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Intervista a Sebastiano Testini, tra rabbia, musica e parole

Eccoci tornati col nostro appuntamento settimanale dedicato agli autori, l’intervistato di oggi è… 
   
 Sebastiano Testini


tra rabbia, musica e parole


Ecco a voi l’intervista…

Caro Sebastiano, Benvenuto nel nostro angolo interviste! Abbiamo letto e recensito il tuo ultimo romanzo, MaiGarcia Edizioni. Oggi proveremo a scoprire qualcosa in più su di te e la tua opera. 


Rompiamo subito il ghiaccio… Com’è nata la tua passione per la scrittura e la lettura?

Le due passioni sono legate tra loro: fin da bambino, seguendo l’esempio di mia madre, accanita lettrice, mi sono catapultato pure io tra le pagine di carta, avido di scoprire storie e mondi. Da qui, ho iniziato a scrivere un diario personale e, successivamente, un romanzo a quattro mani con un mio amico. La svolta è stata però la lettura de “L’era del porco” di Morozzi: a fine romanzo mi è salita un’ispirazione feroce e ho buttato giù il mio primo romanzo, “Settembre, andiamo. È tempo di migrare”.

Da lettore cosa ti colpisce e che generi ti piace leggere?

Non mi piacciono gli esercizi di stile ma le storie vicine alla realtà, che mi posso immaginare come se le stessi vivendo anche io. In quanto ai generi faccio prima a dire cosa non leggo, ossia fantascienza e rosa.

Oltre alla scrittura hai altre passioni?

Suono il basso e “canto” da quindici anni, svariando tra diversi generi.

Hai rimpianti per non aver scelto di vivere della tua musica?

Con la mia musica non si vive, nel senso economico del termine, ma ti fa vivere, nel senso più esistenziale. Resta comunque il pensiero di come sarebbe potuta andare, se avessimo proseguito l’esperienza. Tanta rabbia, forse mi ha fatto bene distanziarmi da una tale realtà.

Il nostro Luca ha definito il tuo ultimo romanzo una storia di vita, un frammento di vita raccontata quasi tutta d’un fiato, che ci fa vivere le esperienze di tre giovani musicisti, diversi tra loro come di più non potrebbero essere“. Se dovessi descrivere con due aggettivi i protagonisti del tuo ultimo libro quali sarebbero?

Arrabbiati e reali.

Qual è stata l’esperienza umanamente più difficile da raccontare nel libro?

Riuscire a raccontare e far percepire l’interiorità di uno dei personaggi, il francese, che non è mai stata chiara del tutto neanche a me.

In un libro che ha la musica come filo conduttore, non abbiamo trovato una sola nota stonata. Come dice il nostro Luca “hai saputo, senza mezzi termini, picchiare sulle parole delle sue canzoni senza scrupoli e senza guardare in faccia nessuno“. Col senno di poi, tornando indietro di 10 anni ma con la coscienza di un trentenne, riscriveresti gli stessi testi o sarebbero ancora più crudi?

Immagino avrei scritto qualcosa di ancora più diretto, meno elaborato, violento forse. Tanti testi sono nati dopo aver scelto le parole una ad una, assieme agli altri membri della band, ma da ventenne probabilmente avrei tenuta buona la prima versione, quella che esce di getto.
Scegli personalmente le cover dei tuoi libri?

Mi piace questo plurale, come se avessi scritto decine di opere. Comunque sì, mi piace lavorare sull’intero libro, sia per il contenuto che per quanto un lettore potrebbe vedere tenendolo in mano. 

Prima di salutarci, non possiamo non dare spazio al nostro spazio promo… Prova a convincere il lettore ad acquistare il tuo libro.

Tra queste pagine si può fare un tuffo in un mondo fatto di rabbia e di odio, sotto forma di canzoni, ma anche di riflessioni e di amicizia. E ci si potrebbe riscoprire incazzati.

Per concludere ti chiediamo un accenno al tuo prossimo progetto…

Tante idee per la testa ma sempre con il filo conduttore della musica. Partendo da una canzone, scrivere una storia che la “spieghi”.

Grazie per il tempo che c’hai dedicato, siam certi che quest’intervista ha incuriosito chi sta leggendoci.

Un saluto a tutti e… alla prossima settimana! Chi ci verrà a “trovare”?!

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