"Il buon ladrone"
Narrativa
Cantagalli
21 giugno 2024
Cartaceo, ebook
88
Ormai appeso al legno della croce Disma, conosciuto come il buon ladrone, osserva una strana processione venire verso di lui, guidata dal condannato, carico della sua stessa croce. In un turbinio di emozioni e di domande il buon ladrone rimane spiazzato dalla scena alla quale sta assistendo e, inspiegabilmente, è costretto a fare i conti con un passato turbolento e in gran parte dimenticato e con la presenza di un uomo che, anche da lontano, sembra metterlo davanti alla sua storia più che i romani durante il processo. In un continuo riesame della propria storia, Disma vivrà le ultime ore accanto a Cristo crocifisso, arrivando infine a riconoscerlo come Signore e Messia. Insieme a lui altri personaggi, come Veronica, Simone di Cirene, il centurione romano e Barabba, accompagneranno il lettore facendogli vivere, tramite i loro occhi, la stranezza di quella giornata. Chi era quell’uomo? Disma risponde riconoscendo Cristo: gli basta questo per andare in Paradiso.
Amici della Bottega dei Libri ho il piacere di presentarvi un giovane autore: Andrea Mobiglia.
Laureato in Economia presso l’Università Cattolica di Milano, dove si appassiona alle tematiche riguardanti la famiglia e le politiche familiari. Lavora a Roma presso Fondazione Angelini, ove collabora anche con Fondazione per la Natalità (organizzatrice degli Stati Generali) e con Immischiati, webinar nazionale che promuove la Dottrina Sociale della Chiesa.
Andrea ci presenta il suo nuovo romanzo: “Il buon ladrone”.
Chi è Disma? Ci racconti il “tuo” buon ladrone?
Il “mio” buon ladrone si sviluppa partendo dal personaggio storico del Vangelo: mi sono chiesto come deve essersi sentito quest’uomo, vicino a Cristo nelle ultime ore della sua vita terrena. E come deve essersi sentito quando gli è stato detto “Oggi con me sarai nel Paradiso” (Lc 23,43): cosa avrà provato? Che emozioni avrà vissuto?
Quando parlo del mio lavoro, ricordo sempre che l’unico innocente tra i tre crocifissi è Gesù, non gli altri due, che, secondo le parole dello stesso Disma, ricevono il giusto per le proprie azioni (cfr. Lc 23,41).
Dunque ho provato a immedesimarmi in Disma, a partire dalla sua storia personale caratterizzata da un desiderio iniziale di bene, del resto era un uomo come tutti; un desiderio però che, complici le varie vicende della vita, si esprime in scelte sbagliate, sfociando nella delinquenza, fino a perdersi quasi definitivamente, venendo però salvato negli ultimi istanti di vita proprio dall’incontro con Gesù. – “Il buon ladrone”
Questo episodio del Vangelo insegna prima di tutto a me che l’incontro con Cristo non richiede precondizioni, ma, proponendosi liberamente a ognuno, sfida la propria libertà.
Questo tema emerge dal confronto tra Disma e l’altro ladrone: perché l’altro non fa lo stesso percorso di conversione? Questo è, in fondo, il mistero della libertà dell’uomo.
Come mai la scelta stilistica di usare uno stile così semplice e moderno per raccontare un episodio storico?
La scelta dello stile è dovuta al fatto che ho pensato ad un testo che potesse essere breve e allo stesso tempo incisivo, che potesse arrivare a tutti, a chi è un accanito lettore e a chi invece legge pochissimi libri durante l’anno.
Allo stesso tempo ho voluto usare uno stile che consentisse di scrivere (e conseguentemente di leggere) delle riflessioni, degli spunti e delle intuizioni, che nascono dal mio percorso di fede.
Questa storia è adatta solamente ai credenti o pensi che possa arrivare anche a un ateo? Quanto è importante oggi, in un mondo che si allontana sempre più dalla fede, raccontare di chi ha visto e creduto ed è cambiato?
Questa storia è per tutti, perché così è l’avvenimento cristiano: una proposta a cui ognuno, liberamente, risponde.
Credo che il mondo d’oggi abbia la stessa sete d’infinito di sempre, che è costitutiva dell’essere umano.
Il punto è, a mio parere, la disponibilità di ciascuno di ascoltare testimoni credibili del Vangelo scoprendo la convenienza di Cristo (concretamente ed esistenzialmente) nella propria vita: non si tratta di valori da difendere, ma di un rapporto da vivere.
Questo, ancora una volta, sfida la libertà di ciascuno, all’interno di un mondo che, è sempre più evidente, offre tantissime opzioni di divertimento, di apparente socializzazione ecc. ma non compie mai pienamente il proprio desiderio di felicità cui accennavo. Se un testo come il mio aiuta a prendersi sul serio, ben venga!
Il racconto ci fa percepire che il cambiamento è possibile, per tutti: è reale o utopico sperare di poter cancellare gli errori passati con il ravvedimento? “Gli ultimi saranno i primi”: quindi è giusto raccontare anche chi ha peccato, è caduto, si è rialzato. Un modo per dare speranza?
Non si tratta di cancellare gli errori passati, come se non fossero mai successi. Non è quello che accade nel Vangelo, in questo come in altri episodi.
Quando Gesù perdona l’adultera che doveva essere lapidata non le dice “Facciamo che non sia successo nulla”, ma la guarda con amore, dicendole “Neanche io ti condanno. Va e non peccare più”(cfr. Gv 8,11).
