Continua il racconto della Giffoni Experience a cura della nostra Aurora…

Il 18 luglio iniziò definitivamente la mia esperienza al Giffoni Film Festival (GFF). Dopo aver fatto colazione, essermi preparata e tutto decisi di scendere. Il Festival sarebbe iniziato effettivamente il 19 luglio e finito il 27, ma in programma vi erano delle maratone: MARATONA TOY STORY e MARATONA “ALLUNAGGIO” (si sarebbero visionati ben cinque film: Viaggio nella luna, 2001: Odissea nello spazio, Apollo 13, Gravity e Il primo uomo). Optai per la seconda, troppi film non visti ma da vedere assolutamente. Uno dei motivi per il quale ero a Giffoni era proprio questo: aprirmi al mondo cinematografico, recuperare tutti i film, tutti i capolavori che in 16 anni avevo evitato. Non fraintendetemi. A me piace il cinema, solo che se vedo un film da sola tendo a distrarmi. Preferisco guardarli in compagnia, così da poterli commentare, avere opinioni e punti di vista differenti. Ho sempre visto il cinema come un’opportunità per crescere e divertirsi, un modo per pensare.

Mentre aspettavo che la sala aprisse, presi il quarto volume della saga ‘Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo’ e lessi un po’. Lì in ‘fila’ (eravamo meno di dieci persone), feci amicizia con un ragazzo con cui ci siamo tenuti compagnia per i primi tre film circa e anche un po’ la sera.

La prima giornata andò benissimo, ne fui molto felice. Tornata a casa, sistemai le mie cose e mi preparai mentalmente al primo vero giorno da JURY +16 del GFF. Videochiamai qualche mio amico, almeno finché adrenalina e ‘ansia’ non si affievolirono.

Il 19 luglio tutto iniziò. Io ero nel workgroup Eleven (ogni gruppo di lavoro era soprannominato con un nome di un personaggio di una serie tv o un film) . Il mio turno iniziò alle ore 14, il film da visionare circa mezz’ora dopo. Arrivai molto presto lì anche perché avevo paura di perdermi o non trovare in tempo il luogo indicato. Mi sollevai quando notai che non ero l’unica in difficoltà. L’unione fa la forza e, io con altre ragazze  ugualmente spaesate, trovammo la retta via: LA SALA BLU, la sala dove il giorno precedente vidi la maratona dell’ALLUNAGGIO. Sapevo la strada, le guidai. Poi le persi di vista.

Poi sopraggiunse un altro problema: trovare il monitor. Nel frattempo pensavo cosa o chi potesse essere, feci amicizia con delle ragazze che sorprendentemente erano tutte di Eleven e pian piano scoprii essere addirittura concittadine con amici e conoscenti comuni.

Con una di queste ragazze, Vittoria, ho passato il 90% del tempo a Giffoni. Riuniteci alle altre abbiamo compreso che i monitor erano persone e che, per giunta il nostro monitor era una lei che ci aspettava nella hall della struttura ma non si rendeva visibile. Voleva già nascondersi probabilmente. Annotata la presenza, ci avviammo verso la nostra sala e iniziammo a renderci conto che noi, ragazzi del workgroup Eleven, non avremmo incontrato Charlie Heaton e Natalia Dyer, due dei protagonisti di Stranger Things. Rispettivamente Jonathan Byers (fratello maggiore di Will Byers) E Nancy Wheeler (sorella maggiore di Mike Wheeler). Non ci restava che riderci su, per non piangere. Entrate in sala, abbiamo aspettato una decina di minuti, giusto il tempo che la sala si riempisse un altro po’, poi il nostro facilitator Nicola si presentò a noi. Uno sceneggiatore che ci avrebbe aiutato con i dibattiti dopo aver visto il film. Fantastico! Sfortunatamente quel giorno non ci sarebbe stato nessun regista, nessun attore o nessuno che aveva partecipato alla creazione del film, quindi il dibattito divenne uno scambio di idee e opinioni. Il film che vedemmo fu ROADS, mi piacque moltissimo. Mi ha fatto pensare, emozionare, vivere la storia. Non vi dirò altro perché avrei paura di fare spoiler. Quando qualcosa mi piace veramente, tendo a parlarne senza sosta. Non voglio rischiare. La giornata proseguì in compagnia delle ragazze conosciute, girando per Giffoni e chiacchierando. Quando uscimmo dalla sala, sul Blue Carpet sfilavano i TheShow, Willwoosh e I Pantellas, ma le persone erano troppe e non riuscii ad avvicinarli. Ciò che avevo notato e che mi sorprese maggiormente fu la trasformazione della città di Giffoni Valle Piana: quando arrivai il 17 non c’era praticamente nulla e nessuno. Era spoglia, vuota. Ma il 19 era un’altra cosa. Era piena, stracolma, vissuta.

La sera andai a vedere l’anteprima di Men in Black: International nella SALA TRUFFAUT. Andai col ragazzo conosciuto il giorno prima e una ragazza conosciuta la mattina di Firenze.

Perché sì, un’altra cosa fantastica di Giffoni è proprio questa: hai la possibilità di vedere molte anteprime dei film. Era la prima anteprima della 49esima edizione del Giffoni Film Festival. Io, in realtà, non avevo mai visto nessun film della trilogia, quindi la settimana prima di partire li avevo recuperati tutti. Fu molto divertente il tutto, non solo siamo stati i primi in tutta Italia ad aver visto il film, ma abbiamo anche ricevuto le magliette e gli occhiali da sole del film; mancava solo il neutralizzatore e saremmo stati dei perfetti MIB!

Organizzarono anche una sorta di scenetta per presentare gli uomini che si sarebbero accertati del fatto che NESSUNO in sala utilizzasse telefoni o apparecchi elettronici mentre si visionava il film.
Dopo l’anteprima accompagnai la mia amica a cenare e dopo andammo al concerto di Anastasio. Ogni sera dalle ore 22, in piazza Fratelli Lumière, vi era il Giffoni Music Concept, quindi ogni sera vi erano due cantanti che si esibivano in concerto per circa un’ora ciascuno. Quella sera toccò a ‘LA MASCHERA’ e a seguire ‘ANASTASIO’. Alla fine del concerto, scoprimmo che Vincenzo Tedesco, un altro ragazzo noto specie grazie a Instagram ma anche per i suoi video di Youtube, era lì a Giffoni, a vedere la replica dell’anteprima di MIB. Siccome piaceva ad entrambe, ci appostammo fuori al Blue Carpet, e aspettammo la fine del film… per moooolto tempo. Aspettammo, parlammo, conoscendoci meglio. Il film terminò, lui finalmente uscì e ci ripagò con una foto insieme. Sono riuscita anche a chiedergli l’autografo! Fu molto gentile, forse anche perché non si aspettava che tutti quei ragazzi lo riconoscessero.
Tornata al B&B, feci la mia solita videochiamata ma questa volta per compagnia finché la mia coinquilina -per i successivi dieci giorni- ritornò. Quella notte parlammo molto e ci confrontammo avendo gruppi e turni diversi.

I giorni passarono tra nuovi e vecchi incontri. Quando si entra nel vortice del GFF è difficile uscirne. Ho incontrato tante star del cinema, della televisione e anche del mondo della musica. Ho avuto la possibilità di parlare altre lingue. Ho anche conosciuto delle ragazze della Georgia. Ma solo con una di loro ho trascorso più tempo parlando un inglese malconcio, capendosi a malapena apprendendo parte delle differenze dei nostri mondi. Era il 20 luglio la prima volta che parlammo, eravamo sedute vicine al ‘meet the star’ di Woody Harrelson. La mia compagna d’avventura, che da grande spera di diventare una regista, era super emozionata perché era dinanzi al suo idolo.

Non si dimentica mai la vastità del mondo, ma si tende a dimenticare che in fondo siam fatti della stessa sostanza: sogni, speranze, idee, emozioni.

