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Recensione: “A minor’s day” di B.J. Stefanelli, Self-publishing

A minor’s day Book Cover A minor’s day
B.J. Stefanelli
Romanzo contemporaneo
self publishing
24 maggio 2020
Cartaceo e eBook
124

I Minors, nella pallacanestro, sono coloro che giocano per passione, senza riuscire a fare delle loro capacità una vera e propria professione.Alberto, ex giocatore di pallacanestro, riveste ora il ruolo di factotum in una piccola società di provincia. Le sue giornate possono essere descritte come l’abile opera di equilibrismo di chi ѐ alla continua ricerca di mediare fra le esigenze societarie e la propria vita privata. La giornata che Alberto ci fa vivere al suo fianco, potrebbe sembrare un forzato susseguirsi di eventi abilmente montato per esigenze “sceniche”. Essa, invece, ѐ la semplice giornata di chi vive lo sport minore con passione, confrontandosi con principi morali e interessi agonistici.A Minor’s day rappresenta, inoltre, il romantico e sensibile racconto di chi non riesce ad accettare la conclusione della propria vita da atleta, nella necessità di sapersi riciclare.A Minor’s day non ha la pretesa di insegnarci qualcosa. È lo stesso protagonista, infatti, a dirci di non sapere se il proprio agire rappresenti “la maniera corretta”. Ne nasce un racconto di fragilità umana, sentimenti contrastanti, estratto di vita di ogni Minor e, più in generale, di ognuno di noi.

 

 

C’è mia madre sulla soglia. Parla con una sua amica. Io sono nello spogliatoio con altri bambini che non conosco. C’è anche il figlio dell’amica di mia mamma. Non so bene cosa fare, mi cambio le scarpe. Le mie scarpe da palestra sono grigie, basse e affusolate sulla punta. Metto una maglietta a maniche corte, bianca. Un paio di pantaloncini blu, corti corti. Mi si vedono le cosce… fino alle mutande, quasi. Va di moda così negli anni ‘80

Prima di “parlare” di questo libro devo fare una premessa su come ne sono venuta a conoscenza. Io, oltre che mamma lavoratrice e book blogger, sono anche presidente di una squadra “minor’s” di basket. B.J. Stefanelli ha inviato una mail di presentazione alle varie società affiliate FIP, quindi anche alla mia, e, dopo un breve scambio di informazioni, me ne ha cortesemente inviato una copia.

Detto questo affrontiamo il discorso “recensione”. Stefanelli, che ricopre il ruolo di responsabile giovanile e factotum in una società di pallacanestro, in questo libro ci regala, attraverso un ipotetico diario, uno spaccato del suo lavoro sul campo: le baruffe tra giocatori, le richieste fuori dal mondo dei genitori dei piccoli cestisti che vedono nei loro figli dei futuri Michael Jordan o Kobe Bryant e assillano il coach affinché conceda al pargolo un minutaggio di gioco più lungo, a discapito degli altri.

In alcuni passaggi ho avuto dei flashback di quando mio marito (circa 30 anni fa), all’epoca fidanzato, svolgeva le stesse mansioni e si barcamenava tra partite, allenamenti, genitori lamentosi ecc… ma soprattutto mi sono rivista in Sara, nel suo continuo attendere il marito dal ritorno dalla palestra, con la tavola apparecchiata e il piatto nel microonde.

Lo sport mi era entrato dentro e ne avevo bisogno, non semplicemente come si necessita del cibo, ma come si necessita di una droga. Lo sport era ciò che alimentava la mia autostima distruggendo il mio fisico… Perché allenarmi non mi bastava mai. Volevo correre di più, saltare di più, il mio tempo era spesso teso a migliorarmi, mettendo sotto pressione le mie articolazioni e i miei muscoli. Rifarei tutto! Se ci fosse una bilancia ideale a pesare i pro e i contro della mia scelta di giocare, il piatto sarebbe sbilanciato sul lato “ne vale la pena.”

È una lettura che consiglio vivamente agli addetti ai lavori ma che andrebbe obbligatoriamente letto dai genitori dei ragazzini in modo che possano comprendere quanto lavoro ci sia alle spalle di una società e quanto a volte le loro “folli” richieste possano benissimo essere raccolte in uno “stupidiario”

La scrittura è semplice, scorrevole e coinvolgente. Ovviamente non possiamo dire ci sia una trama, nel senso classico del termine, ma l’autore, utilizzando l’escamotage del diario, ci regala un senso di continuità nel discorso seguendo un filo logico.

Non mancano i momenti di divertimento (ho riso leggendo gli aneddoti e soprattutto i messaggi dei genitori), che si alternano a spunti di riflessione e a piccole nozioni di vita, che dimostrano al lettore quanto molto spesso noi adulti  cadiamo in ovvietà che puntualmente vengono smontate nel momento in cui la verità viene a galla.

Degni di nota sono i vari momenti in cui il protagonista, Alberto, dovendo rispondere a qualche commento inopportuno, ci rivela i suoi pensieri sinceri ma poi, è costretto a nasconderli e a mostrarsi accondiscendente verso il suo interlocutore rispondendo in modo educato, anche se interiormente vorrebbe lasciare la diplomazia e “cantargliene quattro”.

Prendetevi una pausa e leggetelo. Lo merita!

Una cosa mi salta alla mente: quella frase che gira tra noi allenatori e nel mondo dello sport. “La squadra perfetta è quella composta da orfani”. Mi suona così vuota infinitamente stupida ora. Continuo a capirne il senso (senza genitori attorno, il compito di chi insegna, sarebbe incredibilmente più semplice), ora però, la leggo dal punto di vista di un bambino… E me ne vergogno. Me ne vergogno come mai prima mi sono vergognato di aver detto una cosa. I Genitori sono tutto, quando sbagliano per amore, quando proteggono per amore, quando esagerano… per amore.

I molteplici impegni famigliari (ho due figli stupendi oltre ad un marito e a un cane) mi hanno sottratto per un lungo periodo ad una delle mie più grandi passioni: la lettura (oltre alla pallacanestro -amore questo condiviso con mio marito, allenatore, e mio figlio, arbitro, che ci ha portato a creare una nostra società dove ricopro il ruolo di presidente). Ora complice un infortunio che mi costringe a diradare i miei impegni fuori casa (non posso guidare) sono “finalmente” riuscita a riprendere un libro in mano! Il fato, insieme ad un post di Kiky (co-fondatrice de “La bottega dei libri” che conosco da oltre 20 anni) pubblicato su Facebook han fatto sì che nascesse la mia collaborazione con “La bottega”, collaborazione che quotidianamente mi riempie di soddisfazione.

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