L'ospite inquietante: il nichilismo e i giovani Book Cover L'ospite inquietante: il nichilismo e i giovani
Serie Bianca Feltrinelli
Umberto Galimberti
saggi, studi culturali e sociali
Feltrinelli
1 dicembre 2008
kindle, cartaceo
184

Il nichilismo, la negazione di ogni valore, è anche quello che Nietzsche chiama "il più inquietante fra tutti gli ospiti". Si è nel mondo della tecnica e la tecnica non tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. Fa solo una cosa: funziona. Finiscono sullo sfondo, corrosi dal nichilismo, i concetti di individuo, identità, libertà, senso, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia. Chi più sconta la sostanziale assenza di futuro che modella l'età della tecnica sono i giovani, contagiati da una progressiva e sempre più profonda insicurezza, condannati a una deriva dell'esistere che coincide con il loro assistere allo scorrere della vita in terza persona. I giovani rischiano di vivere parcheggiati nella terra di nessuno dove la famiglia e la scuola non "lavorano" più, dove il tempo è vuoto e non esiste più un "noi" motivazionale. C'è una via d'uscita? Si può mettere alla porta l'ospite inquietante?

L’ospite inquietante di cui si parla (il nichilismo) è proprio quel vuoto assoluto che avvolge ogni situazione oggi. Dove trovare un senso per vivere con un senso? Il nichilismo ha invaso la vita dei custodi delle giovani menti che, se “interrogati”, non sanno descrivere il loro malessere perché ormai hanno raggiunto quell’analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome, probabilmente anche a causa di questo vivere tecnologico e globalizzato che sta annullando ogni pensiero pensante, invece di stimolare il pensiero, il giusto fare, la logica e l’apertura della mente nella fase più delicata della vita umana. Galimberti libera i giovani da ogni responsabilità riguardo al collasso interiore di ogni valore, invece, noi giovani, siamo corresponsabili del crollo dei pilastri della nostra vita.

“I giovani stanno male…e non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri… fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.”

C’è chi può pensare che nessuno s’interessa veramente alla fascia giovanile, nella piena età adolescenziale; né la scuola, né la famiglia. C’è chi può pensare che solo il mercato ci coccola, ci vizia,ci illude, con prodotti sempre più allettanti, sempre di più alla portata di tutti. Beni di consumo con scadenze brevissime, sostituiti subito da altri prodotti più invitanti e seducenti. Un mondo di usa e getta. Un mondo senza passato e senza futuro, con una mentalità da perfetti consumatori; e con la stessa mentalità vivono anche i sentimenti, le relazioni con gli altri, i giorni della loro vita, illudendosi che conti solo la regola del soddisfatti o rimborsati. È vero che molti, forse moltissimi adolescenti vivono ESATTAMENTE secondo le ‘regole’ sopra descritte… è anche vero, però, che non siamo tutti uguali e che alcuni di nuovi seguono ancora le ‘regole’ della conoscenza pura dei valori, del pensare con la propria testa e con il proprio cuore, del non essere tutti uguali, del distinguerci. Spero solo che non siamo rimasti in pochi a vivere la vita in questo modo, amando le piccole cose e con sentimento:

Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell’anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un’altra ci si sente a casa. E guai a imboccare per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita.

L’autore nelle prime pagine esamina in maniera molto analitica le problematiche giovanili individuando nel nichilismo il punto di partenza della ricostruzione dell’animo giovanile. Inoltre, ammette una certa impotenza per risolvere questa drammatica situazione, sostenendo che il nichilismo non è esistenziale ma culturale, per cui considera inutili le psicoterapie o gli interventi psichiatrici perché il disagio tocca tutta la società,come un velo trasparente: c’è ma non vogliamo sentirlo, perché se lo si sente, ci potrebbe infastidire.

In cosa consiste questa crisi? In un cambiamento di segno del futuro: dal futuro-promessa al futuro-minaccia. E siccome la psiche è sana quando è aperta al futuro […] quando il futuro chiude le sue porte o, se le apre, è solo per offrirsi come incertezza, precarietà, insicurezza, inquietudine, allora, come dice Heidegger, “il terribile è già accaduto”, perché le iniziative si spengono, le speranze appaiono vuote, la demotivazione cresce, l’energia vitale implode.

Lo scenario del libro ha uno sfondo filosofico, il che rende la lettura da affrontare con metodo per poter essere compresa. Ciò che veramente interessa, però, è capire perché questo ospite inquietante è cosi negativo per i giovani: Il tema della mancanza del futuro, che porta a depressioni e difficoltà nei giovani, percorre molta letteratura adolescenziale. In questo testo si approfondiscono proprio le tematiche specifiche che ci permettono di entrare nel rapporto giovani/nichilismo e rapporto col futuro.

