove frequenta un corso iperselettivo di scrittura creativa. La fantasia di Samantha è molto più cupa di quella della maggior parte degli studenti del suo anno, tanto più quando si tratta del gruppetto di ragazze ricche e vestite di colori pastello che incontra sempre a lezione. Tra loro si chiamano Bunny, “coniglietta”, e passano il tempo a mangiare mini cupcake, a dirsi l’un l’altra quanto siano straordinarie e a darsi abbracci di gruppo: sembrano la reincarnazione zuccherosa di Piccole donne e ignorano strenuamente Samantha. Ma tutto sembra cambiare quando un giorno la protagonista riceve l’invito a un loro riservatissimo party e decide di andare piantando in asso Ava, una caustica ex studentessa d’arte che detesta tutto quello che riguarda la Warren e che è anche la sua unica amica. Da quando si sono conosciute, loro due hanno passato ogni singolo giorno insieme, partecipando come coppia al corso di tango e ballando sul tetto della casa di Ava. Ma quando Samantha varcherà la soglia che conduce al mondo Bunny, tutto prenderà una piega imprevista e la protagonista verrà a conoscenza dei “rituali” che trasformano delle placide studentesse in creature mostruose. Tra satira, horror e favola, con una lingua eccentrica, misteriosa e spettrale, Bunny riesce nell’impresa di intrattenere, smontare a colpi di risate il mondo dei college americani e raccontare l’incredibile e spesso sconcertante complessità dell’essere donna. Impossibile farne a meno.

“Va fuori e portaci un coniglio, Samantha.”

Bunny è una lettura per tanti (young adults) ma non per tutti (i lettori più maturi): è, in altre parole, uno di quei libri di cui o ti innamori così tanto da rileggerlo per sviscerare ogni singolo episodio o, al contrario, lo detesti e fai fatica a proseguire per arrivare alla pagina successiva. Sui gusti letterari non si può certo discutere.

Bunny è l’appellativo con cui si rivolgono tra loro quattro compagne di corso, bellissime venticinquenni che frequentano la Facoltà di Narrativa alla prestigiosa Warren University, una scuola di scrittura, elitaria e prestigiosa, nota soprattutto per l’approccio creativo sperimentale alla narrazione. Le Bunny sono un gruppo che ricorda le Pink Ladies versione Barbie, tutte zuccherose, per-sempre-best-friends dai colori pastello, che si muovono e cinguettano tutte allo stesso identico modo. Al di fuori di questo circolo, c’è lei Samantha Heather Mackey, la voce narrante, che, invece, è l’outsider per eccellenza, e che pur frequentando lo stesso corso è lontana anni luce dalle caratteristiche del gruppo e dall’atmosfera Ivy League in cui vivono. E’ lei la vera artista che scrive in modo diverso e che fa più fatica a trovare una propria dimensione a causa, forse, del suo passato difficile (la madre è morta quando era una ragazzina e il padre non si sa dove sia). E’ lei che alla Warren ha un solo amico un poeta di nome Psycho Jonah, un ragazzo disadatto, drogato e un po’ nerd, ma che la asseconda sempre. Ed è solo lei l’unico perno su cui è impiantata tutta la struttura del romanzo.
Sempre pronta ad aiutarla, quasi comportandosi da alter-ego, c’è per sua fortuna Ava, una ragazza che porta guanti di pizzo e, come David Bowie, ha un occhio blu e uno marrone, conosciuta subito dopo la fine della strana relazione “sentimentale” con Leone, uno dei tutor/professore della Warren. Ava, a differenza di Samantha, esprime senza mezzi termini il suo disgusto per la prestigiosa università e per il gruppo delle Bunny, quasi a far da contrappunto, in modo fermo e determinato, all’attrazione che il gruppo stesso sembra esercitare su Samantha.

