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Recensione: “Boccioli di rose” di Maria Cristina Pizzuto, Pubme

Boccioli di rose Book Cover Boccioli di rose
Maria Cristina Pizzuto
Narrativa
Pubme
febbraio 2019
cartaceo, ebook
84

Il libro presenta la vita interpretata dagli occhi di una ragazza anoressica, sotto molteplici aspetti della quotidianità.

Si alternano stralci di riflessioni, pensieri, emozioni, e paragrafi in cui lei descrive come uscire da quei meccanismi della mente, e dunque, con l’andar del tempo, in che modo venire fuori dal tunnel dell’anoressia.

“L’anima di ognuno di noi è un delicato fiore che deve essere amato, curato e coltivato con cura, giorno dopo giorno, per poterlo ammirare in tutta la sua bellezza”

La mente umana è meravigliosa. È ciò che trasforma il complesso accumulo di cellule che costituisce il nostro corpo in un miracolo vivente in grado di creare capolavori. Però, come tutto ciò che è prezioso, anch’essa deve essere trattata con amore: bisogna prendersene cura perché come è in grado di farti sentire la musica degli angeli allo stesso modo sa trascinarti nell’inferno più nero.

Il continuo lavorio della nostra mente mi ha sempre affascinata, forse perché essendo “una che pensa troppo” i meccanismi del pensiero e le emozioni che da esso possono scaturire sono spesso stati al centro delle mie attenzioni.

Ecco perché ho voluto leggere questo libro dove si parla di anoressia si, ma non solo puntando gli occhi sui problemi fisici che essa scatena, ma soprattutto cercando di portare alla luce ciò che è nascosto nella mente di chi cade nelle spire di questa malattia.

Leggere “Boccioli di rose” per me ha significato fare un salto nel passato. È vero che l’autrice descrive il suo percorso personale, cerca di capire il come e il perché questa malattia abbia preso il sopravvento in lei e ci spiega come sia riuscita a venirne fuori, ma è altrettanto vero che le emozioni che lei ha percepito dentro sé in molte altre persone  sono meno difficili da riscontrare di quanto si pensi, al di là di ogni patologia.

Perché si entra nel tunnel nero dell’anoressia? Questa è una delle domande che Maria Cristina Pizzuto si pone per riuscire a venire a capo del suo problema.

 

Tutto nasce da uno strappo, dal non ritrovare nel mondo esterno l’immaginario mondo meraviglioso che noi creiamo su misura per la nostra anima. È difficile, specialmente quando si è piccoli, scindere le due realtà, ed è facile rifugiarsi in quella che si ritiene un’oasi felice soprattutto se paragonata a quell’altra dove il nostro corpo è costretto a muoversi e relazionarsi con le persone che non riescono a vedere cosa c’è dietro quegli occhi che ti guardano disorientati e spaventati inizialmente, quasi non vedendoti poi.

Qui sorgono i problemi. Quella piccola anima, che chiede solamente di essere accettata per ciò che è, si sente apostrofare con l’appellativo di diversa dove la parola diversa assume connotazioni negative. Diversa vuol dire che tu sei strana, che non sei come ci si aspetta, vuol dire solitudine, incomprensione, dolore. Se già da quell’età ci spiegassero che diverso è arricchimento e non una condanna eterna molti dei problemi che portano molti ragazzi a chiudersi in se stessi non esisterebbero.

 

“Tutti siamo…simili, ma non è concepibile ai loro occhi il diverso che si lascia trasportare dagli eventi…Non posso chiedere aiuto, non capiscono, e non volendo entrare a far parte del subconscio altrui, non capiranno mai”

L’essere umano però, specialmente nella propria fanciullezza, nell’adolescenza, non è fatto per stare solo. Definire diverso chi si affaccia alla vita fa si che esso si senta sbagliato e che, a un certo punto, decida di escludere da quel mondo che si è costruito intorno tutti gli altri che non hanno interesse a conoscerlo.

Ma è nel mondo reale, fuori dal proprio iperuranio armonioso e pieno di speranza e giustizia, che ci sono mamma e papà, ci sono i fratelli, gli amici. Se loro non riescono ad entrare nel tuo universo sei tu che devi andare nel loro, anche se questo per te significa soffrire.

Leggendo le parole dell’autrice più di una volta mi sono ritrovata col cuore in gola.

Mi ricordo, quando ero piccola, quante volte mi sono chiesta il perché i miei genitori quando parlavano di me con gli altri continuavano a dire che ero strana. Perché diverso doveva significare sbagliato? Perché nessuno capiva che dietro quel non essere comuni si poteva nascondere qualcosa di speciale e non per forza caratteristiche negative?

Eppure io lo sapevo che quel mondo era una ricchezza inestimabile, era la casa del mio Io più vero, non quello nascosto dalle maschere che la società ti impone, ma quello che poteva danzare col vento e liberare lo spicchio di infinito che lo rendeva parte dell’universo.

Quando ho trovato queste stesse mie idee scritte su carta sono stata pervasa da una una forte emozione: finalmente qualcuno dava voce a questi pensieri nascosti nel profondo della mia anima. Ogni passaggio di quel libro potevo averlo scritto io da quanto mi si appiccicava per bene addosso.

L’estraniarsi dalla realtà, il combattere contro se stessi, la corazza di apparenza che con gli anni ti costruisci intorno per difenderti, per proteggere quell’anima fragile che si riesce a ferire con poco. E allo stesso tempo il “bisogno di essere”, di far volare la tua Essenza in cieli inesplorati perché lei è nata con le ali…. il percorso dell’anima dell’autrice per ritrovare se stessa è stato davvero emozionante.

 

 

Non posso che dare 5 stelle a questo libro. Avrei da fare solo un piccolo appunto. In certi punti il linguaggio usato è difficile da capire. Per arrivare a tutti serve semplicità anche se, personalmente, adoro il linguaggio aulico e poetico. Questo non cambia però il mio giudizio perché ad un libro che riesce così bene a descrivere le emozioni io regalerei un cielo stellato. Leggetelo perché a volte, capire che esiste altro oltre ciò che si vede è il più bel regalo che potete fare a voi e agli altri

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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