"Arriva da ovest"
Narrativa contemporanea
Homo Scrivens
21 febbraio 2025
238
Nel mezzo di una notte d’estate del 1075, un monaco misterioso celebra un rito di eternità su una collina che domina Salerno, riscrivendo il destino di Trotula De Ruggiero, la leggendaria fondatrice della Scuola medica salernitana. Quasi mille anni dopo, un gabbiano che ha attraversato secoli di Storia ricuce finalmente le distanze tra il tempo e le generazioni, riavviando la spirale di un cammino senza fine dentro una storia d’amore che ritrova Francesca e Giovanni, i discendenti di Trotula e di suo marito. Sullo sfondo, Napoli e la sua periferia, che fanno da ponte tra il passato e il presente e tra la fatica dei giorni e le speranze del meridione. Intorno e sopra ogni cosa, il mare come rifugio, il peso immemore della Storia, le piccole storie delle strade del sud, il mistero fecondo della vita, la ragnatela composta della rassegnazione, le suggestioni inaspettate della speranza.
“Arriva da ovest” di Giuseppe Mauro, edito da Homo Scrivens è un romanzo al confine tra storico, fantasy e autobiografia.
L’autore parte da lontano, dal 1075 quando Gisulfo, principe longobardo di Salerno, si propone di “conquistare e riunire tutta l’Italia meridionale.”
Sono romantiche e poetiche le descrizioni dell’autore, soprattutto quelle del cielo stellato.
“La cintura di Orione si staglia verso mezzogiorno, appesa al cielo come un poligono perfetto, porta incantata verso altri mondi, altre possibilità. A occidente, dove il cielo è ancora preda di un azzurro scavato di nero, la Via Lattea affonda dietro la linea dell’orizzonte, nelle profondità misteriose del mare, oltre le colonne d’Ercole.”
Scappando dalle persecuzioni dell’imam in Egitto, Costantino arriva sulle colline intorno a Salerno dove prepara la sua puja, “che fonda insieme pratiche tantriche e buddiste.” Una pratica che sa di eternità, legata al suono ritmico di un om portato dal vento.
E il tempo pare fermarsi:
“Il cielo scurisce ripido, un cerchio nero perfetto che scava un solco in mezzo all’azzurro timido dell’aurora che attende, rispettosa. È come una porta, una poesia senza ritorno, un passaggio d’anime.”
Scende su Costantino un vortice che pare risucchiarlo e portarlo in alto, in mezzo al cielo.
È un soffio di vento “leggero ma deciso” quello che “arriva da ovest.”
Improvvisamente ci troviamo nel presente, dove conosciamo Francesca. È già passato un anno da quando è finita la sua storia d’amore con Paolo. Quattro anni senza alcuna emozione. Mentre si siede all’ombra per rinfrescarsi con un gelato, le arriva vicino un gabbiano che “ha come uno strano tatuaggio sul collo, il disegno di una spirale senza fine.”
Parallelamente alla storia della ragazza, l’autore ci presenta quella di Giovanni. Anche lui incontra lo stesso gabbiano che sembra capire quello che gli si dice e pare volergli comunicare qualcosa. Giovanni racconta al lettore l’ipocondria della madre e quello che lui avrebbe voluto realizzare, senza riuscirci:
“La vita è così, ti condanna a perpetui ritardi: colmarli è impossibile, certe volte è necessario.”
Descrive anche il suo lungo fidanzamento, al termine del quale il matrimonio sembrava essere l’unica soluzione, ma non certo la migliore.
“So che a un certo punto abbiamo smesso di parlare di sapere di indovinare i sogni dell’altro. So che c’era un vento cattivo che rompeva gli argini messi a riparare la nostra casa (…) io lo sentivo sulla pelle, dentro le ossa.”
Una relazione è come il vento, quando è stanco smette di girare.
È garbata e soave la scrittura di Giuseppe Mauro. Lascia al lettore tempo e modo di immaginare le scene, anche quelle lasciate in sospeso che aleggiano sulla storia come un volo di gabbiano.
Francesca si perde nei ricordi, come nei vicoli di Napoli. Noi camminiamo insieme a lei tra le bancarelle, le esposizioni dei presepi e i quartieri spagnoli.
“La storia di Napoli sta nella gente e nelle strade, nelle parole infinite, nelle narrazioni e nelle leggende che viaggiano da più di duemila anni da una bocca all’altra, da una generazione a quella dopo, lungo le ragnatele intrecciate di vie e di vicoli e di piazze (…) l’eco di ogni storia che rimbomba attraverso i secoli.”
La descrizione che Giuseppe fa di Napoli è simile ad una dichiarazione d’amore.
È anche un viaggio nei ricordi, questo libro. Ricordi legati ai nonni, il rifugio di quando si è piccoli. L’inconfondibile profumo di quella salsa che sobbolliva dalle cinque e mezza di mattina o il gusto squisito delle polpette della nonna. Crescendo, il ricordo è dei nonni che si incurvano, si incanutiscono e non riescono più a fare tutte le cose che facevano quando i nipoti erano piccoli.
“È finito un mondo (…) Tuo padre e i fratelli avrebbero venduto quella casa, quelle stanze, quegli odori che erano (…) uno scrigno della memoria, un porto a cui ogni tanto dovevi tornare e adesso non avresti più potuto farlo.”
C’è una struggente malinconia in queste pagine.
Questa storia si lega ad una ben più lontana nel tempo, quella di Trotula e Giovanni.
Da lettrice di romanzi storici e di biografie avrei gradito che l’autore si fosse soffermato maggiormente sulla storia di Trotula De Ruggiero, la prima donna ginecologa della Storia.
Per sapere come si intrecciano gli episodi del passato con quelli del presente e per scoprire cosa accade a Francesca e Giovanni, vi invito a leggere questo libro. È un romanzo delicato come una brezza, come un battito d’ali, come un refolo che arriva da ovest.
“Ecco, il tempo è arrivato.
La notte si scioglie giusto al centro del cielo, mentre le cose si fermano insieme all’orbitare eterno delle stelle e dei pianeti.”
(4 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.