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Recensione: “A Christmas Carol” di C. Dickens

Il canto di Natale Book Cover Il canto di Natale
Charles Dickens
classico
Feltrinelli
24 novembre 2016 (originale 19 dicembre 1843)
ebook, cartaceo
144

È il più famoso tra i racconti natalizi scritti da Dickens, nel 1843. Un racconto che ha avuto la forza di attingere all'immaginario popolare e a sua volta plasmarlo con forza. Scrooge è talmente cattivo e avaro da rifiutare anche il calore del Natale, per lui solo una perdita di tempo e di soldi. Sarà il fantasma del suo ex socio Jacob Marley a visitarlo per primo. Poi lo visiteranno altri tre spiriti, che gli restituiranno in rapida sequenza la visione del suo Natale passato (di quando cioè lui era un bambino solo e triste), di quello presente (quello del suo contabile e del figlio in predicato di morte per la mancanza di cure adeguate) e infine del Natale futuro, quello della sua morte, che verrà accolta con derisione e freddezza da tutti i suoi conoscenti.

È in questo momento che il vecchio avaraccio si pente dei suoi comportamenti e cambia finalmente registro, ravvedendosi e celebrando in modo adeguato lo spirito del Natale, con generosità e trasporto per gli affetti familiari.

“Mi sono proposto, di risvegliare il Fantasma di un’Idea, che non metta i miei lettori in contrasto con se stessi, tra loro, con il periodo dell’anno o con me”.

 

Charles Dickens potrebbe essere definito una delle personalità che più amano il Natale, ma anche una di quelle che meglio lo interpretano. Infatti, Charles, non vede il Natale solo attraverso gli occhi dei bambini. No, lui assapora ogni piccolo dettaglio del periodo natalizio. Ma cosa più importante, ne rispettava le varie opinioni.

Dove si trova un uomo così oggigiorno?

Si tende a banalizzare questo breve racconto come una semplice storia di Natale, ed è molto errato minimizzare “Il canto di Natale”.

In questo libro possiamo trovare la vera essenza dell’autore: da ogni parola trasuda la passione per la scrittura, la gioia di vivere, l’ira per coloro che non la amano abbastanza, e la tristezza per chi prova a vivere la vita al meglio nonostante le grosse difficoltà.

Felice Natale! Che diritto hai di essere felice? Che ragione hai di essere felice? Povero come sei.

Si evince un’Inghilterra in pieno 1800, divisa tra povertà e quasi ricchezza; la stessa di Oliver Twist ma più gioiosa e meno inquinata dalle fabbriche e dalla cattiveria.

Il protagonista del racconto è il signor Scrooge, un anziano banchiere descritto inizialmente come “l’avaro cattivo senza cuore”. Tra i vari comportamenti che l’hanno portato ad essere così descritto, c’è il suo odio verso il Natale: rifiuta il calore delle festività, per lui è solo una perdita di tempo e soldi (tant’è vero che non voleva concedere al suo impiegato il giorno di festa).

Fortunatamente per lui (e per gli amanti dello spirito del Natale), il suo caro vecchio e DEFUNTO socio Marley, come regalo, ha deciso di fargli visita per fargli aprire gli occhi. Il nostro protagonista vive la vita nel modo più sbagliato possibile: è tirchio, avido ed egoista. Non apprezza la felicità altrui, né tantomeno è capace di apprezzare le piccole cose… per questo trascura anche il valore della famiglia.

“Perché non credi nei tuoi sensi?”
“Perché basta un niente a confonderli. Un piccolo disordine li inganna.”

Una cosa però devo ammetterla. Anche io avrei faticato a credere a ciò che vedevo. Insomma, è pur sempre di fantasmi che si parla. Esatto, al plurale. Dopo il fantasma di Marley, infatti, seguirono Lo Spirito del Natale Passato, Lo Spirito del Natale Presente, e lo Spirito del Natale Futuro (l’unico che non parla, in quanto è ancora tutto imprevedibile).

Attraverso questi spiriti, Scrooge avrà una seconda possibilità, come se fosse nel Purgatorio dantesco: può cambiare e comprendere i propri errori.

Nonostante sia un classico, e probabilmente la maggior parte di voi lettori sa già nel dettaglio cosa succede nella storia, non voglio fare alcun tipo di spoiler, ma vi lascio immaginare il finale.