La mancanza di un futuro come promessa priva genitori e insegnanti dell’autorità di indicare la strada. Tra adolescenti e adulti si instaura allora un rapporto contrattualistico, per effetto del quale genitori e insegnanti si sentono continuamente tenuti a giustificare le loro scelte nei confronti del giovane, che accetta o meno ciò che gli viene proposto in una rapporto egualitario. Ma la relazione tra giovani e adulti non è simmetrica, e trattare l’adolescente come un proprio pari significa non contenerlo e soprattutto lasciarlo solo di fronte alle proprie pulsioni e all’ansia che ne deriva.

La nostra età, come ormai è risaputo, è la più complessa: impariamo a conoscere noi stessi, approfondiamo la ricerca delle esperienze, giochiamo a relazionarci con gli altri individui, siamo facilmente vulnerabili, il nostro corpo è in continua evoluzione, iniziamo ad avere le prime responsabilità e a diventare ‘uomo’ o ‘donna’. Non siamo completamente adulti, per quanto alcuni di noi possano sembrare tali, o costretti a fare gli adulti, siamo per sempre adolescenti: l’età delle prime cotte, dei quesiti esistenziali e di quelli non-esistenziali, del cercare lavoro, dello sviluppare le proprie passioni. Non siamo ancora adulti. Questo voler crescere velocemente non farà altro che crearci dei disturbi, delle ansie che purtroppo fanno costantemente parte della nostra età, come ne fa parte la scuola; argomento di grandi discussioni, causa delle nostre gioie, dei nostri dolori, delle nostre principali ansie ma anche, delle nostre scelte future. La scuola ci dovrebbe formare, istruire; spesso sembra faccia l’opposto… Galimberti, pur nella consapevolezza delle difficoltà degli insegnanti che hanno a che fare con noi ragazzi difficili, accusa la scuola di totale disinteresse per l’autostima e l’auto accettazione che attualmente non sono fondanti del percorso scolastico.

Ma chi tra gli insegnanti accerta, oltre alle competenze culturali dei propri allievi, il grado di autostima che ciascuno di loro nutre per se stesso? Chi tra gli insegnanti è consapevole che gran parte dell’apprendimento dipende non tanto dalla buona volontà, quanto dall’autostima che innesca la buona volontà? Chi, con opportuni riconoscimenti, rafforza questa autostima, primo motore della formazione culturale, ed evita di distruggerla con epiteti e derisioni che, rivolti a persone adulte, porterebbero di corsa in tribunale?

Per mia fortuna, negli anni che sto vivendo fra i banchi di scuola ho sempre avuto qualche insegnante che non si preoccupava solo nell’assegnare compiti e giudicare gli alunni, ma anche del preoccupasi dell’alunno stesso. La parte centrale del libro è dedicata al problema droga nei giovani, a casi di omicidi ‘gratuiti’ e al suicidio giovanile: tutti fenomeni interpretabili sotto la categoria del nichilismo. L’analisi dell’autore è interessante: il piacere insaziabile del tossicodipendente viene già delineato nei padri della filosofia “nessuno come Platone ha mai indagato la natura del desiderio cogliendone l’essenza nell’insaziabilità perché il desiderio è mancanza e vuoto.” Galimberti propone una teoria, l’etica del viandante, e consiglia ai giovani di incuriosirsi di sé. Se percepisco qual è la mia capacità, la mia virtù e poi la faccio fiorire, automaticamente mi trovo in una condizione di felicità, che è autorealizzazione.

Anche l’assunzione di farmaci antidepressivi viene equiparata all’assunzione di droghe perché rivela la medesima incapacità di provare piacere. Cosa può spingere gli adolescenti-ingenui a compiere tale crudeltà a loro stessi e ai loro cari non è poi un mistero: ansie, problemi che non possono o non riescono a gestire, assenza di affetto, mancanza di un buon rapporto con i genitori…  semplicemente, decidono di farsi trasportare dalla ‘moda’, dall’essere cool, che non si rendono conto di ciò a cui si stanno avvicinando: un circolo vizioso da cui è difficile trovare l’uscita. Solo chi avrà veramente il buonsenso di voler essere sano ci riuscirà. Lo stesso discorso relativo ai problemi, vale per i casi di omicidi e suicidi compiuti da adolescenti sui quali Galimberti si interroga: per gioco? Per provare un’ emozione diversa? Non vi è risposta. Ciò ci fa provare uno stato d’animo che non riusciamo a decifrare, ignoto, ed essendo tale… ci spaventa, se non terrorizza. È sempre stato così: ciò che non conosciamo ci inquieta, ci fa venire la pelle d’oca.

Libro nel complesso piacevole, a tratti un po’ compesso, a tratti scorrevole. L’analisi di Galimberti è tagliente, a volte drammaticamente reale e centra il punto. Libro che ti porta facilmente alla riflessione, all’impegno del voler sapere di più, al dover fare un qualcosa per cambiare il nostro futuro che potrebbe riguardare tutti… Le ultime parti del libro hanno momenti felici a livello di scrittura, ma forse sono deludenti per le proposte sul superamento del nichilismo stesso. L’ultima parte costituita fa una serie di citazioni è forse quella che risulta più debole, poiché ne rallenta il ritmo.

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