“Addio a Eva Kor, l’ultima delle “gemelle di Mengele” che perdonò i suoi aguzzini e raccontò al mondo gli orrori di Auschwitz”

Addio a Eva Kor: l’ultima delle ‘gemelle Mengele’ sopravvissute alle torture del famigerato medico di Auschwitz Josef Mengele è morta a Cracovia, a pochi chilometri soltanto di distanza dal campo di sterminio dove il padre, la madre e i fratelli sono finiti nelle camere a gas. Miriam, la sua sorella gemella, è morta negli anni Novanta. Come Eva e Miriam, altre 1.500 coppie di gemelli sono state al centro degli esperimenti di Mengele. Eva, che viveva in Indiana, si trovava in Polonia alla testa di un viaggio organizzato dal museo dell’Olocausto che lei stessa aveva fondato a Terre Haute, la città del Midwest dove si era trasferita dopo la guerra con il marito, anche lui sopravvissuto alla Shoah. Scopo del tour era tenere in vita la memoria dell’orrore dei lager, ma anche insegnare l’arte del perdono. Arte che la stessa Eva aveva trovato dentro di sé anche nei confronti dei nazisti che l’avevano torturata da bambina.

Nata il 31 gennaio 1934 a Portz, allora in Ungheria e oggi in Romania, fu portata ad Auschwitz nel maggio 1944: sulla lunga banchina affiancata alle porte dei forni crematori, affollata di migliaia di ebrei appena arrivati dall’Ungheria, come ha raccontato lei stessa, un militare osservava due bambine vestite di un identico abitino rosso, strette alle mani della madre. «Sono gemelle?», chiese. Avuta la risposta affermativa, le trascinò via . Eva si salvò così dalla camera a gas, destinata, con Miriam, a diventare una cavia umana nel laboratorio dove Josef Mengele compie i suoi esperimenti genetici. Aveva 10 anni e molta paura. Per sei mesi, insieme ad altre coppie di gemelli, subì test, trasfusioni, iniezioni di virus e medicinali. Vide i suoi compagni morire a seguito di operazioni e amputazioni ma riuscì insieme alla sorella a sopravvivere fino all’arrivo degli Alleati. Perse però i genitori e due sorelle.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale si recò in Israele e dagli anni ’50 si era trasferita negli Usa e a Terre Haute, nell’Indiana, aveva creato l’associazione Candles (Children of Auschwitz Nazi Deadly Lab Experiments Survivors), un museo dell’Olocausto e un centro educativo. Da trent’anni viaggiava in tutto il mondo come testimone dei crimini nazisti, insegnando l’importanza del perdono per superare i traumi personali e storici.

Il suo libro di memorie dal titolo «Ad Auschwitz ho imparato il perdono. Una storia di liberazione» in italiano è stato pubblicato dall’editore Sperling e Kupfer.
La sua terribile esperienza esplode nell’adolescenza A sedici anni è in Israele, a ventisei negli Stati Uniti: gli incubi notturni sono scomparsi, ma non l’odio per gli aguzzini, la costante sensazione di essere indifesa e impotente, la sofferenza causata dai ricordi, che vengono sepolti in un angolo della memoria. Finché l’incontro con un ex nazista fa riemergere il dolore, ma mostra a Eva una nuova strada, il perdono, che libera dal peso del passato non i carnefici, come si crede, ma le vittime, rendendo loro il potere sulla propria vita. L’odio la incatenava agli abusi subiti, il perdono le permette di andare avanti, senza dimenticare quel che è stato. Di guardare quella bambina fotografata dietro il filo spinato del campo di sterminio senza essere sopraffatta dall’angoscia. Di ottenere che due criminali ammettano pubblicamente le proprie colpe.

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