Amare una volta
narrativa
Salani Editore
9 settembre 2021
cartaceo, ebook
272
Nell'Alta Langa erano potenti e temuti, i Costamagna. Quando passava uno di loro, la gente mormorava e si toglieva il cappello. Poi è arrivata la guerra, che ha portato via troppi uomini e stravolto ogni equilibrio.
Adesso i padroni di un tempo devono vendere le loro terre per far quadrare i conti, e rompersi la schiena in quelle rimaste. Virginia, coi suoi diciannove anni e la sua sfacciata vitalità, è la più giovane della famiglia, l'ultima dei Costamagna, e non ha alcuna paura di faticare per costruirsi un futuro diverso. Un giorno tra i campi spunta uno sconosciuto.
È un ex partigiano e ha percorso mille chilometri a piedi, dice, dal nord della Francia, soltanto per restituire un medaglione d'oro ai genitori del compagno d'armi che gliel'ha affidato in punto di morte. Avrebbe potuto venderlo e con quei soldi imbarcarsi per l'America, dimenticare l'orrore, ma ha preferito onorare quel debito morale.
Accolto dalla Duchessa, l'anziana donna che tiranneggia sui destini e sugli affari sempre più incerti dei Costamagna, il ragazzo viene messo alla porta: vadano a quel paese lui, il medaglione e anche la memoria di quel traditore che ha combattuto al fianco dei "rossi". E così se ne va con la coda tra le gambe, ma qualche sera più tardi ricompare in una cascina vicina, con una chitarra in mano e, una voglia di suonare che fanno eco alla splendida irrequietezza di Virginia.
“La libertà non è fare ciò che vuoi, ma diventare ciò che sei”
Da “Amare una volta” di Davide Mosca
Per la famiglia Costamagna, la guerra ha segnato la fine di un’epoca. Le loro sostanze si sono ridotte a poche biolche di terra e ad una vecchia casa che cade a pezzi. Il capofamiglia è l’ombra di se stesso; è caduto in una profonda depressione, non è in grado di prender alcuna decisone. Il primogenito è una testa calda che porterà la famiglia alla rovina totale. La figlia minore, Virginia, non si rassegna ad un destino di miseria, è una lavoratrice instancabile, ha una mente acuta ed è piena di idee. Ma purtroppo è solo una ragazza. Nel 1947, essere una ragazza significa non esser padrona della propria vita, crescere per continuare a lavorare al fianco di un marito, qualcuno che la famiglia reputa adeguato, non esser libera d’amare la persona scelta dal proprio cuore.
“Ai miei tempi le donne non si permettevano di avere opinioni, solo gli sciocchi sono pieni di opinioni. Se le donne si accontentassero di fare le donne, le cose andrebbero meglio a questo mondo” – Amare una volta
L’incontro tra Virginia e Italo scatena in entrambi un vero e proprio colpo di fulmine del quale non si rendono immediatamente conto. Lui è un giovane vagabondo, ex partigiano che vive alla giornata; è colto, parla di letteratura, conosce la musica e suona la chitarra. La sua vita è un mistero. Nessuno sa chi sia o da dove venga. Per Virginia, ciò che conta è quello che prova quando sta accanto a lui. Sente tutta la sua giovinezza scorrerle nelle vene, avverte la gioia di esser parte del mondo, nonostante per lei sia fatto solo di lavoro e umiliazioni. La sua famiglia ha perso tutto, mentre i loro mezzadri non sono più tali. Sono diventati proprietari terrieri che li guardano dall’alto al basso. Virginia lavora quanto e più dei suoi fratelli; è una creatura ribelle e arguta. Pur essendo impulsiva e passionale, ha un gran senso pratico e molte idee per risollevare le sorti della sua famiglia.
“Abitavo nel luogo più bello del mondo e quello che mi era capitato in sorte era di vederlo sfiorire” – Amare una volta
Il linguaggio adottato dall’autore è semplice e facilmente comprensibile. Uno scritto dotato di un buon ritmo narrativo, piuttosto costante. La storia è narrata in prima persona attraverso la voce di Virginia Costamagna, personaggio principale. Una protagonista decisamente credibile, una giovane donna, figlia della campagna; magari poco incline allo studio, ma tesa verso il lavoro e visceralmente legata alla sua terra. Uno dei tanti esempi di quando intelligenza e cultura non vanno di pari passo.
Le parti descrittive aiutano il lettore ad aprire gli occhi della mente, introducendosi nel bel paesaggio delle Langhe, la collina così cara a Virginia. I temi trattati ineriscono al cambiamento e alla relativa capacità (o incapacità) delle persone di adeguarvisi; alla libertà, condizione assai limitata per le donne appartenenti a qualsiasi ceto sociale.

“Per lei le donne non dovrebbero mai fissare apertamente gli uomini, ma tenere gli occhi bassi, sul pavimento, per vedere se c’è qualche macchia da pulire perchéè pulire è uno dei loro compiti. Ma a me piaceva sporcare e guardare dritta in faccia la gente” – Amare una volta
Una bella scrittura. Intensa, fresca come gli anni della protagonista; profonda come la sua vitalità. Un romanzo coinvolgente che offre al lettore notevoli spunti di riflessione. Per chi ha vissuto, anche per breve periodo, in campagna, sarà impossibile non apprezzare questo romanzo.
Narra di una realtà che ora non è più tale. Eppure, attraverso i racconti di qualche nonno, può riprendere vita. Mi ha riportata indietro con gli anni, alla mia prima infanzia vissuta nelle campagne alla periferia della città. Quando a noi bambini, bastava un prato per svagarci. A quanto era bello sdraiarci sull’erba, testa contro testa, guardando le nuvole, vedere in esse le forme più strane e raccontarcele inventando storie. Tempi semplici in cui la merenda più gustosa era rappresentata dalle grosse ciliegie offerte dall’albero di fianco casa. Una serie di ingenui ricordi che ognuno di noi conserva e rievoca nei momenti bui per avere un po’ di luce.
Credete che, nella vita, sia meglio vivere cogliendo l’attimo o pazientare, lavorando nell’attesa di realizzare qualche cosa di più concreto?