Dunque la questione, che la vicenda del buon ladrone fa a mio parere esplodere, è che non c’è davvero nessun ostacolo all’amore, che non siamo definiti dai nostri errori e dalle nostre mancanze, per quanto possano essere gravi. Che, in definitiva, l’amore di Cristo è più grande di qualsiasi nostro sbaglio, tanto che anche uno come Disma può entrare in Paradiso.
Questa è la speranza certa del Vangelo, a cui il mio testo cerca di rimandare.
Ma, voglio precisare ancora meglio, quello che sconvolge della vicenda è che Disma non si merita di andare in Paradiso.
Noi abbiamo un parametro molto alto del merito, che è diventato per noi il criterio più importante di tutti, e viviamo in un mondo prigioniero della performance: Disma “non si è comportato bene”, dunque come può andare in Paradiso?
Non se lo merita, certamente. Che, a pensarci bene, è il giudizio che ognuno di noi può avere su sé stesso.
Quello che scrivo nell’introduzione, partendo dal giudizio personale che uno ha di sé, è appunto che c’è una “disuguaglianza tra quello che è il nostro giudizio su noi stessi, il più delle volte basato sui meriti (come se il Paradiso fosse una ricompensa e non la prosecuzione, all’ennesima potenza, della familiarità con Cristo), e il giudizio di Cristo in croce sul buon ladrone, basato sul rapporto con lui”.
Ecco, il buon ladrone può andare in Paradiso proprio perché, negli ultimi istanti della sua vita, riconosce Cristo, entra in rapporto con Lui, per come può, dove può; così facendo si lascia liberamente avvolgere da un amore più grande di quello che merita. – “Il buon ladrone”
La scelta di raccontare Maria come donna disperata, abbruttita dal dolore, priva della sua aura mistica, ce la spieghi?
Qui c’è l’influsso di un testo di Peguy, che descrive la sofferenza della Madonna evidenziandone proprio la bruttezza che aveva in quel giorno.
Il libro, come ho accennato prima, è un’esperienza di fede mia, e scrivendo, immedesimandomi, sono emerse tante domande e tante immedesimazioni attorno a quella principale di Disma.
E allora ho pensato che Disma, dall’alto della sua croce, avrà sicuramente visto la Madonna insieme a suo Figlio.
Quindi mi sono chiesto come avrà vissuto Maria quei terribili momenti, in cui ha accompagnato Gesù lungo la via che portava al Calvario.
Certamente il ladrone avrà visto la sofferenza, il dolore atroce di una donna che accompagna il proprio Figlio sulla croce, ma insieme a questo la Madonna avrà vissuto la coscienza della promessa di Dio, a cui rimane fedele nonostante tutto (e chissà, mentre Gesù veniva inchiodato sulla croce, a quante volte avrà pensato alle parole dell’Arcangelo Gabriele!).
Una fede che, nel gioco di sguardi che faccio mio nel libro, traspare quando gli occhi di Maria incrociano quelli di Disma.
È vero, l’ho presentata senza l’aura mistica di altri racconti, eppure dal suo sguardo, avvolto da lacrime di sofferenza, non traspare un dubbio quanto piuttosto un rimando all’infinito.
Dare un nome, un volto e una storia a chi è sempre stato solamente una figura marginale nel mistero della morte di Gesù: come mai questa scelta?
In generale a me piacciono molto i personaggi secondari dei racconti, quelli che appaiono di meno ma che comunque sono essenziali.
Nello specifico del mio racconto, credo che il buon ladrone non sia una figura marginale nel Vangelo nel senso appena descritto, ma rivela invece una tenerezza e un amore possibile anche dove tutto sembra perduto. – “Il buon ladrone”
Una possibilità d’amore per tutti! Scrivendo mi sono accorto di un particolare di non poca importanza: la croce e la morte di Cristo rimangono un mistero, ma se Gesù non muore in croce Disma non ha la possibilità di incontrarlo.
Sotto un altro punto di vista, “dare un’identità” a Disma è sempre in funzione dell’amore di Cristo.
Se il protagonista del libro può sembrare Disma, è perché egli è stato testimone dello sguardo d’amore di Cristo. La sua vicenda è un’educazione all’amore di Cristo, rimanda a Lui, altrimenti, senza Cristo, quella di Disma sarebbe solo la storia di un uomo morto in croce.
Leggere ” Il buon ladrone” oggi: perché farlo?
Perché quella del buon ladrone è una vicenda commovente, di grande tenerezza, che parla a ciascuno di noi.
Questa vicenda, avvenuta in un luogo e in un momento precisi della storia umana, insegna che non c’è nulla di noi, dei nostri errori, della nostra storia, che può impedire all’Amore di amarci, solo il nostro rifiuto.
Stai lavorando o hai intenzione di lavorare ad altre opere incentrate su episodi religiosi?
Sì, a breve uscirà un libro su un altro episodio evangelico con la stessa Casa Editrice: altre domande, altri personaggi, ma con un piccolo, sottile, filo rosso, che è il mio percorso di fede.
Ho scritto e autopubblicato due thriller (e un terzo spero di autopubblicarlo a breve), ma mi accorgo, scrivendo, che questi testi “più profondi” servono prima di tutto a me, è una crescita mia; allo stesso tempo spero ovviamente che chi legge apprezzi il lavoro fatto.
Complimenti, Andrea! Grazie per le tue risposte esaustive ed interessanti.

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.