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NEWS: Salone del Libro, il consulente lascia dopo la polemica sul post anti-fascista

“SALONE DEL LIBRO DI TORINO, IL COLLETTIVO WU MING SE NE VA: “NON CON I NEOFASCISTI”

Dopo la polemica sulla presenza di Altaforte vicina a Casa Pound

«Gomito a gomito coi neofascisti? Mai». Si apre così il comunicato con cui il collettivo di scrittori Wu Ming attacca la decisione del comitato di indirizzo del Salone del Libro di dare uno stand alla casa editrice Altaforte, vicina all’estrema destra di Casa Pound. Una decisione che spinge Wu Ming a rinunciare alla sua presenza al Salone, dove aveva in programma, il 12 maggio, di presentare l’antologia di suoi scritti su J.R.R. Tolkien Il Fabbro di Oxford, in uscita per la casa editrice Eterea. La presentazione viene annullata. “Noi – scrive in una nota il collettivo Wu Ming – non abbiamo intenzione di condividere alcuno spazio o cornice coi fascisti. Mai accanto ai fascisti. Per questo non andremo al Salone del Libro”. Un nuovo incidente per la kermesse, che si apre giovedì, dopo le dimissioni di Christian Raimo, consigliere del direttore del Salone Nicola Lagioia. Dimissioni arrivate dopo un post su Facebook in cui Raimo definiva fascisti e razzisti una serie di autori. Wu Ming ne prende le difese: «Il collega scrittore Christian Raimo è stato oggetto di pesanti attacchi da parte di fascisti e reazionari assortiti, fino a dimettersi da consulente del Salone. Per la campagna d’odio che sta subendo, gli esprimiamo la nostra solidarietà».

La presenta di Altaforte è diventata un caso dopo che la casa editrice aveva invitato al Salone il ministro Salvini, di cui ha curato un libro-intervista. Ma in molti, compreso il direttore Lagioia, avevano espresso dubbi e critiche pesanti sulla presenza tra gli stand di Casa Pound, che Wu Ming definisce «una presenza platealmente neofascista. E come ha risposto il Comitato d’indirizzo del Salone? Con un comunicato che in sostanza dice: Casapound non è fuorilegge, dunque può stare al Salone, basta che paghi». Con questa decisione secondo Wu Ming «ci si nasconde dietro il «legale» per non assumersi una responsabilità politica e morale. Per rigettare il fascismo non serve un timbro della questura». E ancora: «Ebbene, la decisione è stata presa: quella di scrivere, a futura memoria, una nuova pagina nera – o bruna – nella storia di come fu normalizzato il neofascismo. A Torino si è compiuto un passo ulteriore nell’accettazione delle nuove camicie nere sulla scena politico-culturale italiana».

Wu Ming definisce giuste le critiche di Lagioia alla presenza di Altaforte, «purtroppo indebolite» dalla sua scelta di omologarsi alla decisione del comitato di indirizzo, di cui fa parte lo stesso Lagioia insieme a Rebola, direttore della Fondazione Circolo dei Lettori, gli organizzatori degli spazi del Salone, rappresentanti di Regione è Comune, gli editori e i librai.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.

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