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Intervista a Matteo Righetto tra passato e nuovi orizzonti

Buongiorno cari lettori, bentornati nel nostro angolo interviste. Oggi con noi Matteo Righetto! Ecco a voi l’intervista…

Benvenuto Matteo, è un piacere averti qui. Abbiamo avuto recentemente il piacere di leggere il tuo ultimo romanzo: L’ultima patria, Mondadori Editore, secondo romanzo della “Trilogia della Patria” che narra l’epopea dei De Boer in un western letterario che sta avendo molto successo e che ha recensito per noi la nostra Cristiana.

Ma rompiamo subito il ghiaccio e iniziamo l’intervista!

“La pelle dell’orso” da un tuo romanzo è diventato un film. Cosa si prova nel vedere realizzato quello che è un sogno per molti scrittori?

Quando parli di “sogno” dici la parola giusta. La cosa più bella di questa esperienza infatti, sta nel fatto che un mio proprio sogno sia diventato anche quello di un regista il quale, con linguaggi artistici differenti, lo ha a sua volta condiviso con moltissimi spettatori. In tal senso è stata un’esperienza magica, meravigliosa.

Il film è riuscito ad essere all’altezza del romanzo o come spesso accade qualche punto meritava di essere ampliato?

Un adattamento cinematografico non deve mai essere una mera traslitterazione del romanzo dal quale viene tratto, pena la perdita del suo valore artistico. In questo caso il film presenta alcune diverse interpretazioni che hanno comunque rispettato temi e significati di fondo dell’opera narrativa. Ne sono soddisfatto.

Qual è stato l’ostacolo più complicato nell’attuare questo obiettivo?

Non vi è stato alcun ostacolo tra me e la produzione, né tra me e il regista. Loro si sono da subito innamorati del libro e siamo andati d’accordo fin dai nostri primi incontri. Trattandosi di un film girato prevalentemente in esterno e in ambiente montano, le difficoltà sono state tutte della produzione per le condizioni meteo e per l’oggettiva delicatezza di dover girare molte scene con animali selvatici grossi e pesanti come sono gli orsi…

I tuoi libri sono internazionali, tradotti in molte lingue, in particolare “La trilogia della patria” è diventato un caso letterario, ci avresti mai creduto?

Più che altro ci ho sempre sperato e ho sempre lavorato molto per questo, con disciplina e costanza. Ma la strada è ancora lunga: c’è molto da imparare e da lavorare…

In “L’ultima patria” moltissimi sarebbero gli elementi da analizzare, noi partiremmo dal vento inteso come soffio che diviene spirito…

“… quel soffio proveniente dal nord la stava destando, richiamandola come un padre richiama la figlia.”

Il vento come anche gli altri elementi della natura: le montagne, la terra il sole… sono un aiuto essenziale per la protagonista La Jole. Che chiave di lettura si dovrebbe usare e che legame hanno con la vita di Matteo Righetto?

Come ho detto molte volte in passato, la dimensione paesaggistica montana e la cifra ecologica in generale sono per me imprescindibili, fondamentali. Le miei storie e i miei personaggi sono un tutt’uno con la natura e ciò che essa rappresenta, in tutte le sue declinazioni interpretative possibili. La natura e il rapporto con essa sono fondamentali anche per la mia stessa vita.

Un altro elemento sono i valori che sapientemente sono stati infusi nella protagonista. Una ragazza che si appresta a diventare donna e che custodisce in sè forza, coraggio, e caparbietà; a lei si rivolgono gli elementi della natura e lei sa ascoltarli, cogliere le tracce, seguire le piste e prendere le decisioni che ritiene giuste. Come è nato un così affascinante protagonista?

Semplice: una ragazza montanara, “selvatica”, bella e per molti versi anarchica, semplice e forte, determinata e incapace di accettare le ingiustizie del mondo.

La Santa ci ha incuriosito tantissimo, questa donna a cui si rivolgono persone senza più speranze. “Chissà quanta gente è passata di qui” pensò la Jole osservando le sedie vuote, come se sopra vi fossero seduti dei fantasmi. Cosa l’ha ispirata?

La Santa rappresenta quegli impostori e ciarlatani che in ogni epoca e in ogni luogo si prendono gioco della gente ignorante, sfruttandone l’ingenuità, la vulnerabilità, la bontà d’animo e la sofferenza in un momento difficile della vita. Ne è pieno il mondo, anche oggi, tra noi. E non promettono solo guarigioni, ma anche soluzioni facili ai nostri problemi, scorciatoie, risposte sicure.

I migranti e il tema della solitudine, della desolazione di chi resta in un paese da cui se ne stanno andando tutti. Tutti partono, le città si svuotano e chi rimane resta abbandonato coi propri guai. Un tema antico quanto attuale. Perché la scelta di ambientare il romanzo in quel contesto storico e trattare questo tema?

Per la sua grande e universale attualità. Oggi i temi di Patria e Frontiera sono più che mai vivi e urgenti. E così’è poi la Patria? Quali sono i suoi significati più reconditi?

Un accenno al tuo prossimo progetto?

Il prossimo libro sarà il terzo volume della Trilogia della Patria, e avrà sempre la Jole come protagonista.

Rimaniamo in attesa di queste letture, ti ringraziamo e salutiamo!

A voi tutti diamo appuntamento alla prossima intervista! Buon weekend!

Trentenne in cerca della sua strada nel mondo. Amo leggere e perdermi tra le pagine di un libro, viaggiare con la mente in posti che non conosco, vivendo un'infinità di vite e storie. Girovagando sul web, sono inciampata ne "La Bottega dei libri", un piccolo grande ritrovo per gli amanti della lettura come me. Quindi eccomi qui a scrivere e condividere con voi questa passione...

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