Bentrovati carissimi iCrewers, eccoci di nuovo qui…

Dopo la breve pausa della scorsa settimana, il nostro salottino delle interviste apre le porte ad un’autrice che abbiamo da poco recensito con il suo romanzo Emma B. Ed è con immenso piacere che diamo il nostro benvenuta a Sabrina Campolongo!

 

 

Ma si sa, la curiosità è tanto e quindi partiamo subito con la prima domanda…

Sabrina, il suo sogno da piccola era di diventare una scrittrice o questa sua passione è arrivata in seguito? E come?

Non credo di aver mai sognato sul serio di “fare la scrittrice”, se non forse per qualche mese del 2001 quando ho scoperto – tardivamente – di essere finita tra i cinque finalisti del premio Alberto Tedeschi (per Il giallo Mondadori). Allora forse sì, per qualche settimana mi sono immaginata nel futuro come una signora Fletcher a sfornare gialli dal mio villino in riva al mare… Scherzi a parte, ho sempre scritto, anche da bambina, senza farmi troppe domande sul perché lo facevo. È sempre stato il mio modo di venire a patti con la realtà, quello di riscriverla. Che vuol dire smontarla nelle sue dinamiche, farle mie, farmi un sacco di domande.

Nel suo stile di scrittura è stata ispirata da qualche autore in particolare?

Cerco di non imitare lo stile degli scrittori che ammiro. A volte è capitato, soprattutto quando ero più giovane, è umano e involontario, quando si è in cerca della propria voce. Con il tempo e l’esperienza ho imparato ad accorgermene in tempo. Non sempre mi piace la mia voce, ma è la mia.

In generale quando ti dicono ‘questo pezzo sembra proprio scritto da…’ non è mai un complimento.

Quando legge quale è il suo genere preferito?

I buoni libri. Posso leggere di tutto se riesco ad andare oltre le prime dieci righe. Non ho pregiudizi di genere, ma sono molto critica.

Ha qualche scrittore che ama particolarmente?

Moltissimi scrittori e moltissime scrittrici. Diciamo che quelli che rileggo più spesso sono Colette, Marguerite Duras, Virginia Woolf, Alice Munro… E Frances Scott Fitzgerald, William McIlvanney, Thomas Wolfe, Nabokov, Flaubert…

L’ispirazione per il suo libro, Emma B., da dove è arrivata?

Da Flaubert per l’appunto, dalla sua Emma. La prima volta che ho letto madame Bovary ero una ragazzina in vacanza, ‘obbligata’ dalla mia inflessibile – e grandiosa, più di quanto capissi io allora – prof di francese del liceo. La profonda antipatia che ho provato allora per la protagonista, Emma Bovary, è stata tale da guastarmi il piacere di questo capolavoro assoluto. Così forte e istintiva però anche da farmici tornare, a distanza di anni e vita, per capire, per mettermi in discussione. Cosa c’era, cosa c’è in me che mi rende tanto insopportabile la personalità di Emma? Quando un libro o un tema ci respingono così tanto vale la pena di indagare. Alla fine ho capito che l’atteggiamento di Emma verso l’esistenza, il bovarismo per l’appunto, era una parte di me che non mi piaceva. Guardandomi attorno poi mi sono resa conto che oggi il bovarismo ci affligge più che ai tempi di Flaubert. Come spesso succede, il suo genio gli ha permesso di guardare avanti, oltre la propria epoca, o se preferite di identificare subito i semi di un male che sarebbe esploso più tardi. Oggi il bovarismo, definito dagli esperti come “stato di insoddisfazione spirituale, desiderio di evasione dal conformismo della vita borghese con vaghe aspirazioni mondane, sentimentali e letterarie” è un invito costante; dappertutto ci arrivano stimoli che ci portano a desiderare nel modo in cui Emma desidera. Un modo malsano, frustrante, viziato da uno sguardo che deforma la realtà. Da qui l’idea di immaginare una Madame Bovary moderna, che si confronta con i rischi di questo modello.

I personaggi, soprattutto Emma B. ed Elisa, sono puramente di fantasia o c’è un po’ di realtà?

Sono reali quanto possono esserlo dei personaggi totalmente inventati.

È un romanzo un po’ complesso ma molto attuale. Mi sembra lasciato un po’ in sospeso. È così? Perché? Ci sarà forse un seguito?

Non direi che è sospeso. Certo, alla fine non c’è una risposta a tutti gli interrogativi che il lettore può porsi sul destino dei protagonisti. Ma la vicenda in sé è conclusa. Il romanzo si apre con la nascita di un sogno, di un’aspirazione che è di Emma, e si chiude con l’esito dei suoi tentativi di concretizzare questa aspirazione. È la storia di questa ambizione.

Il prossimo progetto, se c’è, quale sarà?

Il prossimo romanzo avrà una voce maschile, e il tema centrale sarà questa volta la paternità.

Benissimo, noi la  ringraziamo infinitamente per il tempo che ci ha dedicato e speriamo vivamente di poterla riavere  di nuovo ospite della nostra Bottega.

 

Scritto da:

Barbara Recupito

Sono sposata dal 2002 ed ho 2 figli. Sono una casalinga con la passione della lettura. Leggo di tutto ma adoro i thriller e i libri che raccontano la vita.