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Recensione: “Armadale” di Wilkie Collins, Fazi Editore

Armadale Book Cover Armadale
Wilkie Collins
Sensational Novel
Fazi Editore
21-01-2016
Ebook e cartaceo
800

Armadale è un nome, ma il romanzo non è la storia del personaggio che lo porta. È piuttosto la storia del nome stesso, anzi del mistero che vi si cela. Perché sono quattro gli Allan Armadale coinvolti nella vicenda, due padri e i rispettivi figli: opera del destino o del caso? Quando l’anziano Allan Armadale, in punto di morte, affida a una lettera una confessione terribile, non immagina nemmeno lontanamente le ripercussioni che ne seguiranno: il segreto che rivela coinvolge la misteriosa Lydia Gwilt, tentatrice dai capelli rosso fuoco, bigama, dipendente dal laudano e avvelenatrice di mariti. I suoi maliziosi intrighi carburano la trama di questo dramma appassionante: una storia di identità confuse, maledizioni ereditate, rivalità amorose, spionaggio, denaro… e assassinio.
Il personaggio di Lydia Gwilt orripilò i critici dell’epoca, al punto che un recensore la descrisse come «una delle donne maligne più recidive di sempre, i cui espedienti e le cui brame hanno infangato la narrativa». Resta fra le più enigmatiche e affascinanti donne del diciannovesimo secolo, il cuore nero della più sensazionale fra le sensation novel vittoriane.
Considerato tra i capolavori di Collins, Armadale, romanzo a tinte forti e pieno di suggestioni, conferma il talento magistrale dell’autore nel tessere un intreccio in maniera impeccabile.

«È impossibile smettere di leggere Wilkie Collins».
Alessandro Baricco, «la Repubblica»

«Wilkie Collins è famoso, nei manuali di letteratura, per avere scritto nel 1868 il primo giallo. Ma non eccelle solo nella suspense. È anche uno scrittore di sentimenti. Ed eccelle nella pittura dei personaggi».
Antonio D’Orrico

«Era sintonizzato sulla modernità, addirittura più di Dickens».
«The Guardian»

 

“Se la virtù è ricompensa di se stessa, un uomo che sta cominciando un ciclo di rinnovamento dovrebbe essere un uomo impegnato in un cammino incoraggiante. Ma la virtù non è sempre ricompensa di se stessa, e la strada che porta al rinnovamento è troppo male illuminata per essere una via così degna”

Pubblicato a puntate sul Cornhill Magazine tra novembre 1864 e giugno 1865 e successivamente raccolto in due volumi, Armadale è il terzo dei quattro ‘grandi romanzi’ scritti da Wilkie Collins negli anni sessanta dell’Ottocento.

Conta circa ottocento pagine e ha una trama piuttosto articolata, ma per amor di sintesi e per non farmi sfuggire particolari troppo dettagliati, la racconterò a grandi linee.

Nel 1832 Allan Armadale dal suo letto di morte confessa di aver ucciso in passato il suo commesso –nonché cugino -, reo a sua volta di avergli rubato l’identità, sposando la donna che Allan amava. L’intera confessione è trascritta in una lettera che verrà consegnata a suo figlio alla maggiore età, e che contiene un monito imprescindibile: per nessuna ragione al mondo, egli dovrà venire in contatto con l’uomo che porta il suo stesso nome, Allan Armadale.
Già, perché di Allan Armadale in questa storia ce ne sono due: il figlio del vero Armadale (l’omicida) e il figlio del falso Armadale (la vittima).
Di qui la storia si sposta nel 1851. I due Armadale, per caso o spinti dal destino comune, si incontrano e diventano amici, ignari di essere legati dalle drammatiche vicende passate tra i rispettivi padri. Il figlio dell’omicida, che per sfuggire al patrigno ha assunto un falso nome (Midwinter), non ha infatti ancora ricevuto la lettera con la confessione di suo padre. Quando questo accade, l’amicizia tra i due giovani è già così consolidata che Midwinter decide di tacere al suo amico la verità, anche perché la confessione conteneva informazioni che avrebbero screditato la madre del giovane Armadale, da lui molto amata.
Una notte i due si ritrovano sul relitto della Grâce de Dieu, la nave in cui in passato era accaduto l’omicidio ed Armadale fa un sogno, che appare come profetico agli occhi di Midwinter; quest’ultimo si convince che sarà lui ad espiare la colpa di suo padre e che un destino fatale cadrà sulla sua vita e su quella dell’amico se non si separeranno una volta per tutte. Midwinter tenta allora in ogni modo di allontanarsi da Armadale, ma ancora, il caso o il destino li riportano sempre sulla stessa strada. La situazione si complica ancor più nel momento in cui nelle loro vite compare Lydia Gwilt, una donna dai capelli rossi e dal passato oscuro, i cui intrighi carbureranno –come dice la sinossi- la trama di questo dramma appassionante.

Armadale è un dramma appassionante, che cattura il lettore dalle prime pagine e non lo lascia più se non alla fine della storia. Intrighi, rivalità amorose, spionaggio, tentato omicidio, matrimoni segreti, imbrogli e avventure in mare caratterizzano il romanzo, perfetto esemplare di sensational novel, genere letterario diffusosi in Gran Bretagna tra il 1860 e il 1870, che vede Wilkie Collins proprio come uno dei suoi più importanti esponenti.

