Libri,  Narrativa

Recensione: A UN METRO DA TE di Rachel Lippincott, Mikki Daughtry,Tobias Iaconis, Mondadori Editore

A UN METRO DA TE Book Cover A UN METRO DA TE
Rachel Lippincott, Mikki Daughtry, Tobias Iaconis
Narrativa
Mondadori
5 marzo 2019
ebook e cartaceo
240

A Stella piace avere il controllo su tutto, il che è piuttosto ironico, visto che da quando è bambina è costretta a entrare e uscire dall'ospedale per colpa dei suoi polmoni totalmente fuori controllo. Lei però è determinata a tenere testa alla sua malattia, il che significa stare rigorosamente alla larga da chiunque o qualunque cosa possa passarle un'infezione e vanificare così la possibilità di un trapianto di polmoni. Una sola regola tra lei e il mondo: mantenere la "distanza di sicurezza". Nessuna eccezione. L'unica cosa che Will vorrebbe poter controllare è la possibilità di uscire una volta per tutte dalla gabbia in cui è costretto praticamente da sempre. Non potrebbe essere meno interessato a curarsi o a provare la più recente e innovativa terapia sperimentale. L'importante, per lui, è che presto compirà diciotto anni e a quel punto nessuno potrà più impedirgli di voltare le spalle a quella vita vuota e non vissuta, un viaggio estenuante da una città all'altra, da un ospedale all'altro, e di andare finalmente a conoscerlo, il mondo. Will è esattamente tutto ciò da cui Stella dovrebbe stare alla larga. Se solo lui le si avvicinasse troppo, infatti, lei potrebbe veder sfumare la possibilità di ricevere dei polmoni nuovi. Anzi, potrebbero rischiare la vita entrambi. L'unica soluzione per non correre rischi sarebbe rispettare a regola e stare lontani, troppo lontani, uno dall'altra. Però, più imparano a conoscersi, più quella "distanza di sicurezza" inizia ad assomigliare a "una punizione", che nessuno dei due si è meritato. Dopo tutto, che cosa mai potrebbe accadere se, per una volta, fossero loro a rubare qualcosa alla malattia, anche solo un po' dello spazio che questa ha sottratto alle loro vite? Sarebbe davvero così pericoloso fare un passo l'uno verso l'altra se questo significasse impedire ai loro cuori di spezzarsi?

“E’ la vita. Sarà finita prima che ce ne accorgiamo”

Difficile recensire un libro che descrive con ossessione una malattia così dura e spietata che non lascia scampo, se non qualche filo di ossigeno.

Come la dedica che ha fatto l’autrice di questo bellissimo libro a tutti i malati di FC così voglio dedicare queste parole ad una ragazza che come la protagonista ha lottato come una leonessa fino alla fine, per cogliere il più possibile l’essenza di questa vita, fatta di piccole cose che per noi persone sane sono di poco conto mentre per  i malati di FC sono essenziali; è la vita che scorre e  per loro sono attimi che corrono verso l’ignoto  verso il buio più totale.

“Basta con gli ospedali. Basta con questa prigionia con dottori che provano una medicina dopo l’altra, una cura dopo l’altra, e nessuna che funzioni. Se proprio devo morire, prima vorrei vivere. E poi morirò”

Questo romanzo parla di due ragazzi, Stella e Will, costretti a vivere parecchio tempo in ospedale a causa della loro malattia, la Fibrosi Cistica, che li costringe a stare ad almeno un metro di distanza l’uno dall’altro.  Stella più energica, più dinamica, precisa e metodica nel prendere le medicine; Stella sta aspettando un trapianto di polmoni e non si può permettere nessun errore o andrebbe vanificato tutto quello che ha fatto fino adesso.

Will è tutto ciò che non è Stella con l’ aggravante della sua malattia che lo esclude dal protocollo trapianto. Lui  che dovrebbe stare il più possibile lontano da tutti e soprattutto da Stella. Ma il destino a volte è bizzarro e come si fa quando i due ragazzi si innamorano, ma sanno che non si potranno mai sfiorare?

“Per la prima volta sento il peso di ogni singolo centimetro, di ogni millimetro, dei due metri fra noi”

Cosa c’è di più spaventoso nel sapere che un domani non ci sarà, ci saranno attimi, minuti ma non un guardare oltre, un futuro per loro.

Un libro scritto in modo molto chiaro, schietto, senza giri di parole; ci porta all’interno di questo ospedale, insieme a questi ragazzi che soffrono, e siamo lì  insieme a loro, respiriamo con loro, sentiamo l’aria che fatica ad entrare in questi corpi martoriati dalle flebo; viviamo con loro quando attraverso i cellulari guardano la vita degli amici che si divertono mentre loro sono li senza vivere la loro giovinezza.

Ma una speranza c’è, ci deve essere: l’amore di questi due ragazzi, la famiglia che si può perdere nella disperazione della malattia di un figlio ed in quella tragedia aggiunge dolore su dolore mentre la nostra protagonista deve vincere sulla malattia, deve prendere la vitalità da un corpo che fatica anche solo a respirare, serve positività per lei e per i suoi genitori… e non ultimo anche per Will.

Difficile inoltre parlare anche del film omonimo con tutte le emozioni che ha trasmesso. Devo dire che gli attori, bravissimi tutti, sembravano  fossero usciti cosi perfetti dal libro. Cosi li avevo immaginati leggendo pagina dopo pagina e cosi li ho ritrovati sullo schermo. Avendo toccato con mano questa malattia posso dire che la storia e tutto quello che porta con sé, dalle miriadi di medicine, alle flebo, ai problemi legati ai polmoni e quant’altro, erano fedeli alla realtà.

Un film che ti porta magistralmente con sé dentro l’ospedale e ti fa vivere con loro tutti i sentimenti, le angosce dei nostri protagonisti. Entri nel loro vortice, nella loro sofferenza come quella di Will (Cole Sprouse), nella dolce speranza di Stella (Haley Lu Richardson), nell’incertezza di Poe (Moises Arias) o nella battagliera Infermiera Barb (Kimberly Hebert Gregory), insomma un film che ti coinvolge dall’inizio fino alla fine.

Rachael Lippincott è nato a Philadelphia e cresciuto nella contea di Bucks, in Pennsylvania. Ha conseguito una laurea in lettere inglesi presso l’Università di Pittsburgh. Attualmente risiede a Pittsburgh, in Pennsylvania, dividendo il suo tempo tra la scrittura e la gestione di un camion di cibo con il suo partner.

Mikki Daughtry è di Atlanta, in Georgia. Si è laureata all’Università di Brenau, dove ha studiato arti teatrali. Ora è una sceneggiatrice che vive a Los Angeles.

Tobias Iaconis è nato in Germania da padre americano e madre tedesca. Ha studiato letteratura inglese all’Haverford College di Philadelphia, e ora lavora come sceneggiatore a Los Angeles, dove vive con sua moglie e suo figlio.

 

 

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.

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