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INTERVISTA a Marco Lapegna, autore di “Inferno 1860”, Rogiosi Editore

 

Ben ritrovati carissimi lettori!! Oggi, nel nostro salottino delle interviste, abbiamo come ospite un autore di cui abbiamo recensito da poco il romanzo…

 

E siamo qui con Marco Lapegna, autore di Inferno 1860,  a cui diamo un grande e caloroso benvenuto! Iniziamo subito con le domande che non vedevamo l’ora di fargli!!!

 

Inferno 1860 – Un noir napoletano” di Marco Lapegna, Rogiosi editore, sarà  presentato alla libreria IOCISTO a Napoli il 17 settembre 2020 - Terronian  Magazine

 

 

Da cosa è nata la scelta del genere “romanzo storico”?

Il romanzo storico è il mio genere di lettura preferito. Permette diversi piani di lettura e consente al lettore di muoversi oltre che nello spazio anche nel tempo, dandogli la possibilità di esplorare usi e costumi diversi. Nel caso specifico, i quattro mesi estivi del 1860 costituiscono uno spartiacque fondamentale nel processo di unificazione italiana. Numerosi cronisti hanno raccontato nel dettaglio gli eventi di quei giorni, con aneddoti spesso insignificanti ma caratteristici per l’epoca.

È stato quindi naturale utilizzare quel contesto, intrecciando gli eventi storici realmente accaduti con le piccole storie dei personaggi di fantasia. Senza contare che attraverso la storia è possibile riflettere sul presente, esaminando analogie e differenze. Ad esempio, molti temi relativi alla discussione politica sull’unità d’Italia durante il risorgimento li vedo molto simili a quelli attuali relativi al processo di integrazione degli stati nell’Unione Europea.

 

Leggendo il romanzo, nelle descrizioni dei vicoli, dei colori, traspare un forte amore per Napoli; ci parli del suo rapporto con questa città.

Sono nato e ho sempre vissuto a Napoli, e ciò mi ha permesso di descrivere con accuratezza luoghi e usanze locali.

Palazzo dello Spagnolo | Napoli, Italia, PaesaggiSoprattutto il centro storico, mio quartiere di origine e scenario principale del romanzo, lo conosco molto bene. In ogni caso Napoli è una città complicata, in cui gli estremi convivono fianco a fianco.

Nel 1860 la plebe miserabile e l’alta aristocrazia vivevano a pochi metri di distanza. Ma anche oggi, degrado ed eccellenze culturali, opportunismo e solidarietà, sono realtà oggettive della vita napoletana che convivono assieme.

Questo continuo confronto tra gli opposti è forse una delle caratteristiche principali della città, ed è all’origine di tanti racconti che leggiamo nei romanzi o vediamo in televisione. Basta fermarsi, ascoltare e la città si racconta da sé. I romanzi ambientati a Napoli sono veramente tanti.

 

Ciò che colpisce di più del protagonista è questo suo essere un eroe di tutti i giorni; ci parli della genesi di questo bel personaggio.

Il protagonista è un uomo fedele alle istituzioni per cui lavora, anche se ne vede tutte le contraddizioni interne. È ingenuamente convinto che con l’esempio sia possibile trasformare dall’interno la polizia borbonica, e renderla un’istituzione al servizio del popolo, senza rendersi conto che oramai un profondo fossato era stato scavato tra la dinastia regnante e i sudditi. Non è un rivoluzionario. Non intende sovvertire le regole, ma continua a compiere il proprio dovere con lealtà fino in fondo, nonostante veda il regno per cui lavora sgretolarsi giorno dopo giorno.

Questa incapacità di immaginare scenari nuovi e una società diversa da quella in cui vive è forse il suo limite principale. Accompagnata però da un forte senso del dovere. Ma tutto sommato queste sono le caratteristiche di tante persone comuni. È un personaggio in cui, credo, molti si possono riconoscere.

 

Come è nata l’ispirazione per questa storia?

L’idea nasce dalla convergenza di due spinte. La prima è quella di mettermi alla prova con una forma letteraria completamente diversa da quella per me più familiare, caratteristica dei documenti tecnico scientifici con i quali quotidianamente mi confronto. Secondariamente, ho voluto approfondire alcuni temi di un periodo storico che, ancora oggi, anima il dibattito culturale e ha un grande impatto sulla società meridionale.

Queste due spinte hanno trovato la sintesi nel desiderio di scrivere un romanzo storico. Consideriamo anche che il romanzo storico fornisce un piano di lettura ulteriore rispetto ad uno ambientato ai giorni nostri.  La scelta di raccontare un’indagine per omicidio deriva poi dal fatto che questo tipo di romanzo ha una struttura abbastanza ben definita, e questo è di grande aiuto per chi si cimenta con la scrittura di un romanzo per la prima volta.

