Ariel e Azra Book Cover Ariel e Azra
Diego Venturi
Romanzo
Affinità Elettive Edizioni
3 novembre 2020
Cartaceo
156

Si sono già trovati. La storia di un amore vero, nato dalla scoperta della diversità, cresciuto contro il disprezzo e l’ignoranza, con l’innocenza di chi non ha paure.

Ariel ha lasciato da poco Israele, Azra il quartiere rom di Shutka, Macedonia. Si incontrano, per puro caso. Roma è grande, è straniera. Ma loro sapranno come ritrovarsi.

“Vi voglio raccontare una storia meravigliosa…Conoscerete culture e modi di vivere particolari, e se ancora non potete comprenderli bene, se ancora non sapete come apprezzarli, non vi preoccupate: conoscerli ve lo permetterà. Vi parlerò di ebrei, di zingari e del loro splendido mondo. Della religione, dello stile di vita e delle vicende di queste comunità così apparentemente diverse tra loro, ma che in realtà hanno condiviso molti eventi nel proprio passato…”

 

Ciao a tutti cari amici. Ho finalmente terminato il romanzo “Ariel e Azra” di Diego Venturi, di cui vi ho parlato tempo fa in un breve video. Vi ricordate? Parlava dell’amore sbocciato tra due giovani di etnie diverse che il destino ha voluto far incontrare a Roma.

Ariel è israeliano, ebreo. Azra invece è una ragazza rom, precisamente viene da Skopje, in Macedonia. Per diverse vicissitudini, entrambi hanno dovuto abbandonare la loro terra d’origine per recarsi nella “Città Eterna” che, nonostante tutto il fascino e la bellezza che racchiude in sé, non riesce a penetrare nella loro anima, intrisa dai profumi e dai suoni del suolo natio.

Proprio nel primo capitolo del libro Ariel mette in evidenza questa sua condizione di emigrato e il suo disagio interiore nel trovarsi catapultato fuori dal suo mondo.

“Fino a qualche settimana fa vivevo a Tel Aviv… e all’improvviso eccomi qua: in una terra straniera, in mezzo a persone straniere, circondato da gente che parlava una lingua straniera. Straniero, io stesso”.

 

Qualche pagina dopo gli farà eco Azra, colorando con emozioni e briciole di poesia il suo sentire

“Siamo arrivati a Roma in una luce fosca, accaldata. Sensazioni vaghe di libertà, paura, smarrimento mi hanno stretto il petto. È sempre così quando arriviamo in un posto nuovo. Viviamo di emozioni, noi. Una caligine di sentimenti sparsi… Ci siamo adattati, com’è nella nostra indole. Anime di vento noi. Senza radici. Anzi, con radici sottili, superficiali. A forza di essere vento”.

Ariel incontra Azra fuori dalla sua scuola. Lei chiede l’elemosina insieme al suo fratellino. Quando il suo sguardo si sofferma su di lei, il mondo, che gli pareva avesse perso i suoi colori, si riaccende di vita

“Stavo passeggiando… quando la vidi per la prima volta… Un abbaglio. Un colpo al petto…Tutto in un battito di ciglia… Era bella, quella fanciulla. Bella da togliere il fiato…”

Anche Azra non può fare a meno di notare quel ragazzo con quel buffo copricapo addosso. Quella notte il sonno di entrambi sembra finalmente abbracciare le stelle. Si svegliano felici e riposati. Hanno trovato un motivo per aver voglia di vivere, un qualcosa che renda accettabile qualunque prova che il giorno metta loro davanti. Non sanno nulla l’uno dell’altra, solo che si cercheranno, perché hanno bisogno di conoscersi.

Non avviene subito il secondo incontro. Spesso Azra è costretta a cambiare zona per chiedere l’elemosina. È un caso fortuito che Ariel decida di andare a visitare la stazione Termini. È lì che la ritrova e, stavolta, non si fa fuggire l’occasione: si avvicina a lei e cominciano a parlare.

Da quel giorno i due giovani si incontreranno sempre più spesso. Nel loro italiano inizialmente stentato si presenteranno, si conosceranno e si confideranno. Arriveranno al punto di non poter più fare a meno l’uno dell’altra, nonostante le loro diverse origini che sanno possono essere d’ostacolo per la loro unione. Ma ci penseranno dopo, per ora vogliono solo vivere la loro storia d’amore con tutto l’entusiasmo  della loro giovinezza.

Tutto sembra andare per il meglio quando una rom, conoscente della famiglia che ospita Azra, li sorprende in atteggiamenti inequivocabili. Da quel momento alla ragazza viene impedito di vedere il suo Ariel. È costretta a non allontanarsi dal campo dove vivono, le conseguenze della sua disobbedienza potrebbero essere pesanti.

Dal canto suo Ariel non ha la minima idea di come rintracciarla; non sa cosa sia accaduto, ha paura e soffre tanto.

Ma il loro grande amore non può essere messo a tacere così facilmente. Al primo attimo di distrazione dei suoi carcerieri Azra scappa e va a cercare il suo ragazzo. Ora devono decidere il da farsi se vogliono stare insieme.

Riusciranno a far trionfare i loro sentimenti nonostante tutti gli ostacoli che gli si parano davanti?

Non vi dirò di più sulla trama, non voglio togliervi il piacere di leggerlo.

Invece voglio darvi qualche notizia sull’autore. Incuriosita dalla dedica con tanto di foto che è stata inserita nell’ultima pagina del libro e dalle pagine che precedono il romanzo vero e proprio,  sono andata  a documentarmi su Diego Venturi. Non ho trovato molto, però ho avuto la conferma che questo libro non nasce solo dalla fantasia dello scrittore, ma racconta, in parte, avvenimenti realmente accaduti. In un intervista che gli è stata fatta, Diego Venturi parla, infatti, di “Ariel e Azra” definendolo un romanzo autobiografico. Non so fino a che punto fatti, luoghi e vicende rispecchino la realtà, per saperlo bisognerebbe poter parlare con lo scrittore. Ma di una cosa sono certa: il messaggio principale che vuole farci arrivare da lui è molto sentito. Vi riporto alcuni passaggi per farvelo comprendere appieno

Si possono ricevere insulti, ingiurie, provocazioni e anche umiliazioni. Si può essere definiti “diversi” in modo dispregiativo…E invece, sapete? Essere diversi è un patrimonio, una ricchezza, non qualcosa di cui vergognarsi. Io spero che voi siate fieri della vostra origine e della vostra “diversità”.

Bisogna aprirsi al mondo senza rinunciare a ciò che si è, ci dice l’autore tramite le voci e le azioni dei suoi protagonisti. E non usa troppi giri di parole per farlo. Con un linguaggio semplice, ma fluido e grammaticalmente curato, ci fa capire l’importanza che ognuno di noi riveste in questa società che spesso sembra volerci uniformare tutti.

Uomini visti come individui singoli, ricchi di storie personali. Persone che accolgono l’altro, il suo essere differente, con rispetto e voglia di condivisione.

Sfumature di colori che riempiono tele bianche. A questo si deve puntare.

D’altronde il cielo non è più bello quando viene solcato dall’arcobaleno?  La penso così solo io o anche voi?

Sahira

 

Scritto da:

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro

trovando scialbo ciò che non colora,

Sono emozione che con la penna divora

il bianco candido di un libro vissuto…