Autunno tedesco
Reportage
Lindau
ottobre 2025
cartaceo, ebook
136
“Autunno tedesco” è un’opera di Stig Dagerman già pubblicata dalla casa editrice Iperborea e riproposta da Lindau nel 2025, a cura di Luca Taglianetti e con la prefazione di Goffredo Fofi.

Si tratta di una serie di reportage sulla Germania post bellica, che Dagerman realizza per il quotidiano svedese Expressen nell’autunno del 1946. Raccolta in un unico volume l’anno seguente, la critica è unanime nel riconoscerne l’alta qualità letteraria. Gli articoli sono testi poetici e si distaccano totalmente dalla produzione giornalistica tradizionale. Nel tempo, si è affermato come un testo classico, nel suo genere, della letteratura svedese contemporanea.
Antinazista fin dall’adolescenza, anarchico, coniugato a un’esule tedesca, Stig Dagerman ha solo 23 anni quando è inviato a visitare le macerie – fisiche e spirituali – di quello che doveva essere il Grande Reich. All’attivo due romanzi. Nel corso della sua breve vita (muore suicida nel 1954) scrive altri romanzi, racconti e articoli che continuano a essere pubblicati. Ma, non è un giornalista. E allora perché viene scelto lui e non un reporter professionista? Così lo spiega l’allora capo redattore dell’Expressen, Carl-Adam Nycop:
“I soliti corrispondenti accreditati erano del tutto dipendenti dalla collaborazione con le potenze occupanti e questo rappresentava un peso che impediva la libertà dei giornalisti. Uno scrittore sconosciuto che andava a fare visita ai parenti della moglie era qualcos’altro. Avevamo la sensazione che avremmo potuto ricavare materiale di tipo completamente diverso.”
Ed è proprio con un approccio indipendente e privo di pregiudizi che Dagerman arriva in Germania il 15 ottobre e ne riparte il 10 dicembre. Quasi due mesi in cui visita Amburgo, Berlino, Hannover, Düsseldorf, Essen, Colonia, Francoforte, Heidelberg, Stoccarda, Monaco, Norimberga e Darmstadt. A ogni città dedica un articolo.
La Germania dell’”anno zero”, divisa in zone d’occupazione, è un paesaggio di rovine; vive nella miseria materiale e morale, soffre la fame e le malattie, è invasa da masse di profughi e disperati stipati sui treni e nelle cantine allagate.
“La miseria toglie l’abitudine di fare i moralisti a spese altrui. […] La verità è che nella Germania della miseria la morale ha acquisito una dimensione completamente nuova, e questo fa sì che occhi non abituati non si accorgano nemmeno che esista. Secondo questa nuova morale in certe situazioni non è immorale rubare, perché in tal caso il furto significa redistribuire più equamente le disponibilità, e non privare qualcun altro delle sue ricchezze; allo stesso modo non sono immorali il mercato nero e la prostituzione, quando diventano l’unico mezzo di sopravvivenza.”
Dagerman osserva senza giudicare, cercando di capire nel profondo la sofferenza dei vinti e in “Autunno tedesco” racconta ciò che per gli altri giornalisti è “indescrivibile”, la realtà esattamente com’è, nei minimi dettagli. Prende così le distanze dalle testate di tutto il mondo, che offrono invece il ritratto preconfezionato di un Paese distrutto, che paga a caro prezzo i propri orrori ed è incapace di riflettere su di essi, perché “la fame è una pessima maestra” per educare i colpevoli e non c’è da stupirsi quando la gente delle cantine dichiara che stava meglio con Hitler.
“Un giornalista non lo sono diventato ancora e, per quanto ne so, non lo diventerò mai. Non ho voglia di acquisire tutte le deplorevoli qualità che costituiscono un perfetto giornalista. Faccio fatica a capire quelle persone che incontro negli hotel che gli alleati mettono a disposizione della stampa, persone secondo cui un piccolo sciopero della fame è più interessante che non la fame di molti. I tumulti per la fame sono sensazionali, ma la fame non è sensazionale e quel che pensa la gente affamata e amareggiata diviene interessante solo quando la povertà e l’amarezza esplodono in una catastrofe. Il giornalismo è l’arte di arrivare troppo tardi il più in fretta possibile. Io non la imparerò mai.”
Dagerman, con il suo acume e la sua sensibilità, è sempre attento a non cadere nell’indifferenza e nella generalizzazione dei fatti concreti e del dolore della popolazione tedesca. Si assume dunque la responsabilità di descrivere quello che per tutti è meglio lasciare sotto le macerie. Fa luce sulle contraddizioni e le ipocrisie tanto dei vinti quanto dei vincitori.
Egli è sinceramente colpito dalla sofferenza dei tedeschi, sia in quanto semplicemente esseri umani sia in quanto vittime anche loro di un regime feroce. Questo non significa che giustifichi tutte le atrocità naziste (secondo la facile tesi dell’“erano costretti ad obbedire”). Ma è profondamente indignato di come gli ex gerarchi siano quelli che se la cavano meglio e restano spesso impuniti, sfuggendo alle maglie troppo larghe di una denazificazione superficiale, che in realtà nasconde sordide complicità. Per Dagerman gli Spruchkammer, i processi di denazificazione, sono messe in scena teatrali, le cui aule gli ricordano i desolanti uffici de Il processo di Kafka.
“Autunno tedesco” è una testimonianza straordinaria che ci offre immagini concrete e potentissime della catastrofe tedesca, delineate con assoluta precisione e accompagnate da riflessioni, ma quantomai giuste, che scuotono la coscienza del lettore.
“Come ci si sentirebbe se si fosse costretti a rimanere, se si dovesse patire la fame tutti i giorni, dormire in cantina, combattere continuamente contro la tentazione di rubare, tremare di freddo ogni minuto, se si dovesse sempre lottare per sopravvivere, anche nelle condizioni più difficili?”
In sostanza, c’è da chiedersi se la colpevolezza deve escludere la compassione.
Dagerman, con delicatezza e umiltà, dà voce al muto dolore tedesco. Attraverso esso, a quello di tutte le vittime delle guerre, in una sorta di messaggio universale, che vuole scongiurare la spirale della vendetta senza fine.
Un messaggio, purtroppo, ancora attuale.

Sono una storica dell’arte e mi occupo di progetti di divulgazione e didattica culturale. Adoro leggere da quando ho memoria. Per me, la lettura è come l’ossigeno: indispensabile! I miei generi preferiti sono la narrativa classica e contemporanea, i romanzi storici e familiari, ma non disdegno qualche buon thriller e giallo. Amo moltissimo gli animali, in particolare i cani, e fare lunghe passeggiate nella natura.