I temi principali del romanzo sono la relazione tra nome e identità personale e il confronto-scontro tra superstizione e razionalità. Quest’ultimo tema caratterizza marcatamente la storia e porta l’autore a porre un’attenzione quasi maniacale sulla psicologia dei due protagonisti e sul loro modo di interpretare il sogno di Armadale sul relitto della Grâce de Dieu. Se da un lato lo stesso Armadale, ingenuo al limite del frivolo, considera il sogno come rielaborazione notturna e inconscia di eventi vissuti durante il giorno, Midwinter lo considera una terribile premonizione. Quando alcune vicende del sogno troveranno riscontro nella realtà, ancora una volta i due avranno opinioni contrastanti: se Armadale considererà il fatto come puro frutto del caso, Midwinter non potrà scorgervi altro che la manifestazione evidente delle sue superstizioni.
È difficile capire la posizione dell’autore in questo conflitto di opinioni, anche se al termine della storia, nella postfazione, egli stesso lascia trapelare la sua opinione offrendo al lettore un episodio realmente accaduto in Inghilterra in quegli anni. A voi il piacere di scoprirlo al termine della lettura!

“Le donne sono proverbialmente pronte ad ascoltare ragioni e universalmente disposte a cambiare opinioni l’una dell’altra se richiesto, specialmente quando una pensa che un’altra abbia distrutto le sue prospettive di fare un buon matrimonio”.

Menzione a parte merita il personaggio di Lydia Gwilt, il personaggio malvagio della storia. Curioso che Collins abbia scelto per lei un cognome il cui suono ricorda proprio la parola inglese “guilt”, colpevole. Miss Gwilt è un capolavoro di malvagità: è subdola, criminale, senza scrupoli. Persino bigama. Chiaramente un personaggio del genere fece storcere il naso ai moralisti vittoriani e il romanzo creò non poco scalpore, non tanto per la malvagità di Lydia Gwilt, quanto piuttosto per il suo essere, nonostante tutto, una donna libera e indipendente che (come se non bastasse) si prende persino gioco degli uomini. “Sappiamo tutti che una signorina non ha passioni”, scrive ironicamente Lydia nel suo diario. Bisogna ricordare che qualche anno prima, nel 1857, con il Matrimonial Causes Act il parlamento inglese aveva legalizzato il divorzio, perciò erano anni in cui il ruolo della donna era piuttosto discusso.

Lo stile è abbastanza articolato, vi sono lunghe descrizioni di ambienti e stati d’animo dei personaggi, la cui psicologia è molto approfondita. Spesso nei dialoghi tra Armadale e Midwinter compaiono digressioni sulle imbarcazioni, amate da entrambi, un po’ troppo infarcite di termini tecnici. Inoltre il romanzo non è interamente scritto sotto forma di testo narrativo; molte vicende sono infatti raccontate attraverso lettere e pagine di diario. A tal proposito evidenzio l’unico piccolo punto di debolezza del romanzo, ovvero la ridondanza di alcuni eventi, che ci vengono proposti sia nella narrazione vera e propria, sia nelle lettere e nel diario di Miss Gwilt. Ma questo è inevitabile se ricordiamo che Armadale veniva pubblicato a puntate, pertanto si rendeva necessario richiamare alla memoria del lettore eventi accaduti nelle pubblicazioni precedenti.

“Anche in questa circostanza, come in tutti gli eventi umani, gli elementi del grottesco e del terribile si ritrovarono assieme, per quella sottile legge del contrasto che è una delle leggi della vita mortale”. 

Perché leggere questo romanzo? Perché è scritto magistralmente, ha un intreccio intricato e originale, delle atmosfere suggestive ed è ricco di suspense e regala al lettore infiniti spunti di riflessione sulla natura umana. Non da ultimo, è una ottima occasione per conoscere meglio usi e costumi dell’epoca vittoriana, nonché curiosità in materia di legge, medicina e chimica di quegli anni. Un romanzo appassionante e istruttivo a tutti gli effetti.

Buona lettura!

Arianna

Wilkie William Collins (Marylebone, 8 gennaio 1824 – Londra, 23 settembre 1889) è stato uno scrittore inglese, amico e collaboratore di Charles Dickens.

La sua produzione letteraria, e in particolare quella fantastica, è di assoluto rilievo, ma non vi è dubbio che a tutt’oggi sia maggiormente conosciuto dal grande pubblico per i romanzi gialli La donna in bianco, La pietra di Luna, La legge e la signora e La follia dei Monkton. La pietra di Luna è, inoltre, il primo fair-play, ossia il primo romanzo in cui il lettore dispone di tutti gli indizi per risolvere il mistero, anche se Collins complica le indagini con falsi indizi. G.K. Chesterton scrisse di Dickens e Collins: «Erano insuperabili nelle storie di fantasmi».

Appassionata lettrice sin dall'infanzia, prediligo i romanzi storici e i saggi. Adoro l'Ottocento inglese e tutto ciò che lo riguarda. Le mie scrittrici preferite sono ovviamente Jane Austen ed Elizabeth Gaskell. Nonostante i miei hobby umanistici studio tutt'altro.

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