Benvenuti amici della Bottega in questa nuova intervista che vede come protagonista Luciana Cerreta ed il suo ultimo libro Oci Ciornie e altri frammenti.
La prima curiosità che nasce è: quanto di Luciana c’è in questo libro? È autobiografico?
“Questo libro è Luciana: come Bellanima, è totalmente autobiografico; perfino il viaggio in treno del racconto è stato respirato e vissuto fino alla fine.”
Questo libro lo definirei una montagna russa, un saliscendi emotivo. È stato così anche per te scriverlo? Che emozioni ti hanno accompagnato nella stesura?
“Le montagne russe sono quello che spesso mi capita di vivere, perché, avendo una intensa vita emotiva, vivo con forza le emozioni e i sentimenti, che, ripeto, sono tanti e diversi, pur rimanendo intere giornate chiusa in casa da sola.
Per quanto riguarda la stesura, in realtà si è trattato più di un “assemblaggio”, poiché i frammenti della seconda parte erano già esistenti.
Inoltre, confesso di avere una sorta di blocco dopo la pubblicazione di un libro: non riesco a rileggerlo nella sua interezza; di solito assemblo e poi pubblico.
Con Bellanima, ho impiegato più di un anno per rileggerlo; con Oci Ciornie e altri frammenti, ancora non l’ho fatto: essendo parti di me – momenti scavati e spesso sofferti – rileggerli contemporaneamente mi destabilizza, per cui le emozioni forti compaiono sempre post-stesura.
Devo aspettare il momento giusto, una predisposizione d’animo atta a riviverli.”
Il libro si divide in due capitoli: un prima e un dopo; poi, una serie di “frammenti”. Da dove nasce l’idea di strutturare il libro in questa forma?
“In realtà, mentre scrivevo il racconto Oci Ciornie mi sono resa conto che la mia vita era sparsa in diverse cartelle del PC, e ho sentito il bisogno di dare a questi frammenti una dignità: ognuno di essi, bello o brutto, è stato un momento importante, utile a rendermi ciò che oggi sono. Erano cicatrici dentro l’anima, alcune così potenti da emergere, fissandosi sul mio viso: le rivedo ogni giorno e ho imparato a conviverci, ma non per questo fanno meno male.
Volevo raccontarle e condividerle perché so che altri hanno vissuto ciò che ho vissuto: la condivisione è spesso una cura.
Nel tempo, ho ricevuto diversi messaggi di lettori che apprezzano il potersi ritrovare nei miei scritti: un modo per esprimere ciò che non riescono a dire.
Contemporaneamente, producevo altro materiale legato al racconto di Oci Ciornie: la composizione è stata un processo del tutto naturale, per quanto possa apparire inusuale e bizzarra.”
Tutte le emozioni che racconti in questo libro sono intense, travolgenti, sia quelle positive che quelle negative. Ti ritrovi in questa descrizione? Trovi “pericoloso” lasciarsi sempre andare?
“Come dicevo, essendo in toto un libro autobiografico, ovviamente mi ci ritrovo.
Lasciarsi andare non è pericoloso, è liberatorio: trovo sia fondamentale esprimere ciò che si prova, confessandolo innanzitutto a sé stessi; spesso, inconsciamente non ammettiamo ciò che in realtà è.
Certo, non sempre è facile; può essere imbarazzante, dannoso, o tanto altro, ma i sentimenti fanno parte della vita, e andrebbero vissuti con naturalezza: sono parte di noi, come gli occhi neri o i capelli rossi.
Ci vuole anche del coraggio per condividerli: forse, però, quello si impara con il tempo.”
La protagonista in vari momenti ricerca la solitudine. Tu in che rapporto sei con essa?
“La solitudine è una parte essenziale della mia vita, occupandone uno spazio molto ampio: non potrei farne a meno, mi serve per capire e per ritrovarmi.
L’ho cercata sempre, nei momenti felici come in quelli complicati: la sento come un’amica con cui sono a mio agio.
Ultimamente, però, ci sono volte – pur brevi – in cui mi appare come una condanna, una pena da scontare; allora, vorrei fuggirla, ma questa necessità dura poco.”
Come descriveresti questo libro e perché?
“La prima parte è sicuramente un faro di speranza, anche se il protagonista maschile è figura ambivalente, di luce e di ombra, di presenza e di assenza; ma, se le assenze risultano prolungate e feroci, le presenze sono profonde e arricchenti.
È un invito a prendere ciò che viene ed a farlo proprio, facendone vita. Non tutto può essere spiegato: ci sono fili che non si spezzano neanche dopo una delusione importante, e la ragione non riesce a spiegarne il motivo. Ci sono emozioni che non riusciamo a descrivere, ma che valgono il tempo e i pensieri; misteri che forse mai saranno svelati, potendo esser solo vissuti.
La seconda parte, invece, è una “mano” che stringe quella del lettore, un modo come un altro per sentirsi meno soli in un coacervo di momenti e pensieri spesso difficili.”
A che pubblico ne consigli la lettura?
“Sicuramente Oci Ciornie e altri frammenti è adatto ad un lettore che abbia una vita emotiva intensa: ad uno che percepisca l’introspezione come una necessità.”
GRAZIE Luciana per questo spazio che hai condiviso con noi e buona lettura a tutti coloro che sceglieranno Oci Ciornie.