La fine credo sia la parte preferita di moltissime persone, e forse anche la mia. Per me, in realtà, è difficile scegliere la mia parte preferita. Ognuna ha il suo “perché” per così dire. La prima strofa è quella introduttiva, dove l’autore descrive perfettamente il protagonista e la società del tempo. La seconda, invece, viviamo il passato dello scorbutico Scrooge, e iniziamo a capire (o forse no) i motivi per il quale oggi è così. Nella terza, osserviamo il presente, pieno di difficoltà e piccole cose, che seppur piccole, regalano gioie immense. Nella quarta strofa, invece, si vede… o forse meglio dire si “predice” il futuro, un futuro catastrofico per il nostro protagonista (infatti è molto sofferente). La quinta ed ultima parte, infine, si concentra sul cambiamento del ricco banchiere; un cambiamento che ci fa sognare, pensare e chissà, forse addirittura sperare.

Nonostante la nota positiva della quinta parte, credo che sia stato il futuro a spaventare maggiormente Scrooge (l’ignoto ha sempre spaventato dopotutto). La visione della sua “vita” futura non era ASSOLUTAMENTE di suo gradimento. Ma la potenza emotiva di questa parte, risiede soprattutto, per me, nel silenzio. Lo Spirito (come anticipato precedentemente) è impossibilitato nel parlare. Come per farci capire, che è tutto un mistero per lo stesso spirito, che è una predizione, tutto può cambiare. Il nostro destino è nelle nostre mani.

Non sprecherò le lezioni che mi hanno insegnato. Oh, dimmi che potrò cancellare la scritta da questa pietra!

Ho iniziato a leggere questo libro in un periodo non particolarmente sereno, calmo e gioioso della mia vita. Necessitavo di bontà, sapore di Natale e il ricordo dei vecchi tempi. Quest’anno il Natale è stato, almeno per me, triste e solitario. Ciò che più mi ha confusa, è stato il fatto che io tendo ad amare questa festività, perché amo stare con la mia famiglia e in compagnia. Amo la confusione natalizia, lo scartare i regali, il litigare su chi deve o non deve apparecchiare la tavola. Quest’anno invece, c’è stato solo silenzio. E non solo nelle case, ma anche per strada e dentro di noi. Di aria natalizia non se n’è sentita quest’anno, è vero. Però il Natale risiede in tutti noi, indipendentemente dal come lo si festeggia.

Forse “A Christmas Carol”, a cui abbiamo anche dedicato un articolo nella rubrica Dasempre & Persempre, è il libro più adatto da leggere. Dobbiamo ammettere che in questo 2020, tutti siamo diventati, anche per pochi secondi, come lo Scrooge dell’inizio del libro, però poi, ci siamo svegliati e siamo ritornati in noi.

E ora noi siamo bloccati nel desiderio di vivere la nostra quinta strofa: quella della speranza, dell’arcobaleno dopo la tempesta; quella del vissero felici e contenti.

Se c’è una cosa che ci ha insegnato il 2020, è che dobbiamo essere forti. Per questo, ho deciso di augurarvi un buon anno nuovo ricco di forza e coraggio, miei cari bottegai!!

 

E allora a voi cari bottegai: che ne pensate di questo 2020? Siete pieni di speranze per il nuovo anno o di crude realtà?

 

L’autore


Charles John Huffam Dickens
 (Portsmouth, 7 febbraio 1812 – Higham, 9 giugno 1870) è stato uno scrittore, giornalista e reporter di viaggio britannico dell’età vittoriana.  Noto tanto per le sue prove umoristiche (Il circolo Pickwick) quanto per i suoi romanzi sociali (Oliver TwistDavid CopperfieldTempi difficiliGrandi speranzeCanto di Natale), è considerato uno dei più importanti romanzieri di tutti i tempi, nonché uno dei più popolari.

 

 

Le parole sono il suo pane quotidiano: fra libri, serie tv, film e il suo scrivere racconti passa le giornate. È amante delle piccole cose, dei gatti, e ammira chi dal niente riesce a trarre di tutto. Il suo ispiratore maggiore è Albert Einstein, infatti condividono la stessa filosofia di vita: 'La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto', 'Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido', 'La creatività è contagiosa. Trasmettila!'

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