 

So che lei è professore di matematica; nello stesso tempo ha intrapreso questa avventura letteraria, in cui personalmente ritengo che eccelle; ci parli della relazione fra queste sue passioni

Non vedo particolari contraddizioni tra le due attività. Le scienze dure come la matematica, la fisica e la chimica sono basate su un complesso di regole che delimitano il campo di gioco, ma che contribuiscono a far scoprire cose nuove ogni giorno. Un po’ come una partita di calcio: fissate le regole è possibile ottenere infinite partite differenti. Analogamente, la scrittura di un romanzo storico richiede il rispetto del contesto in cui si cala la vicenda, ma al tempo stesso è il contesto stesso che guida gli eventi e i personaggi di fantasia.

Parecchi aneddoti raccontati nel romanzo sono presi dalle cronache del tempo e questo arricchisce enormemente il testo. In comune tra un romanzo e un articolo scientifico c’è poi lo studio preliminare, metodologia indispensabile in entrambi i casi. Infine, non dimentichiamo che un’indagine per omicidio, come quella narrata nel romanzo, si basa su deduzioni logiche. Anche questo è un aspetto che lega la matematica ad una storia noir. In ogni caso, comunque, un docente universitario è abituato a scrivere documenti di vario genere.

Questo romanzo è stato per me l’occasione di esplorare forme di scrittura nuove e soddisfare alcune curiosità che avevo su quel periodo storico.

 

Gli autori che l’hanno maggiormente influenzata?

Il lettore attento potrà trovare nel romanzo più di un’eco di libri di autori noti, ma credo sia un processo fisiologico. Uno scrittore è prima di tutto un lettore. Accade allora che personaggi, scene, narrazioni e stili di scrittura vengono assorbiti e metabolizzati durante la lettura, e restituiti in forme diverse durante la scrittura.

Nel caso del mio romanzo non potevano mancare riferimenti al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa e a I Viceré di De Roberto. Ma anche altri autori di romanzi storici come Umberto Eco o cronisti del tempo come Matilde Serao hanno contribuito a creare nella mia mente quell’immaginario da cui attingere per la descrizione del contesto storico. La lettura di autori come Camilleri, la coppia Fruttero e Lucentini e altri scrittori di gialli italiani più recenti mi hanno dato spunto per la costruzione di una storia poliziesca

 

Un doppio omicidio nel Regno delle Due Sicilie. Intervista a Marco Lapegna,  autore di "Inferno 1860" - Espresso napoletanoPersonalmente di questo romanzo vedrei bene anche una trasposizione cinematografica, le piacerebbe? Da chi lo vedrebbe interpretato?

Effettivamente credo anche io che il romanzo sia una ottima base per una sceneggiatura cinematografica o televisiva di successo. C’è un po’ di tutto: oltre all’approfondimento delle vicende storiche di un pezzo importante del risorgimento e alla trama poliziesca, non mancano azione e avventura, intrighi, personaggi interessanti in conflitto tra loro, scene con molte comparse e un colpo di scena alla fine. Senza contare il fascino di una storia in costume e con una ambientazione originale e tumultuosa come era Napoli nel 1860.

Sarei al tempo stesso fortunato e lusingato se, con il passa parola, questo romanzo rompe la cerchia ristretta dei conoscenti diretti e arrivi a un pubblico più ampio e finisca tra le mani anche di registi, produttori o sceneggiatori interessati.

 

Se lei dovesse fare una domanda al suo personaggio protagonista cosa gli chiederebbe e cosa gli farebbe rispondere?

Nel romanzo il protagonista esprime ad un amico alcune perplessità sull’effettivo miglioramento della vita del popolo meridionale dopo un’eventuale unificazione dell’Italia. Prevede anche uno sviluppo disomogeneo tra le aree del paese e una incomprensione reciproca tra genti del nord e del sud della penisola.

Oggi gli chiederei se prova soddisfazione ad aver previsto con precisione alcune incongruenze nell’Italia post-unitaria e se non era meglio che essa rimanesse divisa in più stati indipendenti. Probabilmente mi risponderebbe che, nonostante tutto, gli eventi non sarebbero potuti andare diversamente e che la caduta dei Borbone, assieme alla fine del potere temporale del Papa dieci anni più tardi, non era che questione di tempo. Le monarchie costituzionali erano il modello di governo in tutta Europa e non c’era più spazio per l’assolutismo.

Credo che aggiungerebbe anche che i problemi di sviluppo disomogeneo e di distribuzione diseguale di risorse oggi in Italia non vadano imputati solo alle classi dirigenti del 1860 ma anche a quelle di oggi.

 

Progetti prossimi per il futuro?

Sono in tanti a chiedermelo. Ci sono alcune idee che devo però raffinare e vorrei farlo senza fretta. Mi sono divertito molto a scrivere Inferno 1860 perché l’ho vissuto proprio come un diversivo dall’attività professionale. Iniziare subito un nuovo romanzo con la pressione di dover necessariamente scrivere il seguito non mi darebbe lo stesso divertimento. In ogni caso gli anni seguenti al 1860 sono anch’essi ricchi di eventi storici importanti e di storie ancora da raccontare.

 

Marco, grazie mille per essere stato con noi e speriamo di reincontrarci presto, tra le pagine di un libro!

 

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