Romanzo storico

Intervista a Linda Lercari tra carta di riso, samurai, guerra e pace.

Buongiorno cari lettori, bentornati nel nostro angolo delle interviste. Oggi con noi Linda Lercari! Ecco a voi l’intervista…

Benvenuta Linda, siam felici tu sia qui con noi oggi. Abbiamo pubblicato recentemente la recensione del tuo romanzo storico dal titolo “Kaijin. L’ombra di cenere”, edito Idrovolante, a cura del nostro Gianni con cui abbiamo preparato alcune domande legate alla particolare ambientazione del tuo scritto …

…un mondo fatto di carta di riso e samurai, di guerra e di pace…

Giappone, 1330. Mi ha colpito la cura maniacale per i dettagli che hai inserito nel romanzo e la tua abilità di renderli sempre funzionali alla storia. Raccontami un po’ com’è nata l’idea di ambientare una storia così particolare in un periodo così complesso.

Pratico il Kendo – La Via della Spada giapponese – dal 2012 e questo romanzo è nato proprio durante gli allenamenti. Immagini chiare di samurai intenti a combattere non solo gli avversari, ma i propri demoni interiori si affacciavano nitide nella mia mente sino a che una storia ben delineata non ha preso vita. Sin dall’inizio il desiderio di parlare di uno specifico guerriero era molto forte, di una persona di umili origini e del suo riscatto. Per questo ho scelto il periodo Kamakura e non il più classico e conosciuto periodo Edo. La cristallizzazione delle caste e la rigida etichetta di corte sarebbero stati ostacoli insormontabili per lo sviluppo della narrazione. Già il periodo Kamakura è al limite, ma osare andare ancora a ritroso mi era sembrato eccessivo. Inoltre è il momento in cui nascono i più importanti mastri forgiatori del Giappone. E’ stato difficile riuscire a documentarmi, soprattutto evitare anacronismi.

Senza svelare il finale: Quello che per tutto il romanzo chiamiamo Haka, è in realtà un personaggio senza nome, che nel corso della storia viene chiamato “La bestia”, “Il demone”, “Hakashinjitsu” e di cui scopriamo il nome solo nello sconvolgente finale. Ho trovato tutto così coerente da risultare sorprendente. Vuoi raccontarci com’è nato questo personaggio?

Sono sempre stata affascinata dal tema “maschera e volto” caro a Pirandello. Molti miei progetti vertono su questo. La percezione di noi stessi nei confronti degli altri e viceversa mi affascina. Haka ha molti spunti che mi riguardano e varie stagioni della vita che ho vissuto più o meno direttamente, altre che non vivrò mai, ma che mi hanno fatto riflettere su quanto sia importante sì nascondersi, ma a volte anche palesarsi per non sprecare le occasioni che l’esistenza – purtroppo raramente – ci offre. Haka è coerente perché matura varie fasi della crescita e da ogni stagione acquisisce insegnamenti che lo porteranno a rafforzare le proprie convinzioni a scapito della propria natura, ma in qualche modo anche questa è una salvezza. A volte bisogna saper rinunciare alla felicità momentanea per un bene più grande.

E per concludere parliamo di Momokushi, signore del palazzo che si fa intenerire da una povera “bestia” che capita tra gli zoccoli del suo cavallo quando anche lui era poco più che un ragazzino. C’è tanto amore e buoni sentimenti in questo libro, anche se non mancano momenti di assoluta crudeltà e disprezzo per la vita, quanto è stato difficile mantenere un equilibrio così precario?

Le contraddizioni sono forti in noi esseri umani. Viviamo costantemente in un assetto delicato fra ciò che vorremmo, ciò che dobbiamo e ciò che siamo. Haka, Momo e tutti gli altri, per quanto personaggi immaginari, non sfuggono a questa legge universale. Il desiderio di fare del bene, la crudeltà con la quale difendere quello stesso bene a scapito di altri, l’indifferenza verso la sofferenza altrui quando questa viene vista come debolezza. Io stessa provo sentimenti contrastanti e lavoro molto per evitare che la parte peggiore prenda il sopravvento. In una storia come Kaijin ciò che mi ha aiutata a mantenere un buon equilibrio è stata soprattutto la natura che in Giappone è al tempo stesso madre e matrigna. L’intervento di animali e di creature dell’immaginario è stato fondamentale per la buona riuscita del romanzo.

Invitiamo i nostri lettori a leggere il tuo romanzo e ti salutiamo con le parole del nostro Gianni:

La cosa più bella di questa lettura è la sensazione che mi ha lasciato a fine romanzo: una pace interiore che è anche difficile da spiegare, quell’idea che sia tutto perfettamente compiuto e perfetto, inoltre la voglia di approfondire un periodo storico così affascinante e pieno di mistero.

Grazie per aver risposto a queste nostre domande.

A tutti voi appuntamento alla prossima intervista!

Trentenne in cerca della sua strada nel mondo. Amo leggere e perdermi tra le pagine di un libro, viaggiare con la mente in posti che non conosco, vivendo un'infinità di vite e storie. Girovagando sul web, sono inciampata ne "La Bottega dei libri", un piccolo grande ritrovo per gli amanti della lettura come me. Quindi eccomi qui a scrivere e condividere con voi questa passione...

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