Un giorno all’inizio del semestre la protagonista trova nella cassetta delle lettere una missiva dalla forma di cigno, tutta ghirigori e cuoricini. E’ la svolta del romanzo perché quello è un inatteso invito al prossimo Smut Salon (in inglese Smut indica una storia di solito romantica che includa scene esplicite di sesso), un meeting esclusivo che le Bunny hanno creato a loro uso e consumo, una specie di seminario da tenersi presso le loro bellissime e elegantissime case. E’ grazie a questa inesplicabile inclusione che Samantha inizia a gravitare attorno al mondo delle quattro giovani donne, e soprattutto a partecipare in prima persona alla loro alchemica perversione. Nel corso di questi incontri, infatti, le Bunny trasformano veri e saltellanti coniglietti in ragazzi in carne e ossa, certo non perfetti e molto spesso mostruosi Frankenstein, ma che sottomettono al loro volere e che non hanno alcuna remora a eliminare a colpi di accetta.
A fare da contrappeso a questa attrazione morbosa verso le quattro streghe, c’è sempre Ava che, con le velette che nascondono il suo viso, le serate sul tetto della casa, le innumerevoli sigarette e le incursioni nei bidoni della spazzatura entra ed esce dalla vita di Samantha, ma che è lì con lei e per lei fino alla fine.

Proprio per la sua ambiguità, Bunny è un romanzo che sfugge alla classificazione in un genere preciso: lo si può considerare un po’ satira del mondo accademico americano, soprattutto nell’ambito della scrittura creativa, ma anche un po’ horror per le scene cruente e spaventose, e un po’ gothic novel per quell’ambientazione buia e onirica. In altre parole Bunny è un romanzo enigmatico più per eccesso che per difetto di influenze e di indizi letterari. Ad esempio si scopre dove si svolge la vicenda senza che venga citato il nome della città, grazie al fatto che Samantha e Ava chiamino la Warren il covo di Cthulhu: “Cthulhu è una seppia gigantesca e mostruosa inventata da uno scrittore che andò fuori di testa e morì proprio qui.” Riferimento a H.P. Lovecraf e quindi a Providence.
Tutti elementi che non danno per nulla fastidio ma arricchiscono al contrario una narrazione il cui linguaggio è scorrevole, moderno e, in un certo senso, poetico. “Pronuncia il mio nome con una voce che è come un abbraccio di pizzo” è una similitudine non certo scontata.
In questo romanzo di eccessi, di orrore e di stupore dove è evidente l’eredità delle favole nella formazione dell’autrice e dove ogni lettore è costretto a porsi delle domande e a darsi delle risposte, il motore del racconto va ricercato nella solitudine della protagonista e nella sua arte creativa. Molta produzione letteraria nasce infatti proprio dalla solitudine dello scrittore, una condizione che alimenta l’atto creativo stesso, ma che porta in sé un forte potere e molti pericoli, poiché può accadere che il mondo immaginario dell’artista entri nella vita reale e con essa si confonda.

Per certe atmosfere Bunny potrebbe essere paragonato ad un film di Tim Burton, uno di quei lavori dove il regista racconta con tinte dark di mostri bizzarri e di personaggi stereotipati nelle loro eccentricità e nelle loro stravaganze, suscitando emozione e compartecipazione nello spettatore. Il suggerimento ultimo è quindi di lasciarsi affascinare, proprio come la protagonista, da qualunque significato si voglia dare a Bunny, perché questa prova di Mona Awad emana un fascino molto forte, soprattutto se prima di cena avete scritto qualche storia e a tavola per cena ci sia un succoso coniglio arrosto!!

 

 

Biografia

Mona Awad, nata a Montreal in Canada nel 1978, si è laureata alla York University di Toronto, il suo romanzo di debutto, 13 modi di vedere una ragazza grassa (Bompiani), ha vinto l’Amazon Best First Novel Award 2016, il Colorado Book Award ed è stato selezionato per il premio Scotiabank Giller Prize. Scritti di Mona Awad sono stati pubblicati su TIME Magazine, McSweeney’s, VICE e LA Review of Books. Ha conseguito un Master in fiction presso la Brown University, dove ha vinto i Premi Feldman e John Hawkes in Fiction.