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NEWS: SALONE DEL LIBRO DI TORINO – Rinvio a giudizio

SALONE DEL LIBRO DI TORINO, 26 RICHIESTE DI RINVIO A GIUDIZIO: C’E’ ANCHE PIERO FASSINO

Rischiano il processo anche gli ex presidenti della Fondazione, Rolando Picchioni e Giovanna Milella, e l’ex assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Antonella Parigi. L’accusa per l’ex sindaco è di turbativa d’asta. Per tre persone a suo tempo coinvolte nelle indagini, tra cui l’ex assessore piemontese alla Cultura, Michele Coppola, le posizioni sono state stralciate.

La procura di Torino ha richiesto il rinvio a giudizio per 26 persone nell’ambito dell’inchiesta sulla vecchia gestione del Salone del Libro. Tra le persone che, ad avviso dei pm, dovrebbero andare a processo ci sono anche l’ex sindaco Piero Fassino, gli ex presidenti della Fondazione, Rolando Picchioni e Giovanna Milella, e l’ex assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Antonella Parigi. Per tre persone a suo tempo coinvolte nelle indagini, tra cui l’ex assessore piemontese alla Cultura, Michele Coppola, le posizioni sono state stralciate. Le accuse ipotizzate a carico dei 26 indagati sono, a vario titolo, peculato, falso in bilancio, turbativa d’asta.

«Ho sempre agito con assoluta correttezza e trasparenza con l’unico obiettivo di garantire che il Salone del Libro potesse continuare la sua attività» ha dichiarato Piero Fassino in una nota. «La messa in sicurezza del Salone era tutt’altro che scontata e ogni mio atto è stato finalizzato a quell’obiettivo in modo trasparente, rispettando le prerogative della Fondazione del Libro, ottemperando pienamente alle leggi vigenti».

L’inchiesta è nata nel 2015 seguendo l’ipotesi di peculato contestata all’ex presidente della kermesse dell’editoria: secondo il pm Gianfranco Colace nell’arco di cinque anni Picchioni avrebbe speso circa 850mila euro “per finalità personali e comunque estranee alle finalità” della Fondazione per il libro. Gli approfondimenti hanno rivelato che Picchioni, ex deputato Dc con un trascorso di sottosegretario alla Cultura tra il 1978 e il 1981, aveva una gestione abbastanza “allegra” della fondazione pubblica: lo dimostrerebbero, ad esempio, le gare d’appalto bandite per l’organizzazione delle edizioni 2015 e 2016, ma anche i bilanci.

Inoltre, secondo l’accusa, era diventato impossibile per i concorrenti partecipare alle gare pubbliche. L’edizione del 2015, ad esempio, già oggetto di un procedimento – che portò ad alcuni arresti nell’estate 2016 – era stata affidata direttamente alla filiale italiana del colosso Gl Events, che gestisce il Lingotto Fiere. Tutto ciò è stato fatto “con la fittizia motivazione dell’urgenza, così evitando di effettuare le procedure di evidenza pubblica”, ma anche con “collusioni e altri mezzi fraudolenti” e per questo la procura contesta la turbativa d’asta all’ex presidente, a Fassino, ed altre quattro persone.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.

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