Blatnoy
Romanzo contemporaneo
Self-publishing
aprile 2025
Cartaceo
272
Ucraina, un recente passato distopico. In un anonimo paesino, uguale a tanti altri, un gruppo di adolescenti che sta concludendo il ciclo della scuola dell'obbligo, al tempo lungo undici anni, cerca una strada di riscatto tra le macerie di una complessa transizione storica.
Il contesto è quello di una libertà ritrovata ma caotica e di un profondo disordine sociale, aggravato dalle azioni di un pugno di criminali, venuti dalla città e fiancheggiati da gente del luogo, che sfruttano cinicamente credulità e radicata superstizione popolari per raggiungere il proprio sinistro interesse. Ne risente soprattutto la salute mentale di parte della gioventù locale, indifesa davanti alla corruzione, all'induzione all'uso e all'abuso di sostanze psicotrope dagli effetti poco conosciuti, al ricorso a devastanti sistemi di persuasione e coercizione e, non ultimo, al convincimento collettivo dell'influenza malefica del sovrannaturale, capace di alterare e contaminare la realtà.
Loro malgrado, i protagonisti sono trascinati da questo flusso viziato per mancanza di istruzione, di conoscenza e di pensiero critico. Non vogliono cambiare le carte in tavola, perché non hanno mai conosciuto un altro gioco, vogliono solo soppiantare i criminali che in quel momento hanno la mano migliore e guadagnano dal generale stato di scompiglio. E per farlo non si esimono dal compiere azioni moralmente discutibili. Ma non sono tutti uguali.
Tra loro c'è chi tira scaltramente le redini, nutrendo il sogno di raggiungere per sé un futuro radioso di ricchezze, degno di uno di quei film hollywoodiani che cominciavano a passare in televisione, e ci sono i gregari, poveri ragazzi che ingenuamente desiderano solo una vita un po' più agiata e tranquilla, un'utopia a quei tempi.
In fondo tutti hanno diritto a un'esistenza migliore, a patto che il desiderio non si trasformi in una trappola mortale.
“Blatnoy“, romanzo di Marianna C. Iliut, è un’opera cruda, viscerale e profondamente ancorata a una realtà che molti preferirebbero non vedere, seppure, per alcuni aspetti, vicina al fantastico.
La forza del libro, a mio parere, risiede nella caratterizzazione dei suoi personaggi. Questi si ritrovano, o vogliono ritrovarsi, in una realtà fino ad un certo momento sconosciuta, che per chissà quanto tempo li ha circondati, senza mai direttamente coinvolgerli. Blatnoy, che dà anche il nome all’opera, soprannome di Gregory, è un personaggio complesso, la cui morale è forgiata dalle leggi della sopravvivenza. Grazie a lui, o a causa sua, Vitali e Marina, altri due personaggi ambigui della storia, si troveranno immischiati in malaffari di paese e verranno a conoscenza di segreti pericolosi. Interessante il personaggio di Marina, una ragazza che conferisce dinamicità alle incursioni del gruppo di amici, nonostante chi sembra avere la situazione sotto controllo sia Blatnoy.
Il contesto spaziale e temporale è l’Ucraina degli anni ’90. Siamo in un piccolo paese fragile e corrotto, con giovani alle prese con i problemi dell’adolescenza, ma anche con un’educazione carente e una morale labile, contesa tra criminalità, corruzione, sostanze stupefacenti e giochi di potere.
Sebbene il giudizio complessivo del romanzo sia positivo, voglio condividere con voi delle riflessioni critiche, con particolare riguardo al genere in cui è inquadrata l’opera e alla gestione dei tempi narrativi.
Sul primo aspetto, mi sento di non considerare affatto “Blatnoy” come un distopico e non per la scontata motivazione secondo cui la storia non sia ambientata nel futuro, bensì perché di eccessi della realtà che la distorcono non ce ne sono! Il quadro rappresentato da Marianna C. Iliut è davvero quello che si poteva e può trovare in un paesino di provincia in cui regna la criminalità. E davvero i giovani di quella società, cresciuti nell’ignoranza culturale, possono essere asserviti o soggiogati a ciò. Più una fotografia di un degrado, piuttosto.
Infatti, i personaggi del romanzo, sia principali che secondari, sono tutti degli anti-eroi. Nessuno agisce per un fine comune o per migliorare se stesso o la società in cui vive. Aspetto triste, ma suscettibile di essere reale.
Sulla gestione dei tempi narrativi, ritengo il finale troppo repentino, soprattutto se rapportato a tutto il resto della narrazione. Ho faticato, e forse fatico ancora, a capire come si sia arrivati ad una determinata situazione e quale effettivamente sia la conclusione della storia (se c’è davvero o se l’autrice abbia voluto lasciare le cose al caso).
La prima parte di “Blatnoy”, invece, è più lenta, nonostante la presenza di molteplici discorsi diretti tra i personaggi. Il linguaggio è giovanile, anche crudo e volgare alle volte (ma oggi su questo aspetto si soprassiede, e bisogna dunque farlo per una recensione oggettiva). L’autrice inquadra bene ogni personaggio, dedicandovi, alternativamente, il punto di vista dei capitoli.
Nonostante le mie osservazioni critiche, Marianna C. Iliut ha scritto un romanzo coraggioso per la riflessione sociale che stimola. Non esisteranno più, forse, paesi come quello che fa da sfondo al romanzo o situazioni come quelle narrate, ma dalle cosche di potere c’è sempre da liberarsi.
3 stelle ⭐️ ⭐️⭐️☆☆

Leggere mi stimola e mi riempie. L’ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell’impatto che ha su di me tutto questo magico universo.
