Le bambine di Roma
Romanzo storico
Mondadori
5 maggio 2026
Cartaceo - ebook
456
Giulia e Selene non sono due bambine qualunque, nella Roma del I secolo avanti Cristo. La prima è l'unica figlia di Ottaviano Augusto, l'uomo che il popolo romano considera un Dio; la seconda è figlia dell'amore scandaloso tra Marco Antonio e Cleopatra. Quando la coppia, sconfitta da Ottaviano ad Azio, si toglie la vita, Selene e il suo fratello gemello vengono condotti a Roma e fatti sfilare come bottino di guerra nel corteo trionfale. È lì che Giulia vede Selene per la prima volta, e ne rimane profondamente colpita: i lunghi capelli scuri sciolti sulle spalle e il portamento fiero, nonostante a soli dieci anni abbia già perso tutto. Ottaviano, in un atto di clemenza, decide di accogliere i gemelli nella sua domus. E in quella dimora, già affollata di fratellastri e cugini di tutte le età, Giulia riesce a fare breccia nei silenzi di Selene, conquistando lentamente la sua fiducia. All'ombra dell'antico odio tra i padri, nasce un'amicizia inattesa e tenace, che cresce, cambia, si incrina e si ricuce continuamente. Sono diversissime in tutto: Selene ha ereditato il fascino della madre e ha un'indole malinconica e riflessiva; Giulia è impetuosa, capace di rivaleggiare coi maschi e di sfidare le regole. Intorno a loro, una vera e propria famiglia allargata percorsa da tensioni sotterranee, amori che non si possono dire - come quello tra Giulia e Iullo, l'unico figlio maschio di Antonio risparmiato da Ottaviano - e unioni dettate da logiche di potere, come il matrimonio a cui lei stessa verrà destinata per dare un erede a suo padre, l'Augusto. Fuori dalla domus, una Roma splendida che attraversa la sua "età dell'oro", celebrata dai poeti e dalla propaganda, apparentemente in pace ma in realtà minacciata da intrighi e congiure. Alternando il racconto principale con il silenzio e la solitudine dell'esilio di Giulia a Ventotene, Le bambine di Roma segue le protagoniste fino alla soglia dell'età adulta, accompagnandole nei primi grandi mutamenti che sconvolgono e dividono le loro vite e i mondi - Occidente e Oriente - di cui sono figlie. Dopo la fortunata accoglienza ricevuta dal suo romanzo La correttrice, Emanuela Fontana ci sorprende con una narrazione dal respiro ampio, che attinge alle fonti classiche per raccontare una grande amicizia femminile legata a doppio filo con la Storia e insieme senza tempo, universale.
“Le bambine di Roma”, romanzo di Emanuela Fontana edito da Mondadori, attraverso la storia di Giulia e Selene ci parla di amicizia, di crescita e del difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta, sullo sfondo di una Roma che sta per diventare la capitale di uno degli imperi più grandi della storia.
Può un’amicizia nata durante l’infanzia resistere al tempo, alle differenze e alle ferite della vita?
Giulia e Selene sono le protagoniste del romanzo, anche se, almeno per me, è Giulia a prendersi tutta la scena. È lei a raccontarci la loro amicizia, nata quando sono ancora bambine. Un rapporto assai improbabile, considerate le loro origini e il peso della storia che le divide. Selene è infatti la figlia di Cleopatra e Marco Antonio, i grandi nemici di Roma, Giulia è la figlia di Ottaviano, colui che ha sconfitto i genitori dell’amica e che li ha spinti alla morte.
Eppure, tra queste due bambine che sembrerebbero destinate a essere nemiche nasce un legame profondo. Un’amicizia che cresce insieme a loro e che, come tutte le amicizie vere, non è fatta soltanto di complicità e momenti felici, ma anche di incomprensioni, silenzi e ferite.
Giulia e Selene sono molto diverse
Giulia è istintiva, determinata e desiderosa di libertà. Non accetta facilmente le regole che la società ha stabilito per lei. Fatica a rassegnarsi all’idea che il suo destino sia già stato deciso dagli altri. Essere la figlia di Ottaviano significa vivere sotto lo sguardo di chi si aspetta da lei comportamenti, scelte e atteggiamenti adeguati al suo rango.
Ma Giulia non è una ragazza disposta a conformarsi senza combattere. È proprio questo suo desiderio di libertà, questa sua natura ribelle e insofferente alle imposizioni, a renderla, ai miei occhi, un personaggio vivo e reale. Dietro la sua determinazione, però, si nasconde anche la fragilità di una figlia che vorrebbe essere vista per ciò che è e non soltanto come la figlia dell’uomo più potente di Roma.
