Blues perduti e anime lacerate. Racconti e immagini a tempo di blues e jazz
raccolta di racconti
Giovane Holden Edizioni
10 dicembre 2025
Cartaceo
296
C’è un’eco che viene da lontano, un suono che non si lascia dimenticare. È il blues, con le sue ferite e la sua grazia, che attraversa le pagine di questi racconti come un vento caldo e malinconico. Luciano Federighi, scrittore e conoscitore profondo della musica afroamericana, ci conduce tra California e Mississippi, Londra e Italia, in un viaggio costellato di voci, volti e destini che sembrano emergere da un vecchio vinile rigato dal tempo.
Non è ancora tradotto in parole e note, il blues, ma sta vibrando nella calda aria di settembre, nella dinamica e nel ritmo sinuoso e pigro delle conservazioni, nei gesti larghi e intensi, negli odori grassi, nello stesso lento snodarsi del ventroso pomeriggio losangelino.
“Blues perduti e anime lacerate. Racconti e immagini a tempo di blues e jazz” di Luciano Federighi è un insieme di racconti, che come anticipa il titolo, mostra episodi di vita dove il blues non si percepisce, ma esiste, è in ogni personaggio, reale o fittizio che sia. Il libro, edito da Giovane Holden Edizioni, è un convincente narratore di personaggi diversi fra loro, ma tutti accomunati dall’espressione “to have the blue devils” (avere i diavoli blu), cioè malinconici, tristi, nostalgici.
C’è chi è sull’orlo del fallimento, chi scompare nel nulla, chi insegue “la grande bellezza” senza mai raggiungerla, chi suona l’eterno canto di un qualcosa che non tornerà più, e i luoghi sono i luoghi del blues: motel, club, bar, fra Italia, Londra e l’immancabile Mississippi, dove i crocicchi suggellano patti col diavolo. Luciano Federighi, scrittore e conoscitore del blues e del jazz, ci fa ascoltare questo libro come se fosse un vecchio vinile usurato dal tempo, e l’ascolto non è sempre facile, ma si resta comunque ipnotizzati dalle sue melodie blu.
Blues perduti e anime lacerate, un lungo canto di un’amara esistenza
Luciano Federighi si intrufola in un’anima già smarrita, lacerata dalla vita, schiava dell’insoddisfazione e della gloria. Fin dal primo racconto, si evincono ferite interiori mai guarite, silenzi urlati e solitudini velate. I personaggi sono veri, perché non si nascondono nelle parole di un libro, a costo di sembrare scomodi, riuscendo a rendere tangibile ciò che è difficile da spiegare: l’angoscia e quel dolore che solo il blues sa capire. Se non hai mai sofferto, allora non puoi cantare il blues.
Lo stile “perduto” di Luciano Federighi
In “Blues perduti e anime lacerate. i racconti hanno uno stile ben riuscito, alcuni li ho trovati molto interessanti, fra cui Goodbye (Una notte d’estate a Chelsea) e Domenica della Mezza Luna. L’autore usa uno stile tangibile, intenso, autentico, che tocca con mano la sofferenza dei personaggi, e la dimostra attraverso i disegni che accompagnano ogni storia, tasselli evocativi che sembrano uscire dalle pagine per suonare il blues della dannazione.
Certo, la scrittura dei racconti non è sempre facile, e il tono profondo potrebbe far risultare il libro un po’ pesante a chi non ama il genere, ma se ci si lascia trasportare, le storie diventano viaggi verso le zone d’ombra di ognuno di noi.
Conclusioni
“Blues perduti e anime lacerate” non è per tutti, ma io l’ho trovato un meraviglioso scrigno di avvenenza, e mi ha fatto ricordare colossi come Robert Johnson, B.B. King o Muddy Waters. La lettura può sembrare monotona per chi non conosce questo mondo, ma se chiudete gli occhi, potete sentire anche voi una voce lontana che canta Cry me a river:
“Remember, I remember,
All that you said;
Told me love was too plebeian,
Told me you were through with me,
And Now you say you love me,
Well, just to prove you do,
Come on and cry me a river,
Cry me a river,
I cried a river over you
I cried a river over you…”

Giovanna Iammucci nasce a Torino ma si trasferisce fin da piccola a Olevano S/T, in provincia di Salerno. La passione per la scrittura la porta a pubblicare diversi romanzi, e a collaborare con diverse case editrici. Inoltre ha conseguito due attestati come correttore di bozze e spesso scrive articoli su commissione, facendo anche il ghostwriter. Gattara, pagana e amante dell’arte, spesso si diletta con il teatro amatoriale.