Quella sera io e Vittoria avevamo i biglietti per l’Osservatorio di un comune lì vicino. Giffoni ci avrebbe accompagnate con degli autobus. Lì incontrai nuovamente una ragazza conosciuta a gennaio per un progetto scolastico con cui però non ci eravamo mai rivolte la parola. Destino? I fili si intrecciano sempre, e in un modo o nell’altro la vita ti riserva sempre una seconda possibilità. Infatti io, Alessia e Vittoria siamo diventate compagne di quest’avventura. Tornando all’osservatorio, devo ammettere che è stato deludente. Fu chiuso anni fa definitivamente. Ci hanno fatto scalare per circa un quarto d’ora non so quanti metri di ‘montagna’ molto ripidi per poi scoprire che non era il luogo giusto, saremmo dovuti andare al comune… Il bello di quella sera fu però che conobbi altre persone con le quali abbiamo legato poi molto. E sapete come? Grazie al cibo, perché non c’è legame più forte di quello che si instaura grazie al cibo. Avevamo fame, non c’erano negozi nei dintorni e l’unica fonte di cibo erano i miei popcorn. Li offrii anche a due ragazzi che erano vicino a noi, una cosa tira l’altra e l’amicizia si instaurò. Abbiamo parlato tutta la serata fra noia e sonno. Fu divertente.

Giffoni è anche ciò: un posto per fare amicizie e ne ho fatte veramente molte. Firenze, Ancona, Bari, Trapani, Sicilia, e anche della stessa Campania. Le cose, poi, sono iniziate a sembrare così naturali che non ci si accorgeva del tempo che passava. Le quasi due settimane dell’Experience Giffoni sono trascorse troppo velocemente, freneticamente… mi sono trovata catapultata all’ultimo giorno e non è stato facile realizzare che dopo aver staccato la spina dalla propria vita quotidiana, aver abituato il proprio corpo ai nuovi ritmi e alle nuove abitudini, dovevo tornare alla normalità. La tristezza bussò alla porta.

Non ho rimorsi o rimpianti di questa esperienza. Come prima volta è stata una prima volta perfetta. Mi ha fatto ricordare che non devo avere paura di me stessa, delle persone, di tutto. Devo usarla a mio vantaggio, la paura. Perché dovrei fermarmi prima di iniziare il tutto?

Grazie al GFF ho ritrovato la vera me, che per un motivo o un’altro si era un po’ persa. Ho vissuto la mia prima esperienza tutta da sola, senza i miei genitori o mio fratello. Mi ha fatto sentire un pò adulta e mi ha fatto pensare al futuro: non me la caverò così male in un appartamento da sola, un giorno…

Quindi, giunti a questo punto, non posso far altro che incoraggiarvi a far parte della 50esima edizione del GFF, quella del 2020, e di quelle future.

E poi una cosa da non sottovalutare sono gli sponsor e i vari stand in giro per la Cittadella. Infatti vi si ricevono molti gadget e/o prodotti gratuiti facendo dei giochi o semplicemente facendo visita allo stand.

Vi sono bellissimi stand come quelli dell’Amnesty International, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri… Una volta entrati al loro interno, le persone che vi ‘lavoravano’ spiegavano l’attualità, la vera situazione della vita nel XXI secolo, sensibilizzando gli adulti, i ragazzi, e (con delle attività mirate), anche i più piccini.

Questo è uno dei motivi per il quale posso dire di aver vissuto così tante esperienze, emozioni, nuove vite… che è difficile descrivere davvero le emozioni provate, quindi: VIVETELE!

Adesso già mi manca tutto e tutti. Credo che l’unica vera pecca di questa fantastica esperienza sia proprio la fine, quando sei costretto a dire addio o arrivederci troppo lunghi.

Ecco con questo chiudo il mio intenso ‘diario’ di questa splendida avventura di cui volevo rendere un pò partecipi tutti voi seguaci della Bottega dei Libri.

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