Anima
noir, thriller
Fazi Editore
25 novembre 2025
ebook, cartaceo
463
Una donna assassinata in una casa vuota, distesa in una pozza di sangue nel buio del salotto. Unico testimone, il gatto. È questa la scena agghiacciante che Wahhch Debch si trova davanti una sera, tornando dal lavoro. Quella casa è la sua, quella donna è sua moglie. Accecato dal dolore, assetato di vendetta ma soprattutto in cerca di risposte, l’uomo parte alla caccia del killer. Nel disperato tentativo di trovare una spiegazione al male, sprofonda nelle viscere di un mondo a sé stante, che vive appena sotto la pelle del mondo civile, abbandonato a mafie e traffici di ogni sorta, governato da leggi proprie. È un’esplorazione della natura umana nei suoi lati più oscuri, quella compiuta da Wahhch, un viaggio che lo porterà dalle gelide riserve indigene del Québec, dove le più orribili bassezze si mescolano alla bellezza della cosmologia indiana, fino al Libano, dov’è sepolto il suo tragico segreto, un episodio brutale dell’infanzia che gli ha cambiato per sempre la vita. Sconvolgente odissea contemporanea, Anima è al tempo stesso un’ardita provocazione letteraria: capitolo dopo capitolo, il filo della narrazione è ripreso da una successione di animali, a partire dal gatto che racconta la scena iniziale. In un atipico bestiario, cani, gatti, topi, serpenti e insetti d’ogni genere si fanno testimoni dell’intera vicenda, immergendo il lettore nella loro percezione della realtà. La desolante verità che si delinea è una sola: «il cielo non ha visto niente di più bestiale dell’uomo». «Gli umani sono soli. Malgrado la pioggia, malgrado gli animali, malgrado i fiumi e gli alberi e il cielo e malgrado il fuoco. Gli umani sono sempre sulla soglia. Hanno avuto il dono della verticalità, e tuttavia conducono la loro esistenza curvi sotto un peso invisibile. C’è qualcosa che li schiaccia. Piove: ecco che corrono. Sperano nella venuta delle divinità, ma non vedono gli occhi degli animali che li guardano. Non sentono il nostro silenzio che li ascolta. Prigionieri della loro ragione, la maggior parte di loro non farà mai il grande passo dell’irragionevolezza, se non al prezzo di un’illuminazione che li lascerà esangui, e folli. Sono assorbiti da ciò che hanno sottomano, e quando le loro mani sono vuote, se le portano al viso e piangono. Sono fatti così».
“Gli uomini sono migliori delle bestie? O viceversa?”
Il Male: è umano o bestiale?
“Gli umani sono più bestie delle bestie, e le bestie sono più umane degli umani.”
Anima di Wajdi Mouawad è uno di quei libri noir che, piaccia o no, non lasciano indifferenti per la crudezza dei temi trattati e la tecnica narrativa destabilizzante. La storia viene narrata dal punto di vista degli animali (gatti, cani, cavalli, muli, maiali, topi, farfalle, scimpanzé, insetti e volatili) identificati all’inizio di ogni capitolo con il loro nome latino.
Uno dei romanzi più disturbanti della letteratura contemporanea, per il decimo anniversario Fazi Editore presenta un’edizione speciale con copertina nera e la magistrale prefazione di Melania Mazzucco, che consiglio di rileggere dopo aver finito il libro: si apprezza anche di più.
“Una chiave per accedere al segreto di Anima è letteraria. Libero come uno dei suoi uccelli, Mouawad vola tra generi, registri e lingue.”
È un romanzo che mi ha letteralmente trascinata, insieme al protagonista, negli abissi del Tartaro, in una discesa lenta e inesorabile. Perché in Anima la violenza non è mai gratuita, ma per assurdo necessaria e, forse proprio per questo, per me, è stata difficile da sostenere.
“Sei nella pancia del lupo. L’uno penetrava l’altro, tappandogli la bocca con la mano, il coltello puntato alla gola, impedendogli di gridare come avrebbe voluto.”
Talmente disturbante che fin da subito ho ‘alzato’ una barriera emotiva per attraversare descrizioni senza filtri. Dettagli così precisi da dare il voltastomaco, di una bestialità così palpabile che, durante la lettura, si sente vibrare ogni millimetro di epidermide.
Si sa, il mondo non è tutto arcobaleni e unicorni, ma Wajdi Mouawad costringe a guardarlo per ciò che è, senza consolazioni, e con il Male che dilaga.
Mouawad illude il lettore aprendo il romanzo con un tono crime. Il protagonista Wahhch Debch rientra a casa e trova sua moglie Léonie in una pozza di sangue: un omicidio brutale e feroce. Tutto fa pensare all’inizio di un thriller coi fiocchi. Invece, già dopo poche pagine Anima cambia prospettiva, non solo perché narrata dagli animali, diventando un viaggio introspettivo. Gli animali osservano, raccontano, comprendono. E, soprattutto, vedono.
