Un nuovo week-end è arrivato e la vostra Bottega, insieme agli autori, non va mai in vacanza, e quindi…

 

 

Siamo qui per dare il benvenuta a Silvestra Sorbera autrice de Castelli di Sabbia, un giallo che abbiamo recensito pochissimo tempo fa e che abbiamo apprezzato moltissimo. Ma ora, bando alle ciance, dobbiamo assolutamente colmare la nostra sete di sapere e quindi… via alle domande!!!

Lei ha origini siciliane, e per questo motivo che ha deciso di ambientare lì il suo libro? 

Sì, proprio per questo. La prima indagine del commissario Livia è stato il mio primo racconto lungo pubblicato e ho scelto di ambientarlo in una terra che conosco e che amo dove torno spesso. Porto Scogliera, la cittadina dove si muove Livia e i suoi uomini è inventata, non esiste ma, potrebbe essere un qualsiasi piccolo paese del sud Italia. Oltretutto, nei piccoli paesi, le contraddizioni, certe dinamiche sono ben precise e permettono di spaziare molto anche sul modo di vivere e sull’essere umano.

Dice esplicitamente di trovarsi nel 2019. Crede davvero che un commissario donna sia difficile da accettare al sud? 

Guarda, io ha avuto difficoltà a farmi accattare come giornalista di cronaca nera perché era un tema “pesante”, ho visto accogliere con clamore la notizia di un ufficiale della Guardia di Finanza donna, cosa che dovrebbe essere la normalità. Ora, è ovvio che nel romanzo viene un po’ esasperato il concetto ma a volte capita. Non è certo complicato farsi accettare, anche perché il ruolo istituzionale aiuta, ma ancora oggi sento dire a ragazze giovani che vogliono iscriversi in medicina che la professione è complicata da gestire con la maternità o, più in generale, con la famiglia. Lo stesso vale per professioni militari. Non è un problema di accettazione in sé e per sé, ma, in alcuni casi (in tutta Italia) la donna viene ancora considerata l’angelo del focolare che deve badare alla casa e alla prole e certi lavori vengono perlopiù additati come sbagliati. Come sbagliata è la scelta non avere figli. Insomma, credo che sul mondo della donne ci siamo molti temi da scardinare.

Parliamo di parità di sesso: nel libro la protagonista dice di rendersi conto di non trattare tutti i suoi colleghi allo stesso modo, come mai questa scelta? 

Livia ha tutti colleghi maschi e con loro si trova a operare. Ha serie difficoltà a relazionarsi con il genere umano tranne che con Angelo che la capisce al volo. E quindi vive in un commissariato “a strati”, cerca di avvicinarsi dove si sente sicura e questa persona è Angelo che quindi ha un trattamento privilegiato, dorme persino in ufficio!

Ho apprezzato particolarmente l’inizio della storia d’amore tra Livia e Gabriele. Una scelta così non le sembrava scontata? 

Un po’ si. Però le lettrici delle prime due indagini non avevano preso bene la fine della storia tra Livia e Lorenzo (il suo vice che la lascia nella seconda indagine). In tanti mi hanno scritto che avrebbero voluto vederla con un uomo accanto e io ascolto sempre i miei lettori, senza di loro non ci sarebbero i miei libri.

Livia e Angelo si definiscono colleghi e migliori amici. Crede nell’amicizia tra uomo e donna? 

Molto, ho diversi amici uomini. Non credo che la differenza di genere debba necessariamente portare a qualcosa di sessuale. Anzi le differenze che ovviamente ci sono, ci possono aiutare a crescere, a vedere il mondo con occhi diversi.

 

Ci sarà un sequel? 

Certo, ci sto già lavorando. Livia conoscerà anche i suoceri ma non andrà tanto bene…

C’è un forte messaggio di razzismo che viene dichiarato più volte, cosa ne pensa al riguardo? 

Credo che i reati vadano punti e che se li commette un uomo straniero in Italia il reato non vale doppio. Si è portati  a pensare, nel clima d’odio generale, che le persone mussulmane, magrebine, congolesi, rumene ecc siano dei disgraziati, delinquenti. Ma di delinquenti ce ne sono anche in Italia, italiani D.o.c. e se commettono un reato, vanno puniti. Credo che se si decide di vivere in un paese a noi straniero è necessario rispettarne le leggi, gli usi e i costumi. E’ come per l’amicizia tra uomo e donna, chi è “diverso da noi” è una risorsa non è handicap. Personalmente non mi interessa il colore della pelle di una persona, come non mi interessa il suo credo, il partito politico e quant’altro. 

Da dove ha preso spunto per questo libro?

Dalla cronaca nera, dal modo di vivere delle persone, da quello che dicono. E’ vero che certi lavori gli italiani non li vogliono fare ed è altrettanto vero che poi, se quel lavoro che non vuole fare nessuno lo fa un magrebino “ha rubato il lavoro agli italiani”. Siamo il popolo delle contraddizioni. Così come spesso certe relazioni vengono subito etichettate come sbagliate solo perché è sempre andata così ma conosco coppie “sbagliate” che stanno insieme da una vita.

Perché ha deciso di ambientare il suo libro in Italia? 

Adoro l’Italia, tutta. Non ho mai ambientato un libro all’estero, anche se c’è sempre tempo. Mi piace fare muovere i personaggi all’interno del nostro patrimonio storico e culturale, nei luoghi che conosco e che ci invidiano tutti.

Giallo è il genere del suo libro, sa dirmi cosa le intriga di più?

Adoro la cronaca nera e la seguo con passione nella varie trasmissioni tv e sui giornali. Non è tanto la morte, l’uccisione, ma quello che ruota attorno al fatto. Le motivazioni che hanno spinto tale individuo ad ucciderne un altro, le reazioni della gente. L’omicidio scuote le coscienze, mi regala la possibilità di scavare nell’animo umano. E’ un fatto cruento, ma non solo perché c’è del sangue, un o più morti ma, quando si commette un omicidio le vittime sono tante, non solo quello che finisce nella bara. Un omicidio lascia strascichi infiniti nella famiglia e, soprattutto nei paesi, dove si conoscono tutti, o quasi tutti la morte diventa un fatto di tutti. 

Beh dire che questo è tutto…

Grazie mille per questa bella intervista. Alla prossima Silvestra  

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