Fantasy,  Humor/chick-lit

Intervista a Stella Bright tra personaggi difettosi, amore per il rugby e voglia di ridere

Buongiorno cari lettori, bentornati nel nostro angolo delle interviste. Oggi con noi Stella Bright! Ecco a voi l’intervista…

Benvenuta Stella, siam felici tu sia qui con noi oggi. Abbiamo pubblicato recentemente la recensione del tuo “Il riso fa buon sangue”, a cura della nostra Cristina con cui abbiamo preparato alcune domande per te…

Di solito chi scrive romanzi è una persona che ama leggere. Ti è mai successo che uno dei tuoi libri fosse “influenzato” da un libro letto nel passato? Se si, quale?

Leggere è stato il mio primo amore al quale sono sempre rimasta fedele fin da piccola, il mio primo e unico amore in effetti. Per rispondere alla domanda, sinceramente no per il semplice fatto che ho cominciato a leggere romanzi rosa da poco tempo; le mie letture passate e i libri ai quali sono particolarmente affezionata appartengono ad altri generi: fantascienza, fantasy, gialli, thriller, avventura, gotico, quindi nulla che si avvicini a una storia romantica o a lieto fine.

Come e dove è nata la tua voglia di scrivere?

Scrivere è sempre stato un sogno nel cassetto, fin da ragazzina quando facevo scorpacciate di tutti i grandi scrittori di fantascienza. Un sogno che ho sempre messo da parte per una marea di motivi, la vita ci porta a mettere da parte ciò che è più importante per noi stessi. Per anni, comunque, scribacchiavo impressioni, pensieri, ho tenuto il diario giornaliero del mio fantastico viaggio a tappe in Spagna in sella alla moto e mi sentivo felice quando lo facevo. Anche se non sono una romantica, sono una sognatrice quindi leggere molto vari generi ha fatto da fertilizzante alla mia fantasia e ha mantenuto vivo il sogno di scrivere fino a che non l’ho messo in pratica.

Quanto c’è di te nei tuoi romanzi?

Penso che quando si crea una storia ci sia sempre un po’ di se stessi nei personaggi, la quantità dipende dal momento, dalla storia o dal personaggio stesso, è un procedimento inevitabile. Però succede anche il contrario, cioè che in un personaggio ci sia quello che non siamo e che vorremmo essere.

Come nascono i tuoi personaggi?

I personaggi maschili, i rugbyman, della Serie Cardiffs Rugby si rifanno, almeno fisicamente, a dei giocatori conosciuti a livello internazionale che ho ammirato ed ammiro molto. Chiamiamolo un mio personale tributo. Per quanto riguarda gli altri sono nati da soli e con le loro battute a volte irriverenti mi hanno costretto a renderli vivi.

Glenna, Ginevra e Francesca, tre personaggi molto simili: impulsivi, senza peli sulla lingua, ti vedi in loro?

Eccome! Di Glenna ho la parlata “da scaricatore di porto” (non sono una lady) e vorrei averne l’aspetto; di Ginevra ho la chiusura, la difficoltà a esprimere i miei sentimenti e la tendenza a fare tutto da sola. Francesca, che è la più soft fra le tre, possiede la mia diffidenza nell’affrontare una storia sentimentale. Al di là di tutto ciò a me piacciono le protagoniste fuori dalle righe, inoltre tengo a precisare una cosa: le mie donne non sono bellissime e perfette, sono tali agli occhi di chi se ne innamora. Le mie protagoniste sono difettose perché è bello esserlo.

Alcuni dei tuoi libri sono ambientati nel mondo del rugby, da dove nasce questa passione e soprattutto cosa significa per te il rugby?

Mi è sempre piaciuto lo sport, sono stata una sportiva. Il rugby? L’ho sempre amato, ne approvo e condivido tutto ciò che implica come concetto di gioco (regole, rispetto ecc.) e che non sto qui a elencare perché sarebbe troppo lungo; lo reputo comunque uno sport molto divertente e la mia mente “malata” ne vede la comicità. Lo ammetto, mi piacciono gli sport d’impatto: football americano, hockey, boxe e reputo il rugby uno sport molto passionale, una lotta primordiale, tengo a precisare che non è uno sport violento bensì molto corretto con regole ferree.