Vedono ciò che agli esseri umani sfugge: l’anima.
“L’ho guardato. Lui mi ha guardato. Il giallo filtrava dalle palpebre socchiuse. La tristezza. Ho abbaiato.
Lui ha sorriso. Allora ho capito che quell’uomo, un tempo, in un modo che nessuno conosceva, aveva legato il suo destino a quello delle bestie.”
Gli animali riconoscono in Wahhch Debch qualcosa di familiare e inquietante, un loro simile. Un congenere. Una bestia.
“Lo seguivo come si segue un proprio simile e non sapevo più se era per nuocergli o per proteggerlo.
Salvalo! mi ha ordinato il mio sangue, e io gli ho obbedito.”
Dopo la morte della moglie, Wahhch intraprende un viaggio ossessivo, quasi febbrile.
Non si tratta solo di trovare un colpevole, ma di affrontare un dubbio molto più radicale: e se il mostro fosse lui stesso?
“Voglio trovare chi ha fatto questo.
Voglio solo vedere che faccia ha.
Voglio essere sicuro che io non sono lui.”
Così, Mouawad inizia a narrare, con una scrittura ipnotica e frastornante, il viaggio del protagonista nel Nord America. Fatto di incontri, carneficine e traumi che gli permettono, pagina dopo pagina, di scavare nella sua infanzia e trovarsi faccia a faccia con la verità: il massacro nel settembre del 1982 di Sabra e Chatila.
Ma quale è la posta in gioco? “Attraversa le tenebre e troverai la luce”. La verità. La memoria. Dare voce a chi non l’ha più: i morti, le bestie, gli innocenti che a causa delle silenziose guerre civili vivono schiacciati dagli orrori più aberranti della guerra. La Geena dell’anima.
La lettura diventa sconcertante: Mouawad alterna lingue, inserisce spesso frasi in inglese costringendo il lettore a fermarsi e a un continuo riasetto. Questa scelta letteraria l’ho particolarmente apprezzata perché, così facendo, spezzavo il ritmo incalzante e disagiante dei contenuti. Mi lasciava il tempo per “respirare”.
Tanti gli umani, e animali, che incontra Wahhch lungo il suo viaggio introspettivo. Alcuni umani, Janice, il coroner Aubert Chagnon, i veterinari e Winona possiedono quelle caratteristiche che fanno pensare che, dopotutto, esiste ancora una forma di speranza e di salvezza.
“Per quanto impossibile possa sembrare, la vita consiste nel continuare a sperare nonostante tutto.”
Uno dei personaggi che più mi ha colpito è Coach, capo della comunità Mohawk: una figura autoritaria che conserva un briciolo di sensibilità umana. Aiuta il protagonista nel suo viaggio interiore.
Ma fra tutti, ho amato Mason-Dixon Line. Il cane, della razza dei lupi. L’anima animale di Wahhch Debch.
“Ogni uomo ha un animale come simbolo della parte invisibile di sé, del suo essere magico, della sua poesia. Quell’animale è il suo totem. Essere umani e animali talvolta si scambiano o condividono l’anima.”
Una bestia mostruosa. Wajdi Mouawad descrive il rapporto con Wahhch facendo trasparire una dolcezza e fedeltà che mi hanno conquistata. Credo sia stato il mio saldo appiglio per accettare parte della lettura. Questa è una delle frasi che più mi sono piaciute:
“Chi potrà fare in modo che ciò che è avvenuto non sia mai accaduto? Avrei voluto esserci, tanto tempo fa, per difenderti, avrei voluto essere al tuo fianco e subire al tuo posto quello che ti hanno fatto.”
L’ultima parte del romanzo è narrata da un umano: il coroner Aubert Chagnon. Egli fa una fotografia degli eventi, mettendo in luce l’homo sapiens sapiens in una forma spietata: capace di razionalizzare l’orrore, di dargli un nome, ma in fondo non di comprenderlo davvero.
Perché il Male, in Anima, non è altrove. È qui. È dentro. Ed è umano.
Quest’opera è senza dubbio un capolavoro letterario, ma è una lettura che non mi sento di consigliare nonostante mi sia piaciuta davvero tanto. È un paradosso, lo so, ma credetemi è talmente disturbante che Anima non è un romanzo per tutti.
“Attraversa le tenebre e troverai la luce.”

Ciao! Mi chiamo Ivonne, sono sposata con Francesco e mamma di tre splendide figlie. Amo i bambini (infatti sono un’insegnante d’infanzia), la corsa e… ovviamente i libri.
Non ho un vero genere preferito, anzi, mi piace spaziare fra i vari generi anche se m’incuriosiscono di più i fantasy, i romantasy, i thriller psicologici, il gotico, l’horror… e sono anche una gran lettrice di manga giapponesi.
“Leggere è nutrire l’anima”.