“E’ una sublime ironia divina ad avermi dotato di ottocentomila libri e, al tempo stesso, delle tenebre”.

Poeta, saggista, narratore e bibliotecario, Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo è stato uno scrittore argentino tra i più alti esponenti della letteratura sudamericana, dallo stile severo, ricco d’ispirazioni letterarie e apparizioni fantastiche, il primo a manifestare quella mescolanza di magia e realtà che verrà battezzata come realismo magico, caratteristica della letteratura sudamericana della seconda metà del Novecento.

Testi come “Storia universale dell’infamia”, “L’Aleph” e “Finzioni” ne hanno fatto uno degli autori di riferimento del realismo magico, mentre raccolte poetiche come “Fervore di Buenos Aires” lo affermano come lirico dell’ultraismo – L’approfondimento.

fervore di buenos aires jorge luis borges adelphi

Vissuto tra il 1899 e il 1986 in Argentina, Jorge Luis Borges aveva una cultura sterminata: era un avido lettore e profondo conoscitore della letteratura europea e americana, dai classici come Dante a poeti come Walt Whitman. Viaggiava frequentemente in Europa, anche per recarsi in Svizzera per le cure agli occhi, essendo affetto da una retinite pigmentosa che lo renderà praticamente cieco prima degli anni Sessanta, senza per questo arrestare il ritmo del suo intenso lavoro di scrittore, lettore e critico letterario.

Il 6 maggio 1977 il giornalista e scrittore Costanzo Costantini incontra Borges a Roma e, in un’intervista diventata il saggio Jorge Luis Borges: colloqui esclusivi (presentato solo nel 2003 dalla romana Sovera), chiede al poeta se il lettore abbia importanza per lui. Ecco la risposta:

«Sì, per me il lettore è molto importante, ma, quando scrivo, non penso al lettore, non penso al pubblico. Il primo libro di poesia che scrissi, Fervore di Buenos Aires, nel 1923, e che pubblicai a mie spese, non lo mandai a nessuno. Lo mandai soltanto ad alcuni amici. Anzi, non lo mandai neppure agli amici. Pregai un’amica che dirigeva una rivista letteraria di metterne delle copie nelle tasche dei cappotti dei redattori e dei visitatori appesi in anticamera. Ne diedi una copia anche a mio padre, il quale si rifiutò di apportarvi correzioni. “Nessuno può aiutare nessuno, ognuno deve salvarsi da solo”, mi disse.»

A Jorge Luis Borges è ispirato Jorge da Burgos, il bibliotecario cieco de Il nome della Rosa di Umberto Eco, un personaggio severo e austero, che fa da guardiano alla labirintica biblioteca del monastero.

Un’estratto di una delle poesie più belle (sull’amicizia) di Jorge Luis Borges:

 

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita,

Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,

però posso ascoltarli e dividerli con te.

Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro,

però quando serve starò vicino a te.

 

Fonti: Varie

 

Scritto da:

Maria Rita

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.