Vedere oltre le apparenze
La storia ci ha tramandato l’immagine di una Giulia dissoluta, ma il romanzo ci invita a guardare oltre e a interrogarci su quanto quella fama possa essere stata alimentata anche dalla necessità di giustificare la sua condanna all’esilio.
Il rapporto con il padre è infatti uno degli aspetti che più mi hanno colpita. Tra Giulia e Ottaviano c’è un legame complesso, fatto di affetto ma anche di distanza, di aspettative e di incomprensioni.
Giulia sa di essere importante per lui, ma percepisce anche quanto il potere e il destino abbiano sempre avuto un posto privilegiato nella sua vita. Ed è forse proprio questa consapevolezza a farle desiderare ancora di più una vita che sia davvero sua.
«È vero. Ti vuole bene più che a chiunque altro. Ma ricordati che Gaio Cesare Ottaviano non ama niente più del suo destino».
Selene, personaggio storico che non conoscevo, mi è apparsa invece più riflessiva e contenuta, a volte persino fredda. Ma dietro questa apparente distanza si nasconde una consapevolezza dolorosa, sa di essere una prigioniera di guerra e che la sua stessa vita è indissolubilmente legata alle vicende di Giulia.
La sua posizione la porta a guardare il mondo con maggiore cautela, a trattenere le emozioni e a osservare prima di agire.
Ed è proprio questa diversità a rendere il rapporto tra le due così interessante.
Giulia è impulso e desiderio di libertà mentre Selene è riflessione e consapevolezza. Due ragazze che appartengono a mondi diversi e che, nonostante tutto, riescono a trovare l’una nell’altra qualcosa che forse nemmeno sapevano di cercare.
La loro amicizia non è quindi idealizzata, è un legame vero, fatto di complicità e confidenze, ma anche di incomprensioni, distanze e momenti in cui la vita sembra portarle su strade diverse. Crescendo, entrambe devono fare i conti con il proprio destino e con le scelte degli adulti che hanno deciso per loro.
Eppure, c’è qualcosa che rimane.
«Ovunque vivremo… quando saremo sposate, magari non abiteremo nella stessa città, guardando la luna pensami».
È una frase che mi ha suscitato tanta tenerezza. In queste parole si avverte la paura che il tempo possa dividerle e, allo stesso tempo, il desiderio di non dimenticare ciò che le lega.
La scrittura di Emanuela Fontana è scorrevole e coinvolgente e riesce a farci sentire parte della quotidianità delle protagoniste. L’autrice racconta la loro vita con naturalezza, senza indugiare eccessivamente sui dettagli, ma lasciando spazio alle emozioni, ai pensieri e, soprattutto, al rapporto che si costruisce tra le due ragazze.
Ed è proprio attraverso Giulia e Selene che la storia riesce a mostrarci il volto più intimo di un periodo storico intenso e ricco di avvenimenti.
Perché dietro gli imperi, le guerre e le conquiste ci sono persone costrette a vivere le conseguenze delle decisioni altrui. E ci sono due bambine che, per ragioni più grandi di loro, sono costrette a crescere troppo in fretta.
Amicizie imperfette
“Le bambine di Roma” è, per me, soprattutto la storia di un’amicizia che nasce in un luogo e in un tempo in cui tutto sembra essere legato al potere. Due ragazze molto diverse, che imparano a conoscersi, a capirsi e anche a ferirsi, perché crescere significa inevitabilmente cambiare. Ma è anche la storia di Giulia, una ragazza che non vuole essere soltanto la figlia di qualcuno, che cerca con ostinazione di affermare la propria identità e di conquistare quella libertà che il suo nome e il suo ruolo sembrano continuamente negarle.
La sensazione che ho avuto leggendo questo romanzo è stata che alcune amicizie non hanno bisogno di essere perfette per essere importanti. A volte sono proprio le differenze, le incomprensioni e le distanze a renderle indimenticabili.
Forse un po’ tutti abbiamo incontrato, durante l’infanzia, persone che, nonostante il tempo e la vita abbiano allontanate, continuano a vivere nei nostri ricordi e, in qualche modo, a far parte di noi.
Giulia e Selene guardando la luna tornavano con il pensiero alla loro amicizia, noi possiamo ritrovare, in un ricordo, un legame che credevamo perduto.
Per voi, c’è un’amicizia nata durante l’infanzia che, nonostante il tempo e la distanza, continua a vivere nel vostro cuore?
Ringrazio la Mondadori per la copia cartacea
Valutazione 5 stelle