Bellanima Book Cover Bellanima
Luciana Cerreta
romanzo
Self-publishing
29 giugno 2019
cartaceo
123

Bellanima è un romanzo introspettivo che racconta non solo l’amore passionale  in tutte le sue forme ma anche di come, spesso, l’incontro/scontro tra la cultura e le tradizioni di due paesi molto diversi tra loro  (in questo caso Italia e India) possano segnare profondamente il destino di chi si trova coinvolto, suo malgrado, in tale impasse.
Un racconto struggente e maledetto, uno scavarsi e frugarsi senza sosta che parte dal ricordo,leggero e fugace, e giunge all’elaborazione dell’abbandono.
Abbandono che in realtà cela una verità difficile da comprendere e, soprattutto, da accettare.

 

“Sono così nuda e indifesa; sono così e potrei essere qualunque cosa oggi, con ancora il sapore della tua bocca nella mia, con le mani strette mentre dormiamo, mentre fingiamo, perché il cuore fa troppo rumore perché si possa dormire davvero”

 

I rumori del cuore sono il fulcro di Bellanima di Luciana Cerreta, un romanzo fortemente introspettivo, che scava nei meandri di un cuore ferito, deluso, arrabbiato, solo e incapace di reagire alle sofferenze dell’amore.

Nulla di originale, potremmo dire. Eppure, in queste pagine, non si parla di una semplice sofferenza; non di quelle  semplici lacrime che sgorgano dagli occhi dopo la fine di un amore, che già sanno si trasformeranno in sorriso con l’avvento di nuove primavere.

Frasi e aforismi sul dolore e la sofferenza - Fabrizio Caramagna

Si descrive quel dolore, forse a tratti eccessivo se pensiamo che sono davvero altri i veri dolori della vita, che parte dalle viscere e arriva fino all’ultimo strato di epidermide del corpo. Un dolore che non trova spiegazioni se non nel fatto di risiedere in un’anima che non riesce ad opporvisi e che sceglie, invece, di conviverci quotidianamente.

 

Mi sento sfregiata, sfigurata non solo nel volto da questo dolore che non passa che continua a masticarmi e non mi lascia andare, non mi ingoia e non mi vomita.

 

Della storia d’amore vissuta dalla protagonista, di cui non conosciamo il nome, sappiamo poco e tutto ciò che conosciamo lo dobbiamo ai suoi ricordi, che si alternano ai flussi di coscienza. Un amore che l’ha fatta sentire viva (e la fa sentire tuttora viva perché seppur sola, con “lui” dentro di lei non lo è mai completamente); che l’ha abbandonata, trattata male, ripresa; che la fa essere speranzosa che tutto, un giorno, possa ritornare come un tempo.

Amore malato: indagine Eurispes sulle dinamiche disfunzionali di coppia - Italia Notizie 24

Un amore malato, mi verrebbe da dire impulsivamente. Eppure, pagina dopo pagina, il modo attraverso cui l’autrice dà voce al suo personaggio, non fa pensare ad una malattia.

A prevalere è l’angoscia, la sofferenza, il patire che il lettore prova insieme al narratore. Questo è, a mio parere, il merito più grande da attribuire a Luciana Cerreta: il suscitare quello stesso dolore della protagonista anche nel cuore di chi legge.

 

Avevo un dolore dentro che non mi lasciava respirare: avevo un baratro, un imbuto che ingoiava vita e respiro mentre intorno la gente parlava delle bollette esattamente come negli uffici postali a cui sono abituata, quelli che parlano la mia lingua, quelli sotto la mia casa sulle sponde dell’Adige.

Non mancano momenti di rabbia, dove “lui” diventa il bersaglio da colpire per sfogare tutta la sofferenza provata; ma questa rabbia è passeggera: il folle amore ritorna, seppur nella consapevolezza di essere solo e, ormai, non corrisposto.

Ed ecco che, in modo inatteso, alla fine si erge – potremmo dire alla leopardiana – “una ginestra” da un campo arido: il dolore resta, la sofferenza continua ad essere quotidiana perché la protagonista ha imparato sulla propria pelle che “il tempo non aiuta”, non sana le ferite. Eppure, forse solo dopo aver confessato tutto il suo dolore ad un lettore che – vi assicuro – a pagina 120 è anch’egli angosciato e addolorato, ha inizio il percorso verso la salita, senza sapere se un giorno si riuscirà a raggiungere la meta prefissata.

Lo stile è chiaro; il linguaggio semplice e inciso; il tempo della narrazione lento, anche se non ben individuato (non si comprende se l’arco narrativo perdura per ore, giorni, mesi o anni). Caratteristiche, queste, coerenti con la struttura dell’opera, che non risulta suddivisa in capitoli, bensì in “pezzi” di pensieri, dove a parlare è solo un cuore dilaniato.

Consiglio questo romanzo a chi è disposto ad addentrarsi in una narrazione intensa, profonda e psicologica. Si, perché la mente umana, davanti alla sofferenza, non è più in grado di frenare le emozioni del cuore!

 

L’autrice

Luciana Cerreta   per diversi anni ha collaborato con quotidiani locali, occupandosi soprattutto della pagina culturale, e con riviste specializzate; diversi articoli sono stati pubblicati sul FB folkbullettin.

Attualmente vive e lavora a Verona dove insegna letteratura e storia

 

 

Scritto da:

Alice

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.