Romanzo

Recensione: A un metro da te – Five Feet Apart

A un metro da te Book Cover A un metro da te
Rachael Lippincott
Romanzo
Mondadori
Cartaceo
236

Stella e Will, due ragazzi affetti da Fibrosi Cistica, si conoscono durante un ricovero al St. Grace. Questa malattia impone severe regole, specialmente negli scambi fra chi ne è affetto. Una delle regole fondamentali è restare a due metri di distanza, per evitare possibili infezioni incrociate. I due ragazzi si innamorano, ma più passa il tempo più Will teme di poter fare del male a Stella e decide così di troncare il loro rapporto. Sarà Stella a trovare un modo di vivere la loro storia, "rubando" un metro alla distanza di sicurezza. L'euforia del primo amore, la felicità della condivisione, vengono stroncate dalla morte improvvisa del migliore amico di Stella. Questo evento la porterà a prendere decisioni estreme.

Five Feet Apart

Will: “Allora, cosa credi che succederà quando moriremo?” […]
Stella: “C’è una teoria che mi piace e dice che per capire la morte bisogna guardare alla nascita […] forse la morte è così. Forse è solo la prossima vita. A pochi centimetri di distanza”

Tobias Iaconis e Mikki Daughtry scrivono una sceneggiatura, e appena terminata si guardano e si dicono: caspita questo copione potrebbe diventare un romanzo perfetto! E decidono che lo diventerà, affidando la trama a Rachael Lippincott, che divide il suo tempo fra scrittura e la gestione di un food truck.
Tutto in questa storia è atipico, quante volte si decide di trarre un libro da un film? Quante volte si decide di far scrivere questo libro non puntando su un nome altisonante della letteratura?
E’ proprio l’originalità a rendere il “caso” degno di nota, insomma, ti vien proprio voglia di metterci il naso.
Stella e Will, due ragazzi affetti da Fibrosi Cistica, si conoscono durante un ricovero al St. Grace, ospedale in cui Stella si sottopone a terapie da dieci anni.
Lei, così motivata, scrupolosa nell’osservazione delle regole, incontra il ribelle Will, ricoverato per aver contratto un battere che non lascia scampo; lui si sta sottoponendo ad una terapia sperimentale, che tuttavia rifiuta di seguire. I ragazzi finiscono per innamorarsi e i ruoli si invertono: Will inizia a seguire le terapie, nella speranza di poter guarire e “strappare” un po’ di tempo alla morte. Lei invece capisce di aver vissuto per gli altri e non per sé e inizia così a “rubare” qualcosa alla malattia, fosse anche solo stare un metro più vicina a Will.

“ Sono stanca di vivere senza farlo veramente. Sono stanca di desiderare e basta. Non possiamo avere tante cose. Ma possiamo avere questo.”

