“Vi sono in ogni uomo, in ogni ora, due postulazioni simultanee,
una verso Dio, l’altra verso Satana.”

La vita di Charles Baudelaire è breve, vive 46 anni, riflette l’immagine del poeta maledetto, bohème (scapigliato) e geniale. Nasce a Parigi il 9 aprile 1821 nel Quartiere Latino.
E’ sicuramente uno dei più importanti poeti del XIX secolo e non solo. Esponente chiave del simbolismo, è anche un grande innovatore del genere lirico e anticipatore del decadentismo. La sua opera di maggior rilievo, “I fiori del male”, è considerata uno dei grandi classici della letteratura francese in tutto il mondo. Oltre che poeta, Baudelaire nella sua vita è stato anche scrittore, critico d’arte e letterario, filosofo e giornalista, aforista, saggista e anche traduttore.
Le opere e la vita di Baudelaire hanno influenzato molti altri dopo di lui, a partire dai cosiddetti poeti maledetti (Rimbaud, Verlaine, Mallarmé) fino a toccare anche gli scapigliati italiani o Marcel Proust.
Nel 1845 l’esordio come poeta con la pubblicazione di “A una signora creola”. Per vivere, Baudelaire si vede costretto a collaborare con una serie di riviste e di giornali scrivendo articoli e saggi, poi raccolti in due opere postume, “L’Arte romantica” e “Curiosità estetiche”.

Nel 1848 Baudelaire partecipa ai moti rivoluzionari nella città di Parigi.
Le cento poesie raccolte ne “I Fiori del male” vengono pubblicate nel 1857 presso l’editore Poulet-Malassis. La risposta a questo capolavoro assoluto da parte del pubblico è immediata. C’è sconcerto in merito all’opera, che fa da subito parlare di sé, più nel senso di uno scandalo che suscita morbosa curiosità che di un trionfo letterario. Proprio per via delle chiacchiere e del pettegolezzo che circonda l’opera, “I Fiori del male” viene processato per immoralità e l’editore si vede costretto a escludere sei delle poesie presenti nella raccolta.
Mentre è intento a lavori frammentari e diaristici – gli autobiografici Il mio cuore messo a nudo e Razzi -, pubblica nel 1862, alcuni poemi in prosa sotto il titolo di Spleen di Parigi, ed è aggredito sempre più dagli effetti della sifilide. Dopo un soggiorno di due anni in Belgio, è colpito da emiplegia e si spegne a Parigi il 31 agosto 1867.
Ti adoro
T’adoro al pari della volta notturna,
o vaso di tristezza, o grande taciturna!
E tanto più t’amo quanto più mi fuggi, o bella,
e sembri, ornamento delle mie notti,
ironicamente accumulare la distanza
che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.
Mi porto all’attacco, m’arrampico all’assalto
come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
fiera implacabile e cruda, sino la freddezza
che ti fa più bella ai miei occhi.
Fonti: Varie

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.