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Recensione: “Animas” di Federica Cabras, Officina Milena

Animas Book Cover Animas
Federica Cabras
Horror
Officina Milena
1 dicembre 2020
cartaceo, ebook
200

La notte del trentuno ottobre, in cui il confine tra i vivi e i morti si fa meno nitido, è una notte pericolosa per la famiglia Ruinas. I maschi di questa stirpe sono maledetti: se un Ruinas incontra la morte nella sera dell’ultimo giorno di ottobre, resta sulla terra per sette anni, durante i quali opera per condurre alla pazzia e poi alla tomba il resto della famiglia.

Nella Sardegna degli anni Cinquanta sono Lucia e sua figlia Graziella a fare i conti con la morte dannata del loro capofamiglia Giovanni. Quando la madre comincia a perdere il senno, è la giovane Graziella che continua a lottare per cambiare questo destino, sostenuta da Umberto, un altro Ruinas in pericolo, che le darà il coraggio necessario per provare a mettere in salvo tutti.

 

Animas è una storia di promessa di primavera e di età dell’oro, in cui uomini e animali vivono nel rispetto, in cui Ade e Proserpina si danno la mano e sorridono invitando alla danza ogni Donna. Ogni Donna che è dea, strega e fata, ossia Jana, e che custodisce un tempio di terra, mare e sangue, un’Isola in cui Vita e Morte sono spose.”

Emma Fenu

 

Esiste un volto della Sardegna noto a tutti, fatto di mare, di sole, vacanze e discoteche; quello che attira i turisti vogliosi di relax e divertimento. Ma ne esiste un altro, più difficile da scoprire. È quello di un’isola sferzata dal vento, che diventa un tutt’uno con chi vi abita, di una Terra piena di canti silenziosi e di silenzi pieni di parole. Una Terra che trovi solo se la cerchi e che, una volta conosciuta e compresa, farà parte di te per sempre.

È di questa Sardegna che Federica Cabras ci parla in Animas, trasportandoci indietro nel tempo, in quei giorni in cui sul suolo sardo non era ancora apparsa l’orma del progresso che tende ad appiattire tutto in nome di un benessere comune. L’isola poteva considerarsi una terra vergine ai tempi di Graziella Ruinas, la protagonista del nostro romanzo. La donna, nonostante la sua veneranda età, ancora rammenta le giornate di allora, fatte di fatica e sudore, ma anche di semplicità, che si manifestava nel ringraziare per il poco che si aveva, nell’andare avanti nonostante tutto con in mano sempre un rosario e lo sguardo rivolto verso il cielo. E ora che quel cielo lo sente sempre più vicino a sé, vuole che tutti i suoi ricordi non vengano perduti, che ciò che è sempre stato taciuto venga alla luce.

Mette nelle mani di Emma, la moglie di suo nipote, con la quale sente nascere da subito un forte affiatamento, la storia della sua vita, chiedendole di pubblicarla solo dopo la sua morte. Non è facile da raccontare e tanto meno è stato facile viverla, perché narra di un’antica maledizione che colpiva gli uomini della famiglia Ruinas, in primis, e i loro affetti più cari di conseguenza.

 

“Nell’Isola, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti, il 31 ottobre, si fa meno nitido, meno chiaro, più nebuloso. È a cavallo tra l’ultimo giorno di ottobre e il primo di novembre che i defunti possono passeggiare indisturbati per le vie del paese, unirsi a noi. Banchettare. Dialogare. Persino toccarci. Questo si credeva già dall’era dei tempi, ma una diceria tramandava che la mia famiglia fosse indissolubilmente legata a questa raccapricciante credenza…chi muore il 31 ottobre, nella nostra famiglia, non va via del tutto”.

 

Graziella aveva a malapena tredici anni quando la sorte funesta si prese suo padre. Sua madre, Lucia, per cercare di scongiurare la maledizione, non avvisò nessuno della morte dell’uomo prima dello scoccare della mezzanotte del 31 ottobre.

Ma non si gioca con gli spiriti, non esistono stratagemmi per eludere la loro attenzione. Di lì a poco, strani e terribili avvenimenti cominciarono a manifestarsi nella casa; sogni terribili infestarono le notti di Graziella, mentre la pazzia si faceva strada nella mente di sua madre.

Nonostante la sua giovane età, la ragazza decide di non arrendersi a quel destino avverso. Pretende e lotta per avere la sua felicità. Lo sbocciare dell’amore nel suo cuore la rende ancora più tenace nell’affrontare la grande prova che la vita le ha messo di fronte. Sarà lei ad avere la meglio?

 

Che piacere ritrovare le antiche tradizioni sarde in un libro che, oltre tutto, è piacevolissimo da leggere anche per chi non nutre alcun interesse per questo argomento. Non pensate anche voi che tramandare le antiche usanze di una terra permetta di conservare la sua identità? Che in parte l’anima di ognuno di noi sia legata al “suolo natio”?

Federica Cabras è stata molto brava a intessere una storia intorno a un mondo che ormai sta svanendo. Devo premettere che a me non piacciono gli horror e, probabilmente, se non fosse stato per l’ambientazione del libro, “Animas” non lo avrei neanche preso in considerazione, una volta letta la trama. E avrei sbagliato, perché in questo romanzo, accanto alle teste mozzate, agli spettri e ai brividi che inevitabilmente sfiorano la pelle, assistiamo al cammino di una giovane donna che, presa consapevolezza delle difficoltà che ha davanti, le affronta con coraggio.

È dunque un romanzo di formazione questo che, attraverso la storia della crescita personale della sua protagonista, mette in evidenza la fierezza, il senso di rispetto e lo spirito di un popolo che, per tanto tempo, è stato protetto dall’ombra dei suoi nuraghi.

«Le bestie sono bestie» soleva dirmi il babbo quando…mi avvisava che l’agnellino con cui stavo giocando non sarebbe rimasto vivo a lungo «Non ti affezionare…» Vita e morte, eternamente legate, sia per gli umani che per gli animali: questa era una delle regole della mia terra e io la rispettavo. «Ti darà del cibo» aggiungeva sempre «e il rispetto che gli devi è più forte di quello che ti deve lui»

 

Le donne sarde, soprattutto, sono ricamate con cura dall’abile penna della scrittrice, che riesce a scavare dentro le emozioni, portandole in superficie senza mai esibirle, lasciandole fluire insieme alla storia e, così facendo, regalandole a chiunque abbia voglia di accoglierle dentro di sé.

Una scrittura, quella di Federica Cabras, delicata e incisiva insieme, poetica e libera, proprio come quel cielo che, gettandosi nel mare, sembra non avere confini e regala l’idea di immensità.

E in questo libro, l’immenso è protagonista insieme alla caducità della vita; quell’immenso che si espande sopra l’esistenza di ogni creatura, quasi a ricordarle che nulla finisce dove arriva lo sguardo, ma c’è altro oltre, invisibile agli occhi, ma che si percepisce nell’anima.

Come avrete capito, il mio giudizio su questo libro è più che positivo. Vi invito a leggerlo, sono sicura che non ve ne pentirete.

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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