Narrativa

Intervista a Stefano Galardini e la sua generazione spaesata

Buongiorno cari lettori, bentornati nel nostro angolo delle interviste. Oggi con noi Stefano Galardini! Ecco a voi l’intervista…

Benvenuto Stefano, è un piacere averti ospite qui nel nostro blog. Presto leggeremo la recensione del tuo “Il tempo dentro di noi”, a cura della nostra Cristiana con cui abbiam preparato per lei alcune domande.

Quindi diamo inizio a quest’intervista… 

Com’è nata la tua passione per la scrittura e la lettura?

A leggere mi ha insegnato mia madre, ancora prima di andare a scuola. Forse credeva di farmi fare più bella figura o stava semplicemente cercando di darmi delle buone basi, non lo so. Ricordo che avevo l’entusiasmo del nuovo, e cercavo di leggere tutto quello che mi capitava sotto mano. Così ha iniziato a mettermi sotto mano dei libri adatti alla mia età e da lì è partito tutto. Per quanto riguarda la scrittura, penso che sia conseguente all’amore per la lettura: chi non vorrebbe essere, o per lo meno tentare di emulare ciò che ama?

Oltre alla scrittura e alla lettura hai altre passioni?

La musica. In grandissima maggioranza musica rock in ogni sua forma, blues e un pochino di jazz. Cantautori italiani e varie puntate in altri generi a seconda dell’umore. Mi faccio vanto della mia piccola collezione di circa trecento vinili, sperando di avere sempre la possibilità di continuare a farla crescere. Come sopra, il desiderio di emulazione mi porterebbe a sogni da rockstar, con camere d’albergo sottosopra e tutto il resto, ma non si può avere proprio tutto! (di Henry Rollins ce n’è solo uno!). Ho anche una cocente passione per i vecchi film, Humphrey Bogart, Cary Grant, Mary Astor…

Perché scegliere di trattare un argomento come l’amicizia tra uomo e donna?

E perché no? È un tema che può far parlare, discutere, su cui ognuno ha la propria opinione. Poi, la vera urgenza del romanzo è parlare della vita, e penso che guardarla attraverso gli occhi di una bella amicizia fosse un punto panoramico ideale. Sono convintissimo che con un amico, si possa essere più sinceri, anche più che con sé stessi.

Davvero è possibile un legame come quello tra Luca e Lidia?

Io penso di sì. Ma la cosa più bella che è successa da quando il libro è stato pubblicato è che ognuno ha la propria opinione al riguardo, frutto della propria esperienza di vita. E da questo ho imparato che un libro può essere diverso a seconda di chi lo legge e che non è mai lo stesso libro. La trovo una cosa bellissima!

Se dovessi descrivere con due aggettivi i protagonisti del tuo ultimo libro quali sarebbero? Parlacene un pò.

Lidia (come in media lo sono più spesso le donne rispetto agli uomini) è più matura, centrata sui propri obiettivi. Sa quello che vuole e come ottenerlo, non le importa dei sacrifici se la ricompensa, alla fine, è ciò che desidera.
Luca invece vive più alla giornata. Non ha una reale presa sul presente, sugli eventi della propria vita, ma lascia che le cose gli succedano, più che farle succedere.
Sono due persone quasi diametralmente opposte, che però hanno un punto di contatto fondamentale: la ricerca di qualcosa di meglio, di un perché, di una direzione, di un senso. Dagli anni sessanta in avanti abbiamo avuto la generazione rivoluzionaria, quella perduta, la generazione x. La mia, quella dei trentenni post anni dieci del duemila, credo si potrà fregiare un giorno del titolo di “generazione spaesata”. Siamo quelli che non sanno bene cosa vogliono, ma sanno perfettamente che probabilmente non riusciranno ad ottenerlo. E Luca e Lidia sono un po’ figli di questa mia convinzione.

Come mai la scelta di usare la seconda persona narrante e non la prima con il punto di vista dei protagonisti alternato?

Sarebbe stato bello limitarmi a far parlare soltanto loro, tenendo fuori dal loro rapporto quel ficcanaso del narratore onniscente. Il mio problema era però che oltre ai personaggi fosse delineato (e facesse da sfondo) anche il contesto in cui si trovano a muoversi. Per i personaggi (le persone?) che lo vivono, il contesto, il background è qualcosa di scontato. Per raccontare un rapporto vero, vivo, verosimile invece, mi serviva che il contesto ci fosse, sfumato, ma visibile.

In che genere collocheresti il tuo romanzo?

Idealmente? Nel filone del “Grande Romanzo Americano” alla Johnathan Franzen o alla Philip Roth. Scherzi a parte, mi è più facile dire quale genere non è. Per cui direi che si possa benissimo collocarlo nella narrativa contemporanea. Che è un po’ come dire tutto e niente! Andando a guardarlo da vicino, è un romanzo di narrativa, ed è stato scritto in questi anni, quindi direi che narrativa contemporanea ci stia a pennello.

Prova a convincere il lettore ad acquistare i tuoi libri.

Sono un pessimo venditore, soprattutto di me stesso. L’unica cosa che posso dire è che ho scritto un romanzo con l’intenzione di essere il più possibile sincero. Di parlare di argomenti che toccano tutti, o hanno toccato, o toccheranno un po’ tutte le età della vita. Perché oltre all’amicizia tra uomo e donna (che, alla fine, si racconta da sola) la mia priorità era parlare della vita. Quella vera, senza fronzoli, senza persone o vicende speciali né straordinarie. Ed è lì che ho cercato e trovato la vera bellezza, nel quotidiano che può essere il mio, il tuo, o quello di chiunque altro.

Un accenno al tuo prossimo progetto…

Con Luca e Lidia e “Il tempo dentro di noi”, ho fatto i conti con il passato, i ricordi, il confronto con i rimpianti. Con il prossimo romanzo sto cercando di guardare avanti, al futuro. Soprattutto a quei

Trentenne in cerca della sua strada nel mondo. Amo leggere e perdermi tra le pagine di un libro, viaggiare con la mente in posti che non conosco, vivendo un'infinità di vite e storie. Girovagando sul web, sono inciampata ne "La Bottega dei libri", un piccolo grande ritrovo per gli amanti della lettura come me. Quindi eccomi qui a scrivere e condividere con voi questa passione...

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