“Da cristiano! Si mmoro e ppo’ arinasco, Pregh’Iddio d’arinassce a Rroma mia.”
(G.G. Belli)

Giuseppe Gioacchino Belli nasce a Roma nel 1791. Dopo un’infanzia ed un’adolescenza difficili per la morte dei genitori e le conseguenti difficoltà economiche nel 1816 sposa una vedova. Il matrimonio gli porta un periodo di agiatezza economica. Inizia a dedicarsi più intensamente agli studi letterari e alla poesia e compie numerosi viaggi.
Un viaggio a Milano nel 1827 è l’occasione per entrare in contatto con la cultura romantica e l’illuminismo che dominavano nell’ambiente intellettuale lombardo dell’epoca, tanto lontana dal provincialismo della situazione romana. Scrittori come Giordani e Porta contribuiscono al mutamento degli orientamenti culturali di Belli.
La produzione poetica di Belli inizialmente è quasi esclusivamente in italiano poi diventa prevalente quella in dialetto e nell’arco di pochi anni il poeta scriverà quasi 2000 sonetti, arrivando a scrivere fino a 12 sonetti al giorno.
La prima lirica è datata 1814 mentre i primi componimenti dialettali risalgono al 1817.
Tra il 1829 e il 1849 compose 2179 testi romaneschi che vennero uniti nella raccolta dei Sonetti, l’opera per la quale il Belli raggiunge la notorietà.
Nei sonetti il poeta fa un ritratto in romanesco della Roma dell’epoca, dei suoi abitanti, dei costumi pubblici e privati, sferza la corruzione dei governanti, disapprova gli abusi di governo, il malgoverno, l’ozio, la lussuria dei potenti e fa una satira amara della società romana e della cultura arcadica e accademica. La Roma che viene rappresentata è la Roma dei Papi sulla quale grava l’immobilismo, la negazione di ogni progresso e di ogni speranza. Niente sfugge all’indignazione fredda e sfrontata di Belli, nemmeno il popolino, la plebe di cui condanna il torpore, l’ignoranza, l’insipienza di certi modi di vedere.
La produzione poetica in lingua è stata invece raccolta in tre volumi dal titolo “Belli italiano”, pubblicati nel 1975, che comprendono sonetti, odi, canzoni, epistole e lo “Zibaldone”, raccolta di estratti e di indici di opere che testimonia la sua conoscenza di illuministi e romantici italiani e stranieri.
Muore il 21 dicembre 1863.



Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.