“Se l’Amazzonia soffre, il mondo soffre”

Per chi pone lo sguardo su una carta geografica fisica dell’America del Sud, l’attenzione è subito attirata dalla vasta e continua estensione pianeggiante dell’Amazzonia, distribuita fra diversi stati, con evidente predominanza del Brasile. Il verde della rappresentazione iconografica si collega, nella mente dell’osservatore, a immagini di fiumi maestosi e copertura arborea imponente punteggiate da piccoli gruppi di uomini e donne piumati: una narrazione ripetuta, senza quasi cambiamenti, per circa mezzo millennio. 

La foresta pluviale amazzonica, che rimane umida, zuppa di acqua per gran parte dell’anno, non brucia naturalmente

La foresta più grande del mondo. La foresta amazzonica copre nove paesi, principalmente il Brasile: quasi i due terzi della sua superficie totale sono in Brasile (63%); il terzo rimanente è condiviso da Perù (13%), Colombia (10%) e, in misura minore, Ecuador, Venezuela, Suriname, Guyana, Bolivia e Guiana francese.

Composta da circa 390 miliardi di alberi e 16.000 specie diverse, la foresta amazzonica è il più grande contenitore di biodiversità nel mondo. Ci sono quasi 60 volte più alberi adulti nella foresta amazzonica che esseri umani in tutto il pianeta.

L’Amazzonia è patria di circa 2,5 milioni di specie di insetti, e attualmente almeno 40.000 specie di piante, 2.200 pesci, 1294 uccelli, 427 mammiferi, 428 anfibi e 378 rettili sono stati scientificamente classificati nella regione. Gli scienziati hanno stabilito che esistono tra 96,660 e 128,843 specie di invertebrati solo in Brasile. Una specie di uccelli su cinque nel mondo vive nella foresta amazzonica, e una specie di pesci su cinque vive nei suoi fiumi.

Riusciremo anche questa volta a salvare il mondo e tutti i suoi abitanti?

“Costruiamo insieme un nuovo ordine sociale e politico, alla luce dei valori del Vangelo di Gesù, per il bene dell’umanità, della Panamazonia, della società brasiliana, in particolare dei poveri di questa terra. Questo è indispensabile, per promuovere e preservare la vita in Amazzonia e altrove in Brasile. Nel dialogo lucido e nella comprensione, bisogna adesso alzare la voce”, conclude il testo.Ieri era stato il Consiglio episcopale latino americano, che riunisce i vescovi dell’America latina e dei Caraibi, a lanciare un accorato appello a tutto il mondo: “Esortiamo i governi dei paesi amazzonici, in particolare Brasile e Bolivia, le Nazioni Unite e la comunità internazionale a prendere serie misure per salvare il polmone del mondo.

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