Buongiono cari lettori, bentrovati nel nostro angolo interviste

Oggi abbiamo il piacere di ospitare

Valentina Villani


tra ricordi e voglia di vivere

Ecco a voi l’intervista…



Cara Valentina, benvenuta! Ci fa piacere averti qui con noi. La recensione del tuo romanzo Ape bianca, ha avuto un buon successo

Iniziamo chiedendoti se la tua passione per la lettura e la scrittura è stata influenzata da un libro in particolare?
Quando ero piccola mia madre mi leggeva le fiabe di Italo Calvino. Aspettavo con ansia quel momento, i suoi racconti mi facevano viaggiare insieme ai personaggi dentro mondi di fantasia, li adoravo al punto che spesso ero io stessa a inventarmi storie per poi raccontarle ad altri bambini improvvisando ogni volta infinite variazioni e sfumature. Calvino rimane per me il primo scrittore, quello che mi ha preso per mano e mi ha fatto scoprire la lettura anche quando non sapevo ancora leggere.


Da lettrice cosa ti colpisce e che generi ti piace leggere?
Mi colpiscono quei libri che rimangono scolpiti dentro, quelli che non si vorrebbe mai finire, che dopo averli letti continuano per giorni a lasciare le loro tracce, che stimolano riflessioni, che emozionano. Come dopo aver visto un bel film, quando le immagini ritornano alla mente nei giorni successivi, con la differenza che nel caso di un libro il legame è ancora più potente.     


Siamo un po’ curiose: oltre alla scrittura e alla lettura hai altre passioni?
Ovviamente la fotografia, forse la mia prima vera passione, poi amo viaggiare, fare immersioni subacquee, praticare yoga, la buona cucina e il buon vino, camminare (non correre) in ambienti naturali, la musica rock e il jazz, le meringhe con l’interno morbido, le borse indiane, il cinema, l’odore del pane appena fatto…sarebbe una lista troppo lunga, esistono tante cose per cui vale la pena vivere.    
 
Quanto è stato complesso scrivere Ape bianca
Abbastanza da capire che forse stavo scrivendo qualcosa di buono.


Mettere su carta tutte quelle emozioni aiuta?
Aiuta moltissimo purché quelle stesse emozioni non siano un prodotto troppo grezzo, non “digerito”, ma frutto di un’elaborazione almeno parziale del dolore. Il processo di elaborazione non è mai lineare e soprattutto non è continuo, ci sono pause nel mezzo, come lunghi respiri tra un movimento e l’altro. Ci sono addirittura momenti in cui si ha la sensazione di essere tornati indietro. Su quest’onda ho scritto Ape Bianca, seguendo le strane traiettorie tracciate dalle emozioni, alternando i periodi di scrittura a pause assolutamente necessarie.
   
Ape Bianca rientra tra i libri biografici o…
È difficile definire questo libro, è qualcosa di diverso da un’autobiografia ma anche da un libro esclusivamente fotografico, da un saggio o da un romanzo. È un viaggio introspettivo dentro un’esperienza attraverso parole e immagini, la lettura stessa diventa un’esperienza per il lettore.


Le copertine dei libri sono la cosa che attrae il lettore che si reca in libreria. Hai scelto personalmente la cover del tuo libro
La cover del volume fotografico è una mia foto che è presente anche all’interno del libro, mentre la cover del volume narrativo è stata una mia scelta tra diverse opzioni proposte dai miei editori. Secondo me questa aveva il pregio di cogliere particolari importanti in maniera semplice ed essenziale.    


Tra le immagini che hai inserito a quale sei più affezionata
Sono particolarmente legata a diverse fotografie, ma se dovessi indicarne una soltanto, forse sceglierei l’immagine dal titolo “In fondo al sospiro dell’onda udrai la mia voce ripetere ritorna ti aspetto”, tratto dalla canzone “La conchiglia” di Giorgio Gaber che ritrae una conchiglia bianca con una forma a spirale inquadrata da una prospettiva molto ravvicinata. “Amavi le conchiglie, incanto del mare, rifugio per creature di altri mondi, simbolo di femminilità, di materna protezione, di natura avvolgente, simbolo della tua anima dura e fragile”.


Perchè il titolo Ape Bianca?
Oltre a essere il titolo di una bellissima poesia di Pablo Neruda, era il modo in cui chiamavo mia madre. Ho sempre avuto l’abitudine di ribattezzare le persone a cui volevo bene con nomi bizzarri. Non conoscevo ancora la poesia di Neruda quando l’ho chiamata così, è stata una bella sorpresa scoprire che anche lui aveva accostato queste due parole e ne aveva fatto una poesia. Lo leggevamo spesso, Pablo, era quasi diventato uno di famiglia.   


A molti questa domanda non piace molto vediamo a te: Prova a convincere il lettore ad acquistare il tuo libro.
Una cosa che proprio non so fare è convincere le persone, poi qui si parla di lettura, qualcosa di molto personale. Anche lo stato emotivo del momento ha un peso rilevante nella scelta di cosa leggere, perciò l’unica cosa che posso fare, con grande sforzo peraltro, è dire in due parole di cosa parla questo libro. Ape Bianca è un viaggio non solo all’interno di un lutto ma dentro un rapporto madre-figlia conflittuale, nel difficile passaggio di una donna che diventa madre, nella gestione di emozioni opposte, vita e morte, nella creatività come salvezza, nelle varie riflessioni, nei ricordi, nelle percezioni, nelle immagini.


Un accenno al tuo prossimo progetto

Per il momento letture, progetti fotografici e idee sparse lasciate volutamente in disordine, senza caos non potrei mai creare niente.  

Attendendo che il caos… diventi un nuovo progetto, ti ringraziamo e salutiamo!

A voi tutti diamo appuntamento alla prossima settimana…