Amunì. Let's go. Se non sai come dirlo, dillo in siciliano
Giunti Editore
2024
Come può aiutarti questo libro: se avverti un fastidio profondo, prova a dire "che camurrìa!", se ami qualcuno da matti, digli "l'amuri è amuri, unn'è broru ri ciciri", se un amico non ce la fa più, potrai rassicurarlo con un "futtitìnni"... A tavola, in vacanza, sul lavoro, con amici, parenti e amanti, come rimedio a questa vita difficile, prova col siciliano! Il dialetto rafforza il concetto e permette di farlo arrivare con una carica e un'immediatezza che all'italiano può mancare, regalandoci sfumature e sottigliezze quasi inimmaginabili di sentimenti che arricchiscono la vita. Qui un'accurata selezione di espressioni, parole e detti siciliani tra i più belli e sentiti, ricchi di storia e di significato, quasi sempre intraducibili, spiegati in inglese e in italiano, contestualizzati nelle più disparate situazioni per riuscire a usarli al meglio del loro potenziale.
“…il bello del siciliano risiede anche nei significati nascosti, nei non detti, nei sottintesi, in quei puntini di sospensione che pronunciamo restando in silenzio.”
Un libro che racconta la mia terra è un invito a cui è molto difficile rinunciare. Quando poi questo racconto si snoda tra la storia, la memoria delle tradizioni e la ricchezza delle espressioni linguistiche lungo un percorso che ne riscopre l’identità autentica attraverso le sue usanze, la sua storia e la magia del suo dialetto, diventa un richiamo a cui è semplicemente impossibile resistere.
Giacomo Moceri, ideatore della
seguitissima pagina Instagram siciliansays (oltre 195mila follower), approda alla carta stampata con “Amunì. Let’s go. Se non sai come dirlo, dillo in siciliano”, guida culturale brillante, divertente e sorprendentemente profonda (Giunti editore). Un vero e proprio viaggio alla scoperta della ricchezza e della bellezza della lingua siciliana.
La linea di pensiero dell’autore parte da un presupposto: ci sono emozioni, sfumature di pensiero e situazioni quotidiane per cui la lingua italiana sembra difettare di efficacia. Ed è proprio qui che entra in gioco il dialetto siciliano, un patrimonio idiomatico immenso, attraversato da fenici, greci, romani, arabi, normanni, spagnoli, francesi, capace di condensare millenni di significati in una singola parola o in un modo di dire.
“Quando la vita si fa dura, le preoccupazioni aumentano e l’ansia del futuro cresce a dismisura, fermati un attimo, tira un lungo respiro e poi dì a te stesso: «Futtitìnni».”
Iniziamo proprio dal titolo dell’opera: Amunì. Non vuol dire semplicemente “andiamo”; è una chiamata all’azione, un invito a scuotersi, a iniziare un gioco, ad affrontare la vita con pragmatismo e ironia ma, quasi paradossalmente, anche a interrompere qualcosa. Attraverso nove capitoli divisi per “area tematica” e un’appendice finale, l’autore ci guida lungo un itinerario fatto di modi di dire, proverbi e racconti di vita vissuta, accompagnando il lettore dentro l’anima stessa della Sicilia. Naturalmente non vengono citati tutti i modi di dire del patrimonio dialettale siciliano, ci vorrebbe un’enciclopedia, ma è comunque un sunto di grande qualità.

La scrittura è il vero punto di forza del testo: il tono è ironico, diretto e accessibile a tutti: siciliani e non. Ho citato, qualche riga più in alto, la pagina IG siciliansays dove Moceri traspone, in maniera quasi letterale, parole ed espressioni siciliane in inglese. Ed è anche quello che ha fatto nel libro; così “amunì” diventa “let’s go”, “comu finì?” diventa “how has it finished?” e così via, spiegando poi in lingua inglese, con esempi pratici, il significato tradotto dal siciliano.
“…l’amore per noi è un sentimento intenso e profondo dalle tante forme, e viene espresso in un modo unico e colorato attraverso un linguaggio che sa come mescolare dolcezza e passione, ironia e romanticismo.”
Ma bisogna anche guardare oltre la leggerezza delle spiegazioni linguistiche, infatti traspare, nelle parole dell’autore, un intento sociale più profondo: una volontà di riscatto culturale. Per lungo (troppo) tempo la lingua siciliana è stata vittima di un profondo pregiudizio, etichettata ingiustamente come espressione di una cultura minore e, per troppi anni, associata all’immaginario mafioso. Moceri ribalta questa narrazione, dimostrando come il siciliano sia una lingua viva, poetica e incredibilmente espressiva, che affonda le sue radici nelle culture fondamentali della storia del genere umano e perfettamente in grado di interpretare i paradossi della vita moderna. L’autore scava fino alla etimologia dei modi di dire, facendoci scoprire un patrimonio linguistico che affonda le proprie origini anche nel greco e nel latino.
“E così, in un fitto intreccio di desideri che variano da quelli più intimi a quelli più tangibili, il «disìu» si pone come un faro che guida il nostro cuore verso ciò che rende la vita degna di essere vissuta, alimentando costantemente la nostra sete di esperienze e di emozioni.”
Nell’appendice del libro l’autore passa in rassegna, sempre con il suo stile ironico, alcuni di quei cliché sulla sicilianità con cui mi sono confrontato anche io, durante i miei quindici anni vissuti in Veneto, da siciliano lontano dalla propria terra.
“«Ma tu veru dici?». È la risposta siciliana alla follia del mondo.”
L’opera di Giacomo Moceri conferma quanto la valorizzazione delle proprie radici possa trasformarsi in un linguaggio universale capace di divertire, unire ed emozionare; una lettura irrinunciabile per i cultori e gli appassionati della sicilianità, per chi è ancora preda degli stereotipi legati alla Sicilia e per chi non è italiano: vi ritroverete a viaggiare tra le pieghe di un codice culturale di inestimabile valore e a esplorare la straordinaria varietà di un tesoro linguistico degno di continuare a vivere nel tempo.

GIACOMO MOCERI, siciliano di Castelvetrano, si è laureato in Beni culturali a Parma e poi ha proseguito la sua carriera universitaria a Venezia con una magistrale in Economia e Gestione delle Arti e delle attività culturali, specializzandosi in Organizzazione e promozione di festival ed eventi musicali. Adesso vive a Castellammare del Golfo, dove lavora come social media manager freelance. Il progetto SicilianSays – Dillo in siciliano è nato nel 2019 per riscoprire, preservare e riutilizzare l’immenso patrimonio immateriale della lingua siciliana.

Luca Martorana, siciliano classe ‘73, è un ex giocatore professionista di pallacanestro e grande appassionato di “Heavy Metal”. Appassionato lettore, divora libri fin da bambino. E’ un patito di cinema e serie tv, soprattutto se di fantascienza. Ama esplorare strade sempre nuove in sella alla sua Harley. Nel tempo libero lavora….ma niente di serio.