Buongiorno cari lettori, bentornati nel nostro angolo delle interviste. Oggi con noi Silvia Albertazzi! Ecco a voi l’intervista…

Benvenuta Silvia, è un piacere averti ospite qui nel nostro blog. Abbiamo pubblicato recentemente la recensione del tuo “Leonard Cohen – Manuale per vivere nella sconfitta”, a cura della nostra Stefania con cui abbiamo preparato alcune domande per te…

Quindi, cominciamo l’intervista…

Come è nata la tua passione per la scrittura e la lettura?

Mi è sempre piaciuto scrivere fin da bambina, mi piaceva inventare mondi e storie, avevo un enorme fantasia. Ho sempre amato le storie. All’inizio mi piaceva sentirmele raccontare. C’ho messo un pò di tempo ad apprezzare la lettura ma quando ho cominciato poi non ho più smesso.

Oltre alla scrittura e alla lettura hai altre passioni?

Si senza dubbio. Il cinema prima di tutto, e poi anche la musica. Come si vede anche dal tipo di libro che ho scritto…

Quali tipologie di pubblico desideri raggiungere maggiormente con la tua opera?

Un pubblico non necessariamente accademico o coltissimo, ma curioso di saperne di più su un personaggio che ha segnato la nostra cultura occidentale per qualcosa come cinque decenni, mezzo secolo. Non mi rivolgo esclusivamente ai fan di Leonard Cohen. Mi piacerebbe che questo libro fosse letto anche dai fan della poesia in generale, dagli amanti della poesia in generale, dagli studiosi di letteratura, soprattutto di letterature di lingua inglese ma naturalmente che aiutasse anche chi ama Leonard Cohen a conoscerlo meglio e a conoscerne degli aspetti che forse non ha ancora presenti.

Ne sei rimasta completamente soddisfatta o avresti altro da aggiungere?

Dunque… senza dubbio ci sarebbe da aggiungere l’ultimo volume di Cohen, il volume di scritti postumi, di poesie postume appena uscito nel Nord America che si intitola “The flame”. Io confesso di non averlo ancora visto, per cui se avessi dovuto attenderlo, il libro sarebbe uscito troppo tardi e per questo d’accordo con l’editore si è scelto di non aspettare la pubblicazione di “The flame” per far uscire il nostro libro. Poi… uno non è mai contento di quello che fa. Son contenta del libro ma forse avrei potuto dilungarmi di più su alcuni punti, forse avrei potuto lavorare di più sui romanzi ma allora sarebbe poi risultato un libro accademico, un saggio di tipo accademico più simile a quelli che ho già fatto su Cohen. Tutto sommato il libro mi piace così com’è!

Credi che il mito Cohen resisterà nel tempo?

Si, ne sono sicura. Resisterà nel tempo grazie al contributo dato alla musica, certo, ma anche in generale grazie a quello che è stato, complessivamente, al suo modo di essere, alla sua poesia, alla sua narrativa, al suo modo e capacità di lavorare con la parola veramente unica. Naturalmente verrà ricordato principalmente per le canzoni. Resterà il potere incantatorio della sua voce che incatena e incanta, come accadde al concerto all’isola di White, con cui calmò il pubblico inferocito e bagnato in quella notte di tempesta. Rivedere la registrazione di quel concerto, quelle immagini, e riascoltare quella voce contribuirà per molto tempo a mantenere vivo il mito di questo personaggio. E ovviamente resteranno poi le sue preghiere e i salmi bellissimi, soprattutto per i fedeli ebrei, contenute nel Book of verses. Poi c’è l’aneddotica che si è sedimentata intorno al personaggio e che ha contribuito a farne un mito. Quella è dura da scansare. 

Se dovessi creare una playlist o una colonna sonora per il libro?

La playlist, ovviamente, sarebbe data da tutte le canzoni che analizzo nell’ultimo capitolo. Una playlist corposa a cui aggiungerei alcune cover, per me fondamentali, come “Avalanche” di Nick Cave, “Alleluja” e le tre versioni di John Cale, Jay Butler e Rufus Wainwright, Everybody knows, sempre di Rufus Wainwright, e poi, un’altra canzone, che non è una cover ma per me dovrebbe stare in testa a tutte le altre, che è “I love Leonard Cohen” di Robin Grey.

Descrivere con due aggettivi i protagonisti del tuo libro.

Questa è una domanda buffa… I saggi non hanno protagonisti semmai dei soggetti. In ogni caso il soggetto del mio libro è Leonard Cohen. Per lui credo basti un aggettivo: immenso.

Prova a convincere il lettore a comperare i tuoi libri…

I miei libri parlano della cultura dei nostri giorni. Normalmente io scrivo sempre del presente, della letteratura contemporanea, del cinema contemporaneo, della musica contemporanea, comunque delle cose che stanno intorno a noi e ci circondano ogni giorno rendendo la nostra vita forse migliore. Leggere i miei libri è anche un modo per capire meglio il mondo in cui viviamo. E diciamo la verità: sono scritti anche abbastanza bene, anche quando vogliono essere dei saggi accademici. Per cui perché non provarci…

Bene! Grazie per essere stata qui con noi, a tutti voi diamo appuntamento alla prossima intervista!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: