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Recensione: “Audrey Hepburn. La farfalla di ferro” di Alessandro Ruta, Diarkos

Audrey Hepburn. La farfalla di ferro Book Cover Audrey Hepburn. La farfalla di ferro
Alessandro Ruta
biografia
Diarkos
6 aprile 2021
cartaceo, ebook
257

Audrey Hepburn non è stata solo un'attrice, ma il simbolo stesso della grazia e dell'eleganza, un modello di stile, fascino, classe e intelligenza.

Una diva mai sopra le righe e una donna speciale, forse fragile ma particolarmente umana e amata dal pubblico. Un'eterna ragazza che non aveva mai smesso di essere stupita dal dono della vita, capace di compenetrarsi profondamente nei personaggi che rappresentava.

In questo libro riviviamo la sua vita e la sua carriera partendo dall'infanzia, segnata dalla guerra e da un padre poco presente, fino all'ultimo periodo, contrassegnato dall'addio spontaneo al mondo di Hollywood, dall'impegno benefico internazionale, specialmente a favore dell'Unicef, e da una morte prematura a soli sessantatré anni.

“Sono orgogliosa, molto orgogliosa, di aver fatto parte di un’industria in grado di dare piacere e bellezza e che sveglia le coscienze. E che, forse la cosa più importante, permette di prendersi una tregua in questo mondo violento”

 

Audrey Hepburn. La farfalla di ferro ripercorre la biografia dell’attrice Audrey Hepburn. Alessandro Ruta dà inizio al racconto di questa “vita”, presentando la famiglia d’origine di Audrey, nobile e, in principio, anche benestante, caduta poi in povertà in seguito al divorzio dei genitori e all’occupazione nazista dell’Olanda, nel 1940. Si ripercorrono le tappe più importanti della vita di questa diva per eccellenza” (così chiamata per il suo carattere umile, molto diverso dalle star dell’epoca): carriera (inizialmente ballerina, poi modella e, infine, attrice), vita privata, impegno sociale e, in ultimo, malattia e morte.

L’autore, attraverso questo scritto, ci dà modo di conoscere e comprendere un’artista famosa e nota al pubblico grazie alle sue interpretazioni, oltre che per il suo aspetto esteriore, estremamente sobrio ma, forse proprio grazie a questa semplicità, indiscutibilmente distinto e raffinato. Audrey Hepburn è tutt’ora considerata icona di stile e simbolo di eleganza, in un periodo dove spopolavano pin up e prosperose bellezze.

“Anche la bellezza strana e moderna di Audrey, del resto, è molto lontana da quel tipo di standard che è lo stampo delle dive di Hollywood”

Grazie al suo stile così diverso ed originale, Audrey riesce a farsi strada, probabilmente aiutata dalla grande forza di carattere, acquisita durante una giovinezza caratterizzata da privazioni e terrore. Questa determinazione le valse il nome di “farfalla di ferro” da parte del regista Bogdanovich: leggiadra come una farfalla fuori, ma solida come il ferro dentro. Ruta ci mostra una Audrey inedita: da bambina bulimica e goffa ad adolescente filiforme, perché provata dalla fame e dalla sofferenza. Una giovane che sogna di diventare una ballerina e, nel frattempo, collabora con la resistenza contro i nazisti. Un adolescente, il cui corpo gracile le conferisce un aspetto distinto, adatto ad una modella, professione che consente a lei e alla madre di sopravvivere.

Trattandosi di una giovane talentuosa, ma estremamente umile (da sempre convinta di non essere abbastanza attraente per fare l’attrice), s’impegna con tutta se stessa per migliorare nel campo della recitazione, facendo un provino dietro l’altro e riscuotendo un certo successo. Nonostante la fama, il suo desiderio principale rimane quello di formare una famiglia con il marito, l’attore Mel Ferrer. Questo sogno pare destinato a restare tale, dal momento che l’attrice non riesce a portare a termine una gravidanza

“questa è una tragedia che ha spezzato i cuori di entrambi. Non capisco perché, io e mio marito ci amiamo così tanto”

Tutto questo fino alla nascita del primo figlio. Sean, così fortemente desiderato, che induce l’attrice a ritirarsi temporaneamente dalle scene, per dedicarsi alla famiglia. Tale situazione si replica, poi, in seguito, quando dopo il sofferto divorzio da Ferrer, l’attrice sposa lo psichiatra italiano Andrea Dotti, dal quale ha il suo secondo figlio, Luca, nato dopo una complicata gravidanza.

Audrey Hepburn», la vita in una serie tv (scritta dal figlio)Audrey ci viene descritta come una donna di grande generosità. Dopo aver nuovamente divorziato ed aver volontariamente posto fine alla sua carriera di attrice, diventa ambasciatrice dell’UNICEF, mettendosi al servizio dei bisognosi, in particolar modo dei bambini nati in realtà estremamente povere e devastate dai conflitti

“I bambini sono sottonutriti, ricevono latte in polvere e un po’ di grano, ma molti stanno diventando ciechi perché non hanno abbastanza vitamine. Prendono malattie gravissime con niente, quelle per cui i nostri figli sono immunizzati. Alcuni sono senza energia, silenziosi e non giocano”

Si prodigherà per loro fino alla sua morte, avvenuta nel 1993, all’età di sessantatré anni.

La narrazione è molto scorrevole; ha un’impronta giornalistica, come si conviene a questo genere di scrittura e, cosa non trascurabile, non risulta né pesante né noiosa, come può, invece, accadere quando ci si approccia alle biografie. È sicuramente un bell’omaggio ad un’attrice perlopiù conosciuta grazie ad una serie di film divenuti cult per una combinazione di fattori (presenza di grandi interpreti e grandi registi, scenografie, trame ben rappresentate, ecc.) e per quel suo fascino discreto e raffinato.

Attraverso questa biografia, il lettore ha l’opportunità di conoscere ciò che alberga dietro allo sguardo intenso e alla dolcezza del sorriso di colei che ci suscitò curiosità sbocconcellando un dolce all’alba davanti alle vetrine di “Tiffany”, il brivido di una corsa in vespa per le vie di Roma o una dolce emozione sul pontile di un piroscafo per Parigi.

L’autore ci ha dato modo di conoscerne il lato umano e i valori, così rari in un mondo di finzione; valori che l’attrice trasmise anche ai figli

“mamma si era messa a leggerci una lettera ricevuta da uno scrittore che ammirava. Ricordate, diceva questa lettera, che se avete bisogno di una mano per aiutare, c’é quella in fondo al vostro braccio. Crescendo però ricordatevi di una seconda mano, quella per aiutare gli altri. Mia madre credeva nell’amore, quello che aggiusta e guarisce, facendo sì che tutto alla fine dei conti vada bene”

Direi che anche questa lettura è stata un bel viaggio, intrapreso attraverso la vita di uno dei miei miti adolescenziali (e non solo), passando attraverso pagine di storia tristemente note e scoprendo un mondo che non esiste più. L’unico neo di questa lettura è stato l’utilizzo di una terminologia di uso comune (espressioni come “attaccarsi al tram”, “sgraffignare”, “teppa”, ecc.), credo ormai facente parte del nostro vocabolario che, tuttavia, personalmente, non amo leggere, soprattutto in una biografia.

E voi… ricordate “Vacanze romane”, “Colazione da Tiffany” e “Sabrina”? Volete conoscere l’interessante protagonista di questi film?

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