Nove anni fa, per puro caso, mi proposero di curare due rubriche su altrettanti blog sportivi dedicati esclusivamente al rugby e accettai. Mi si aprì un mondo: provai una gioia immensa e fu fantastico! Mi divertii tantissimo, scrivere articoli sul rugby fu una fonte di grande soddisfazione. In quel periodo cominciai a leggere i romance, così mi venne l’idea di fare del rugby l’ambientazione per storie d’amore a lieto fine; fu così che nacque “Perché proprio a me” il 1° della Serie Cardiffs Rugby, che attingono direttamente dal rugby aneddoti e personaggi. A quel punto mi vidi costretta ad abbandonare le due rubriche sui blog perché non riuscivo a stare dietro a tutto: seguire gli eventi sportivi necessita di una prontezza adrenalitica, un impegno che non potevo più mantenere se volevo scrivere storie… e vivere. Mi dispiacque tantissimo e mi dispiace ancora perché amavo scrivere di rugby. Così, eccomi qui.

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Ne “Il riso fa buon sangue” hai affrontato l’argomento vampiri, da dove è nata questa idea? E perché ambientare una piccola parte della storia sul Lago Maggiore?

In tutta sincerità ho accennato al Lago Maggiore perché avevo necessità di nominare un luogo vicino a Milano dove Ruaridh Laharrague possedesse una bella villa. Vampiri? Sono particolarmente affezionata a questa figura letteraria e folkloristica, specialmente quelli più feroci e spaventosi, quelli pericolosi, quelli che fanno paura; il mio vampiro non poteva essere spaventoso, il mio doveva far ridere.

Quale messaggio vorresti trasmettere ai tuoi lettori?

Innanzi tutto voglio farli ridere, voglio che si rilassino leggendo. Non ho la pretesa di trasmettere messaggi profondi, questo è compito di un altro tipo di letture. Vorrei trasmettere il piacere della vita vera, quella di tutti i giorni, quella di ognuno di noi.

Cosa vorresti per il tuo futuro? Quali sono le tue aspirazioni?

Riuscire ad andare in pensione ahahahahahah!! A parte gli scherzi, vorrei serenità, tranquillità, vivere in salute, vedere mio figlio appagato e felice della propria vita, vorrei che riuscisse a realizzare i propri sogni. Vorrei che il mondo fosse migliore, che ci fosse meno ignoranza, che l’umanità cambiasse tendenza di pensiero e non che corresse alla cieca – come sta facendo ora – verso l’autodistruzione e la distruzione di quella pallina magnifica e unica sulla quale viviamo.

Che consigli daresti a chi vuole intraprendere la carriera dello scrittore/scrittrice?

Premetto che scrittore si nasce e non lo si diventa, mi riferisco a quelli con la “s” maiuscola (non è il mio caso o quello di tanti altri). Ci vuole talento, predisposizione, grandi capacità. Al di là di questo, chi vuole intraprendere la via della scrittura deve leggere molto e vari generi, imparare ed essere dotato di una bella dose di umiltà perché non a tutti può piacere ciò che mettiamo nero su bianco, giustamente; bisogna prestare orecchio alle critiche costruttive, imparare dai grandi scrittori e divertirsi.

Che tipologia di romanzo non scriveresti mai e perché?

Un horror, semplicemente perché non possiedo né la predisposizione caratteriale né la fantasia per creare una storia che sia tosta.

Grazie per essere stata qui con noi. A tutti voi appuntamento alla prossima intervista!

Trentenne in cerca della sua strada nel mondo. Amo leggere e perdermi tra le pagine di un libro, viaggiare con la mente in posti che non conosco, vivendo un'infinità di vite e storie. Girovagando sul web, sono inciampata ne "La Bottega dei libri", un piccolo grande ritrovo per gli amanti della lettura come me. Quindi eccomi qui a scrivere e condividere con voi questa passione...

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