I giovani hanno la memoria corta, e hanno gli occhi per guardare soltanto a levante; e a ponente non ci guardano altro che i vecchi, quelli che hanno visto tramontare il sole tante volte.

Giovanni Verga è considerato come uno degli intellettuali più importanti della letteratura italiana operante nel contesto storico letterario dell’Ottocento. Giovanni Verga è conosciuto come il padre fondatore del verismo in Italia e nelle sue opere rappresenta scene umili tratte da contesti di vita quotidiana.

Giovanni Verga nacque a Catania il 2 settembre 1840 da una famiglia di proprietari terrieri. Si dedicò al lavoro letterario e al giornalismo politico senza prima finire gli studi e questa formazione irregolare segna la sua fisionomia di scrittore particolare, che si allontana dalla tradizione di autori con una profonda cultura umanistica.

Nel 1867 si trasferisce a Firenze e viene introdotto negli ambienti letterari fiorentini. Risale a questo periodo l’inizio dell’amicizia con Luigi Capuana, anch’egli intellettuale e scrittore del sud Italia. A questo punto Verga comincia a scrivere “Storia di una capinera”, che uscirà a puntate sul giornale La Ricamatrice, e il dramma “Rose caduche.”

“Avevo visto una capinera chiusa in gabbia: era timida, triste, malaticcia ci guardava con occhio spaventato; si rifuggiava in un angolo della sua gabbia, e allorché udiva il canto allegro degli altri uccelletti che cinguettavano sul verde del prato o nell’azzurro del cielo, li seguiva con uno sguardo che avrebbe potuto dirsi pieno di lagrime.”

 

 

Nel 1872 si trasferisce a Milano, centro culturale più vivo della penisola, dove entra a contatto con gli ambienti della Scapigliatura. Nel 1878 avviene la svolta verso il Verismo, con la pubblicazione di Rosso Malpelo.

L’anno 1881 è quello della pubblicazione de “I Malavoglia”, accolto dalla critica in modo assai freddo.

 

 

 

Nel 1884 Verga esordisce in teatro con “Cavalleria Rusticana”. Il dramma verrà rappresentato per la prima volta con Eleonora Duse nei panni di Santuzza, con grande successo, a Torino su musica di Pietro Mascagni.

 

 

 

 

 

E nel 1889 uscirà “Mastro Don Gesualdo”.

La poetica e lo stile di Verga sono caratterizzati da una costante sfiducia nei riguardi del mondo cittadino, che lo spingono preferire il mondo contadino siciliano come tema. Per descriverlo Verga fa appello alla tecnica dell’impersonalità (cioè non esprime giudizi) e della regressione (sceglie di parlare dal punto di vista del popolo).

Nella poetica di Verga il progresso è paragonato a un fiume che travolge i vinti, coloro che non riescono ad adattarsi e a rimanere al passo con esso. Di loro Verga sceglie di parlare nei suoi romanzi e nelle novelle, così da ripagare in qualche modo la loro sconfitta rispetto al progresso esponendo il loro punto di vista agli occhi del mondo.

Muore a Catania il 27 gennaio 1922 colto da una paralisi cerebrale.

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