Bucefalo il pugilatore
Biografia
Infinito edizioni
10 gennaio 2025
ebook, cartaceo
80
La vera storia di Lazzaro Anticoli, ebreo residente nel ghetto di Roma, venditore ambulante e boxeur aspirante al titolo di campione nazionale, arrestato e ucciso insieme ad altri 334 martiri - civili e militari italiani, prigionieri politici, ebrei o detenuti comuni - il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine dalle forze di occupazione tedesche. Attraverso il dramma di Lazzaro vengono raccontate le vicende di un quartiere intero, che negli anni Trenta e Quaranta del Novecento hanno caratterizzato la vita di "piazza" di uno dei cuori pulsanti della Capitale.
"Grazie a De Caprio, la storia di Bucefalo rientra a pieno titolo nella storia degli ebrei romani che lottarono sul ring prima e nella Resistenza poi". (Claudio Procaccia e Georges de Canino)
"Il 24 marzo 1944 Lazzaro e gli altri 74 ebrei aggiunti con espressa autorizzazione alla lista di Kappler tornarono a ottenere una tragica comunanza con gli altri cittadini italiani proprio alle Fosse Ardeatine. Non più diversi, non più stranieri ma solo esseri umani fra altri esseri umani". (Ruth Dureghello)
Questo libro include la trascrizione dell'omonima opera teatrale.
Ci sono uomini che hanno attraversato pagine di storia, momenti tragici, che ne hanno segnato il percorso, e Lazzaro Anticoli, boxeur, con la storia ha intessuto il suo cammino. Questo è “Bucefalo il pugilatore” di Alessio De Caprio (Infinito edizioni).
Alessio De Caprio nel suo “ Bucefalo il pugilatore” restituisce alla memoria collettiva la figura di un giovane uomo che si stava costruendo una famiglia e stava lavorando con fatica per il suo sogno, quello di vedere il suo nome scritto in grande su di un muro, come i grandi campioni. Lazzaro voleva solo essere un padre, un marito e un campione.
“Fu ‘ na sera che l’occhi mia se posorno sulla più bella creatura ch’è avessi ‘ ncontrato ‘ n tutta la vita. Er core batteva ‘n petto all’impazzata, ma manco quanno che da regazzetto dovevo attacca’ la banda der Portico… era ‘ na cosa… che stava qua’, ma forte!”
Lui, che era figlio della Roma povera, passato dal banchetto di merceria dei genitori al lavoro di stracciarolo, divideva il suo tempo tra gli allenamenti e la fatica, sudore, sempre e solo sudore. Aveva solo ventisette anni quando è morto, due figli piccoli e uno in arrivo. Aveva un sinistro che faceva paura pure ai giganti, avrebbe potuto gareggiare per il titolo di campione nazionale. Ma arriva il ’38 e porta con sé le leggi razziali che proibiscono agli ebrei i matrimoni con gli italiani di razza pura, di iscriversi al Partito fascista, di prestare il servizio militare, di essere proprietari di terreni, di aziende, di lavorare per lo stato, di andare in vacanza… di vivere.
“Roma era cambiata, nun so come spiegavve ma nun era più allegra e scanzonata come la ricordavo da regazzetto.”
Quello che sembrava l’anticamera dell’inferno lo diventa per davvero. L’illusione del ghetto, un posto in cui sentirsi sicuri, viene meno, non c’è posto sicuro per un ebreo. Bucefalo che sognava il futuro si vede cancellare il presente: viene arrestato a causa di una delazione, imprigionato a Regina Coeli, caricato su un camion. È uno dei 335 uomini, di cui 75 ebrei, che il 24 marzo del 1944 vengono uccisi con un colpo di pistola alla nuca alle Fosse Ardeatine. Una pagina tragica di storia, il sacrificio di tante vite innocenti il cui ricordo non deve mai venire meno.
Ricordo, questa parola è oggi ancora più fondamentale. Perché i tempi che stiamo vivendo sono pericolosi, le ingiustizie, le sopraffazioni, le guerre per razza e religione, per sete di potere, sono ovunque e l’umanità si sta perdendo, come allora. Bucefalo è stato arrestato perché denunciato da una “pantera nera” una dei tanti per cui denaro e potere valevano più di una vita umana.
La ricerca di Alessio De Caprio
Alessio De Caprio, colpito dalla vicenda umana di Lazzaro, ha fatto un lavoro minuzioso di ricerca per salvare dall’oblio la sua storia e ce la restituisce in tutto il suo tragico dolore. Narra la storia come se fosse Bucefalo stesso a raccontare, attraverso un monologo accorato, in giudaico romanesco, che ci fa sentire ogni minima emozione di quello che, non lo dimentichiamo, era solo un giovane uomo pieno di sogni.
Il testo è anche un’opera teatrale. Dal 2009 gira l’Italia, affinché non venga dimenticata la figura di Bucefalo e di chi ha perso la vita solo perché ebreo.
La scrittura in dialetto giudaico romanesco è, a mio parere, piuttosto scorrevole, non ho avuto difficoltà a capirlo, la ritengo una scelta azzeccata. Un testo molto breve, come breve, purtroppo, è stata la vita di Lazzaro, ma vibra di emozione e pathos. Arriva dritta al cuore la tragedia umana di un uomo che è anche la tragedia di tanti altri uomini, donne e bambini, la cui vita è stata annullata da un colpo di pistola, ma che non devono essere dimenticati.
Ancora una volta, Infinito edizioni dà spazio e voce a vicende che è fondamentale conoscere, perché il passato fa parte di noi.
“Io ero Bucefalo, come er cavallo di Alessandro Magno, forte e veloce.”
Conoscete la figura di Lazzaro Anticoli?

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.