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Recensione: “Benvenuti a Neverland” di Khrystyna Gryshko, Sacco Editore

Benvenuti a Neverland Book Cover Benvenuti a Neverland
Khrystyna Gryshko
Narrativa
Sacco Editore
dicembre 2017
cartaceo
152

Benvenuti a Neverland è un libro che tratta di un argomento molto delicato: malattie mentali. Per scriverlo ho fatto volontariato in svariate strutture e ho letto libri scientifici a riguardo nonché la storia della psicologia. Neverland è la residenza un po’ speciale in cui abitano ormai da anni svariati personaggi, spesso visti dai loro famigliari come dei mostri. La storia inizia con un giovanotto che pur di lavorare accetta di prendere il posto della sua zia francese ormai arrivata alla pensione. Un’altra figura importante del romanzo è Emily, una stagista che con la sua energia ed empatia riesce a smuovere il clima arrugginito e ammuffito di Neverland. Poi ci sono tanti altri personaggi che non mi va di descrivere in quanto voglio che rimangano una sorpresa per i lettori. Rivelo solo che il romanzo è pieno di flashback ed allucinazioni dei pazienti. Alla fine però si aspetti una scoperta piuttosto sconvolgente. Diciamo un colpo di scena.

“Tutto a Neverland era strano. Bizzarro. Beh, d’altronde non poteva che essere altrimenti. Non era mica un asilo. Era pur sempre un manicomio. Un posto serio, per gente seria. Esattamente seria come me”

Quando ho letto il titolo di questo libro non so perché ho pensato al nord Europa, ad una di quelle isolette semideserte, sferzate dal vento, circondate dal verde e rallegrate dal suono dell’acqua nel silenzio. E invece niente di più sbagliato. “Benvenuti a Neverland” non ci presenta nessun paesaggio incontaminato, selvaggio, poco calpestato dall’uomo, ma tanti uomini chiusi nella loro follia, in un certo senso incontaminati dal mondo, dalla società nella quale non trovano punti di incastro.

La storia comincia presentandoci quello che io, di primo acchitto, ho creduto essere il protagonista. Un personaggio parecchio improbabile a parer mio. Il suo nome è Jack, ha ventisei anni all’inizio della storia, ed è laureato in medicina. Per la precisione è un infermiere. Fin da subito il suo comportamento peculiare fa sì che Jack non sembri tanto a posto. Si ha l’impressione che più che un assistente sembri un “assistito”, uno che ha bisogno di cure alla pari delle persone che dovrebbe curare.

Ma vediamo come si presenta lui

Io ero un ventiseienne disoccupato, buono a nulla. Si, non ero un tossicodipendente o roba del genere. Ogni tanto mi ubriacavo, picchiavo qualcuno sfogando la mia rabbia, la mia frustrazione giovanile. Per il resto era tutto normale. Ordinario… Sono solo un giovane disagiato che cerca qualcosa di stimolante da fare… Gli anziani mi fanno impressione perché sono lenti. Soprattutto a mangiare…

Beh, non so voi, ma io prima di affidarmi nelle mani di una persona che mi si presenta in questo modo ci penserei due volte.

Un bel giorno il nostro Jack riceve una telefonata. Sua zia Rose, capoinfermiera di un reparto psichiatrico, va in pensione e lascia a lui il suo posto. E così, nel giro di qualche giorno, il ragazzo si trova davanti al cancello di Neverland. Lavorerà lì per cinque anni entrando a contatto con uomini e donne che, più che folli, io definirei diversamente normali.  Il racconto va avanti facendo una carrellata dei diversi ospiti del  reparto finché non si arriva al punto in cui entrerà in scena la figura che, da quel momento in poi, occuperà tutto il racconto diventando la protagonista principale, quella intorno alla quale ruoteranno tutte le altre. Il suo nome è Emily ed è una giovane laureanda in psicologia…

 

Emily… essendo studentessa, era venuta a Neverland per finire in miglior modo possibile la propria tesi di laurea. La ragazza era di umili origini, lo si vedeva da cosa indossava… Con estrema facilità quella scolaretta avrebbe potuto essere confusa con i nostri pazienti.

 

Non vi dico di più della trama per non rovinarvi la lettura nel caso decideste di prenderlo in mano. Invece vi voglio dare le mie impressioni sul lavoro di editing che dovrebbe essere stato fatto sul libro, dovrebbe…

Lasciando perdere l’impaginazione che credo mi abbia rubato qualche decimo di vista (ad onor del vero viene specificato, anche troppe volte, praticamente in ogni pagina, che la copia in mio possesso non presenta il formato stampa definitivo), rimane il problema dei diversi errori grammaticali e ortografici, troppo presenti per essere considerati semplici sviste.

L’autrice specifica che sono frutto di una scelta studiata, un modo come un altro per caratterizzare Jack, ma in realtà essi appaiono anche nei dialoghi tra gli altri attori, e questo fa cadere ogni giustificazione.

Sempre restando sull’argomento, il “dizionario” che è stato messo in bocca a Jack l’ho trovato contraddittorio: a momenti sembra che a parlare sia un ragazzo che non ha mai preso in mano un libro, cosa inverosimile visto la laurea conseguita, e altri invece un poeta in erba. Trovo molto difficile che possano coesistere in una stessa persona due modi di esprimersi così diversi tra loro. Anche Emily non mi ha molto convinta: una studentessa che arriva a guarire pazienti che gli esperti del settore non riescono ad aiutare mi sembra irreale.

Per quanto riguarda la struttura della storia devo dire che tutto sommato ha una sua evoluzione che porta ad una sorpresa finale che mi è piaciuta, così come ho apprezzato diverse riflessioni fatte dai personaggi, frasi che mi hanno fatto pensare. Ne riporto solo una per farvi capire di cosa parlo.

Gli abitanti di Neverland… erano diversi. Erano particolari… Loro erano diversi semplicemente perché erano diversi. Semplicemente perché erano liberi.

Liberi… lo erano davvero? E da cosa o da chi erano liberi? Dalla società che li considerava dei diversi?

Ci sarebbe da aprire un dibattito sul concetto di libertà ma anche su quello di follia e normalità.

Cos’è d’altronde la follia se non un modo diverso di intendere la vita? Mi piacerebbe tanto conoscere le vostre opinioni su questi argomenti.

Aspetto i vostri commenti e anche i vostri pareri su questo libro, sono sicura che mi potranno stupire. Buona serata lettori e lettrici!

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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