Inevitabilmente i ragazzi si trovano costretti a separarsi, promettendosi amore eterno.
Sento la necessità di fare alcune considerazioni rispetto alla questione film poi libro, principalmente mi sento di dire che finalmente ho trovato, credo per la prima volta, un’assoluta aderenza delle due trame, nel film non manca nulla che non ci sia nel romanzo e questo già è un ottimo inizio.
Il mio amore viscerale per la carta stampata mi fa, comunque e sempre, sentire maggiormente soddisfatta dal libro in cui ho trovato tutti quei pensieri che sulla pellicola possono passare solo attraverso gli sguardi.
Ho letto il libro prima di assistere alla première, ma non ne sono rimasta delusa, anzi!
Il libro ti prende con quella tipica voglia di scoprire cosa c’è dopo, portandoti a desiderare di leggerlo fino a consumarlo, il film invece è un susseguirsi di “pugni allo stomaco”, lacrime che ti salgono agli occhi anche se tu, della fibrosi cistica, ricordi solo che era un argomento d’esame all’università.
Questa storia è completa, non manca proprio nulla… tranne un anelato happy ending che … non potrà esserci.
Ora tuffiamoci dentro la storia, perché come ho anticipato non manca davvero nulla, c’è tutta la miseria umana e gli slanci forti, tutte quelle situazioni che, sebbene vissute in contesti diversi, chiunque si è trovato a vivere almeno una volta nella vita.
La morte, che non è il tema predominante, porta a porsi numerose domande: una “sentenza di morte anticipata” come quella che ti da la F. C. spinge ad interrogarti sul senso che stai dando ora alla tua vita; adesso che sei sano e che puoi permetterti ogni cosa, anche di abbracciare le persone che ami. Ti domandi quanto stai sprecando del tempo che hai a disposizione e anche quando ti deciderai a farne un capolavoro di momenti vissuti appieno. Ti senti anche in dovere di denigrarti, ma arriva un momento in cui il peregrinare dei tuoi pensieri ti porta ad un dato oggettivo incontrovertibile:
“Tutti dobbiamo morire, e a nessuno di noi è dato sapere quando.”
L’atteggiamento di Will, che rifiuta le costosissime cure sperimentali, con la conseguente e comprensibile disperazione di sua madre, si contrappone a quello di Stella, figlia devota, che segue scrupolosamente le cure, si tiene in forma aspettando un trapianto di polmoni; lei “non può morire”, altrimenti i suoi genitori non sopravvivrebbero al dolore della sua perdita.
Ecco un assaggio di quanto può essere doloroso e controverso il rapporto genitori – figli.
Non mancano tante altre situazioni “collaterali” che stimolano una sorta di bilancio di ciò che si ha e non viene nemmeno preso in considerazione: vogliamo ad esempio parlare del costosissimo sistema sanitario Americano? Hai le cure assicurate fino alla maggiore età, se vivi di più e non hai un soldo… beh sono problemi tuoi! Allora ti chiedi se questa Italia, che inesorabilmente affonda nella merda, merita di essere così infamata. Ti domandi come può fare una persona con una patologia cronica a sopravvivere alle spese del sistema sanitario privato, e un po’ ti senti fortunato, anche un po’ coglione a dirla tutta.
Il rapporto medico-paziente emerge in tutta la sua umanità, e anche qui una domanda da farsi c’è: quanto sono realmente ”senza cuore” i sanitari e quanto invece devono mettere su una corazza per poter sopravvivere a tutto ciò che vivono e vedono ogni singolo giorno?
Altro tema che scuote nel profondo è quello della perdita, cosa succede quando muore qualcuno che amiamo? Lo sappiamo tutti, e se non lo sappiamo adesso lo spremo prima o poi… e anche solo quel “poi” ti stende a terra come se la forza di gravità fosse centuplicata e dentro di te lo sai, sai benissimo che da quel momento in poi non avrai mai più il cuore leggero. E quando lo vivi? Beh ci sono numerose strade, e molto dipende anche da chi perdi, un genitore, un fratello, un amico, un figlio… la perdita credo sia la cosa che più spaventa, più della propria morte.
Tante sono o possono essere le riflessioni, ma non è assolutamente detto che questo possa accadere, nelle infinite variabili umane c’è anche chi fugge da tutto questo, com’è successo alla fine della proiezione: molti sono letteralmente scappati a luci spente; noi abbiamo dovuto attendere, prendere tutto il tempo che potevo, finché la maschera non ha iniziato a girare fra le poltrone. Siamo usciti su Piazza Duomo frastornati e naufraghi…
Un respiro profondo, un abbraccio e una carezza: gesti a cui, chi non è malato di F.C., non da attenzione, perché non è costretto a rubarli rischiando la vita.
Consiglio questo romanzo? Si, e vi esorto anche a prendere visione del film; ma vi prego di farlo con la voglia di mettervi in discussione, altrimenti avrete solo visto e letto una storia come tante.
Ah ancora un consiglio: prima il film poi il libro, mi raccomando.

 

 

Non amo darmi titoli ma ne ho conseguito uno: dottoressa. Il che implica che io abbia una laurea; una soltanto, anche se i miei interessi spaziano in un territorio vastissimo che definirei " Al di là del deserto", (citando il titolo di un libro di uno dei più grandi filosofi contemporanei, a mio avviso... s'intende!!). Potrei dirvi che SONO una dottoressa, ma non lo farò, perché ESSERE qualcosa o qualcuno significa chiudersi in uno spazio troppo piccolo e privo di possibilità. Somiglio ad una cellula staminale, sono totipotente e VIVA! "So essere anche": Una leader eccellente, Moglie mai (se non per burocrazia), compagna di vita di Marco sempre, mamma, Amica, dottoressa, lettrice, studiosa, scienziata, ricercatrice, comica, autrice, artista, pessima bugiarda, Apple addicted, pasticciera, antropologa, curiosa, innovativa, testarda ....  E questa descrizione ovviamente non mi soddisfa ma: La modificherò secondo le necessità.

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